Breve introduzione filosofica degli scacchi
Da scacchista parlare di scacchi è parlare di nulla per cui valga davvero la pena di spendere tempo , ma come dice il mio maestro (tutti i giocatori di scacchi ne hanno uno) “ In un mondo in cui regna L’ utile, il bisogno di fare qualcosa per un motivo, per avere dei vantaggi o dei benefici, la vera libertà si ritrova nel fare qualcosa che non serve .”La prima domanda da porsi è che cosa sono gli scacchi?
Numerose e svariate sono le leggende relative alla nascita di questo gioco, ormai più che millenario, quello che è certo è che i pezzi del gioco simulano un esercito. Poco si sa sull’inventore o gli inventori, ma sicuramente è un gioco nato nei palazzi dell’aristocrazia di un qualche luogo non precisato fra India e Persia, un passatempo per nobili guerrieri che forse non avevano tante battaglie da fare o da menarsi con i vicini. Quello che sorprende ancora oggi, se uno ha una scacchiera a casa lo può vedere, è la differenza nella cura dei pezzi. In particolare c’è un pezzo che risalta più di tutti per dettagli ed è il cavallo. Mentre gli altri sono stilizzati, il cavallo è il più particolareggiato. E’ il pezzo più emblematico per una società di cavalieri e guerrieri, in cui la loro forza e ricchezza risiedeva nell’animale equino. E’ un gioco quindi di violenza, definito molto spesso come lo “sport più violento che esista”. Ma questa violenza è sotterranea, interiore e si esplica sempre e comunque senza grida o urla, nel completo silenzio. Si gioca sempre in due, a richiamo di un antico codice di cavalleria in cui le grandi battaglie non interessano, i bagni di sangue sono delle leve,i contadini, i nobili duellano.
Molto si potrebbe scrivere sulla storia dei pezzi e dei loro nomi, ma ancora più interessante è il fatto che nella storia gli scacchi sono stati i più longevi testimoni che conosciamo. Hanno assorbito le passioni, i conflitti, i pensieri degli uomini fino a giungere ad oggi cambiando, aggiornandosi grazie ai computer e alle capacità di calcolo disumane, ma ancora rimanendo un gioco non risolto. Forse ancora per poco, un giorno arriverà un computer talmente potente da trovare la partita perfetta e allora anni di studi non serviranno a nulla, ma ancora oggi, mantiene dentro di sé il mistero dell’infinito.
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