Ho conosciuto Pio Baldelli all’Accademia di Belle Arti nel 77 l’anno di fuoco . Lo ricordo come un vero signore dai modi apparentemente sofisticati, ma poi nella sostanza, oltre ad essere un vero signore era un autentico idealista con delle passioni forti che trasmetteva ad ogni parola durante le sue lezioni piene di sostanza creativa. Non era un cattedratico era a modo suo un maestro, come usava allora. Mi ha fatto conoscere il Cinema, quello poetico quello vero di allora, e dei maestri del passato.
Non perdevo neanche una lezione, perché ci metteva passione e la trasmetteva aggiungendo un impegno sociale e politico sincero e diretto. Aveva una profonda spiritualità laica e anche se si professava ateo, trasmetteva un impeto verso il bene comune e la bellezza, una religiosità libera e aperta, un credo fatto di conoscenza e rispetto. In quegli anni effettivamente facevamo cose che adesso ce le sognano. C’erano delle mancanze anche allora a volte degli aspetti di conformismo modaiolo, ma per il resto la creatività imperava, la voglia di crescere e di conoscere. Pio Baldelli era quel tipo di docente che faceva della sua professione un’arte, non era mai noioso, e conversava volentieri con i giovani perché era giovane.
La scoperta del cinema di Charlie Chaplin la devo a lui, la poetica di Pasolini mi ha trascinato verso una visione aperta verso l’ampiezza dell’espressività e la consapevolezza di un’esistenza effimera ma potente nel segno del cambiamento e nella voglia di considerare tutti questi esempi eccezionali di arte delle strutture portanti di condivisione.
Ma poi è stato dimenticato come tutti i grandi di allora. Infondo penso di essere stata fortunata perchè oltre a lui ho avuto la fortuna di avere contemporaneamente Giovanni Accame docente di arte contemporanea, scomparso anche lui pochi anni fa, Renzo Federici docente di Storia dell’arte moderna, Silvio Loffredo di Pittura, tutte figure di uno spessore creativo umano e culturale che ormai appartiene al passato.
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