Polemiche "post-mortem"..

Venerdì 27 Giugno 2014 15:35 Fabrizio Cucchi
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Ci si aspetterebbe che certe polemiche su vere e presunte colpe si acquietassero, una volta che i protagonisti sono, come vuole il detto popolare “morti e sepolti”, ma questa regola ha curiosamente una notevole eccezione quando si parla di scrittori o di scrittrici, e sembra che  la loro qualità di defunti, lungi dal portare i cosiddetti “vivi” a concentrarsi sulla loro opera “scritta” piuttosto che sulle vicessitudini “della carne”....invogli invece a discutere estesamente abitudini di letto, veri e presunti crimini, “coloriti passati” e chi più ne ha, più ne metta....

Non importa assolutamente se poi, in realtà, la vita del soggetto in questione sia stata realmente capace di “dare ambito” alle più fantasiose congetture, come è il caso del quattrocentesco Thomas Malory, ( http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Malory ) autore -da me amatissimo- de “Le Morte d'Arthur” ( http://en.wikipedia.org/wiki/Le_Morte_d%27Arthur ) vastissima raccolta-rielaborazione dell'intero ciclo arturiano, e soggetto “post-mortem” alle più romanzesche ipotesi sulla propria vita, morte e miracoli.... Oppure se, come nel caso della sua “epigone”, Marion Zimmer Bradley, ( http://it.wikipedia.org/wiki/Marion_Zimmer_Bradley ), in fin dei conti si è trattato di una vita comunissima come quella della nostra vicina di casa...

Soprattutto “post-mortem”, quest'ultima ha avuto la singolare sorte di vedere le più grandi polemiche infiammarsi a non finire ….Anche 15 anni dopo la sua dipartita ( si veda ad es. http://www.teleread.com/writing/marion-zimmer-bradley-child-abuser-says-daughter/ ), cosa questa, che vista appunto nel confronto tra la sua esistenza e quella del suo summenzionato predecessore, desta, in me, un certo stupore...

Torniamo indietro e parliamo -brevemente - delle rispettive opere. Ho amato molto anche “The Mist of Avalon”, per motivi del tutto diversi da quelli che mi hanno portato ad amare “Le Morte d'Arthur”, ossia perchè pur non avendo mai apprezzato né il finale -a mio avviso- sdolcinato dell'opera della Bradley, né in fin dei conti la sua ideologia, -come molti altri del mio stesso “ambiente culturale”- trovavo una protagonista che era mossa dai miei stessi “meccanismi mentali”, che aveva preoccupazioni assimilabili alle mie, un rapporto -per certi versi simile-con il proprio ambiente ....e non ho trovato (quasi mai) un'altra “figura letteraria” nella quale mi riconoscessi così tanto se non nel Matho protagonista della “Salambò” del Flaubert....Figura per certi versi specularmente opposta...Confesso che tendo a pensare a me stesso -nei miei momenti migliori- come alla Morgana della Bradley, e - nei miei momenti peggiori- come al mercenario punico in rivolta del Flaubert...

Anche all'interno delle rispettive opere -se esaminiamo da un lato “Le Morte d'Arthur” e dall'altro “The Mist of Avalon” si trovano elementi maggiori per “pensar male” dei rispettivi autori nell'opera del Malory...E non parlo qui degli accenni alla prigionia dell'autore di “Le Morte d'Arthur”quanto all'ipnotica ossessiva ripetizione delle scene di duello, di lotta, una specie di mantra ripetuto incessantemente, al cui confronto le poche scene “splatter” effettivamente presenti in “The Mist of Avalon” fanno la figura di scene isolate, riportate come controvoglia, per dovere di cronaca...

Che dire quindi delle rivelazioni della figlia, che dipingono la Bradley come un mostro crudele e violento, non soltanto complice del secondo marito, ma anche “mostro in proprio”? Come ci insegna Freud, la famiglia è un luogo di conflitti, e chi scrive teme che, sotto i riflettori della curiosità generale, la stragrande maggioranza della famiglie comuni non darebbe un'immagine molto più positiva di quella che viene ritratta dalla testimonianza della figlia della Bradley, nonché nei riesumati atti del processo al suo secondo marito (magari per altre ragioni: non stò dicendo che tutti facciano quello; è abbastanza comune persino fare di peggio, anche se in altri generi di cose!)....Questo, sia ben inteso, non per sdoganare certe violenze, ma solo per ricordare che la sua presunta autrice è morta da circa quindici anni e forse è tempo di concentrarsi di più sulla sua opera che sulla sua vita...E magari, se proprio si vuole mettere sotto i riflettori la famiglia della Bradley, che lo si faccia per una sana critica a tutta la nefasta ideologia della sacralità della famiglia! Non è da stigmatizzare “il mostro” (etimologicamente: l'eccezione) bensì la regola, non molto migliore della sua eccezione...E peraltro sua creatrice....

Fabrizio Cucchi, DEApress

P.S. Comunque segno qualche link per chi sia interessato a testimonianze e discussioni sulla vita della Bradley: http://www.sff.net/people/stephen.goldin/mzb/MZB_Depos_1+2.html ; http://deirdre.net/marion-zimmer-bradley-its-worse-than-i-knew/ ; http://www.teleread.com/writing/marion-zimmer-bradley-child-abuser-says-daughter/ ;

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Giugno 2014 20:49 )