Siamo in provincia di Salerno, nel Vallo di Diano, in un grazioso salotto-libreria di Polla. A contornare due poltrone rosse, una ventina di sedie e giovani presenze del posto. All'Ex cafè libris, nel pomeriggio del 19 Dicembre si parla del sud Italia, quella provincia emersa negli ultimi due anni attraverso l'organizzazione matura in loco di associazioni e giovani voci. Evento promosso da una nascente agenzia di comunicazione ed editoria, Segnali forti. Contro una Questione meridionale costruita a tavolino, a mano armata e con una mirata politica, una precisa economia nazionale.
Maurizio Patriciello contro l'avvelenamento delinquente del territorio campano, Lella Ottaviano nella città libera dal pizzo, il tenente Giuseppe Di bello contro l'omertà, lo sgravio di responsabilità degli addetti al monitoraggio degli effetti ambientali lucani dalle estrazioni petrolifere nella Val d'Agri: sono nomi, nodi, di una rete che pian piano costruisce la sua efficacia, la sua consapevolezza, in un territorio stuprato dalle ambizioni mai esplicitate del Potere statale italiano. E' la ragion d'essere del nuovo libro di Pino Aprile. Input dell'incontro delle forze vettoriali civili del territorio, la sua presentazione, “Il Sud puzza” (edizioni Piemme) pubblicato lo scorso Ottobre, che illustra proprio questa rivoluzionante formula di partecipazione.
Lo scrittore e giornalista pugliese è ancora in giro per l'Italia a promuovere il suo nuovo lavoro, fatto di appassionato senso civico, per il Sud innanzitutto, ma per l'Italia tutta. Col senso del dovere che il talento si autoimpone, si ricerca la narrazione del Sud al di là dei luoghi comuni, al di qua degli Arcangelo Panebianco, dei Galli dalla Loggia. Una narrazione che non trascura a priori primati storici del Regno delle due Sicilie, perchè è capace di vederli (primo ponte sospeso in ferro, prima ferrovia e prima stazione in Italia; primo telegrafo elettrico; primo sismografo elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri; prima locomotiva a vapore costruita a Pietrarsa). Prima però che il discreto moderatore dell'incontro, Oreste Mottola, dia la parola direttamente allo scrittore, si susseguono le parole di personalità, profili impegnati in una corretta perchè etica gestione del territorio. Testimonianze di civiltà sincera, italiana. Si accenna a uno squarcio della storia dell'economafia, e precisamente quello del 4 Febbraio 1991, quando il camionista Mario Tamburrino si presenta alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, denunciando un forte calo della vista, dopo aver trasportato un carico di rifiuti tossici (prelevati da un'azienda piemontese). Furono abbandonati nei pressi di Lago Patria e scoperti poi intombati nel Napoletano. A ricordarlo è la voce di un giornalista campano. Poi è la volta dell'ex sindaco di Auletta, che sottolinea l'importanza di condividere con gli altri la propria funzione; collaborare ascoltando le spinte del territorio, promuovendone l'aggregazione delle genti e la valorizzazione dei suoi prodotti.
A seguire, la bellezza della gioventù: Ivan di Palma, laureato in filosofia, torna nella sua terra natìa e si improvvisa agricoltore, dice lui, aggiungendo che le aziende agricole devono fugere da presidio del territorio. Se è vero che politica è sortirne insieme, come ricorda Pino Aprile citando Don Milani, allora la cittadinanza che sta emergendo a Mezzogiorno è la necessità interiorizzata di un cammino politico da costruire insieme, dal basso. Una cittadinanza completamente orizzontale, dialogata. L'apertura del Sud, verso la sua autenticità, il suo originale contesto di appartenenza, attraverso la parola.
L'e fa la forza solo se non pretende di scavalcare l'altro uniformandolo, conformandolo a una determinato orizzonte di valori; l'abbattimento delle frontiere ha senso solo se portato avanti in modo consensuale. Dunque, risveglio, riscatto vuol dire oggi, per il Sud, intelligente narrazione di ciò che siamo stati e di ciò che aspiriamo a diventare. Al di là della minorità di una parte, progettata per l'Italia tutta. Cioè, l'Italia che c'è stata non può non esser pensata a scapito di una sua parte, del suo Sud. I retaggi briganteschi che ora sembrano condensarsi in residenza meridionale sono il genuino, il viscerale attaccamento alla propria terra. Ridiventare italiani, per il Sud, significa oggi rimaner radicati e pretendere che il trattamento statale e intellettuale sia il medesimo, a prescindere dalla latitudine. Il contesto è un'esponenziale risonanza del dolore, del disagio esistenziale (prima che politico-economico) del meridionale. Legare, evidenziare i nodi in un brainstorming tematico spacciato per evidente. Se la Questione meridionale resta la maschera di un pregiudiziale antimeridionalismo costruito a tavolino, allora non ci può esser riscatto per quella vecchia signora Italia. Le associazioni sul territorio meridionale dimostrano che una storia unitaria nazionale non può esserci solo per mezzo di futili ideologie. Entra in scena il Sud, una panoramica fatta di storie, racconti che dalla puzza di morte, dall'angoscia in cui l'indifferenza statale e la rassegnazione locale costringe a sprofondare, sterzano su un punto di non ritorno. La scena è abbellita dalla rivoluzione dei cuori e delle menti che il linguaggio della geometria delle reti descrive, illustra, spiega come cambio di stato. E Pino Aprile parafrasa con arguzia, con tale chiave di lettura matematico-geometrica, l'emersione di una comunità sana al Sud, la costruzione delle numerosissime reti cittadine che fanno della legalità il loro porta bandiera.
Dalla catalessi alla rete, alla congiunzione delle intelligenze.
Resistenza anticamorra e “Facciamo un pacco alla camorra” docet. “Dall'altra velocità all'altra schifezza”, il Sud attonito, truffatore, terrone per costituzione chiama un Sud capace ancora di mettersi al centro della sua immaginazione; mettere al centro l'argomento, prescindendo dall'argomentatore. La più alta forma di cittadinanza è quella che nasce dal più alto presidio di legalità, cioè la coscienza degli individui, che desidera e in base a quello misura la sua realizzazione sul territorio. Come se fosse sulla scìa dell'idea teatrale artaudiana, il Sud si scrolla di dosso le parole accademiche che gli sono state affibbiate dalla Historia illustre, per mettere in scena il suo originario modo d'essere, per farsi protagonista, abbattere la quarta parete, convertendo le ideologie in azioni, in rivoluzioni.
Dall'Italia umanistica a un effettivo Risorgimento, dalla rivoluzione passiva gramsciana dell'Italia unita alla comunità sana che partecipa, che si schiera. Da uno Stato pusillanime, tradizionalmente eterodiretto, a una cittadinanza autonoma. La ricchezza del territorio non può essere a scapito del meridionale; tema che l'associazione socio culturale giovanile Il Maggio, di Castelsaraceno (PZ), mette al centro del suo prossimo progetto, un convegno sul petrolio in Val d'Agri.
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