dall'Iran - Diario di alcuni giorni a Teheran
Teheran mi sembra enorme, guardo le persone che attraversavano le grandi strade e mi perdo in mille pensieri. Ci siamo persi anche nel centro cittadino ma i cartelli in inglese ci riportano sulla giusta strada. Non riesco a pensare al nero che mi chiude, fortunatamente le ragazze hanno i fazzoletti colorati e i capelli acconciati in modo impeccabile. Sono proprio belle!
Il dislivello scociale si nota, ad esempio la zona a sud della città mi sembra più povera e quindi qui abbiamo trovato un albergo economico. Vicino alla stazione centrale della metropolitana c'è la strada che si chiama Imam Khomeini Sq. da qui inizia la nostra avventurosa passeggiata alla scoperta della vita e delle strade caotiche.
In tutto il paese le strade hanno nomi di martiri e appesi ai pali ci sono figure storiche della rivoluzione. Quello che mi ossessiona di più sono gli stendardi con le faccie dei combattenti come se tutto fosse fermo alla rivoluzione. Di Ayatollah se ne vedono pochi ma la loro politica è ingombrante. Per orientarci ci riferimo sempre alla vista dei Monti Elbuz, che dagli abitanti vengono chiamati "la stella polare di Teheran".
Questa sera abbiamo un appuntamento con il cognato di Kurosh, sapere che se succede qualcosa abbiamo un numero di telefono ci fa sentire sicuri.
Oggi ci siamo alzati molto presto per andare al Bazar, abbiamo visitato la Moschea dell'Imam Khomaini, poi una passeggiata al Park-e-Shahr e una visita al Museo Nazionale dell'Iran.
Arrivati all'ora dell'appuntamento serale eccoci con due giovani che ci portano verso la montagna illuminata. Una cena da nababbi tra tante fontane e rigagnoli. L'acqua è considerato un bene prezioso, un miracolo di Allah, ed è presente con molte fontane in molte piazze. Questa notte l'illuminazione sull'acqua nelle scale del ristorante ci ripaga della fatica del viaggio.
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