
ph. sg
“Passaggio in India: suoni, colori e atmosfere d’Oriente”.
Dopo venti anni riapre il Museo indiano all''interno del Museo di Antropologia.
"Una importante esposizione legata a personaggi, come l’orientalista Angelo De Gubernatis e all’antropologo Paolo Mantegazza, che raccolsero queste preziose collezioni nella seconda metà dell’Ottocento..."
"Passaggio in India" - E' una Esposizione di valore storico, sarà ospite dell'Università di Firenze - Museo di Storia Naturale - Sezione di Antropologia in Via del Proconsolo - da Luglio a Settembre 2013. Inaugurazione il 4 Luglio alle ore 18.00.
Un Museo nel Museo - Alcuni reperti del Museo Indiano verranno esposti nel Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia di Firenze. Oltre alla collezione fotografica si potranno ammirare, tra i pezzi più importanti, una serie di bronzi di significato religioso, alcune formelle in avorio con scene a sfondo erotico provenienti dal trono di Tanjore, varie sculture e frammenti architettonici di templi, giochi, ceramiche, stoffe e tessuti.
Per maggiori informazioni: http://passaggioinindia.tumblr.com/
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Alcuni cenni storici:
Il progetto di fondare un Museo Indiano risale al 1878, quando il De Gubernatis (torinese) professore di Sanscrito all’Istituto di Studi Superiori di Firenze (futura Università nel 1924), al ritorno dal viaggio in India (1886) riuscì a organizzare il IV Congresso internazionale degli Orientalisti. In quella stessa occasione fu organizzata una “Esposizione orientale”, curata dallo stesso e allestita nel prestigioso Palazzo Medici Riccardi, dove si poterono ammirare gli oggetti orientali e i numerosi manoscritti, nonchè materiale pregevole come oggetti oorientali rappresentanti l’arte Gandhara che allora era semisconosciuta.
In quella seconda metà del 1800, preriodo in cui andavano di moda le scoperte e geografiche e le colonie, anche Firenze attraversava un momento di intenso entusiasmo per gli studi sull’Oriente, infatti presso l’Istituto di Studi Superiori esistevano gli insegnamenti di: sanscrito, arabo, cinese e giapponese, persiano, ebraico e lingue semitiche, nonché storia e geografia dell’Asia orientale.
Il sogno di De Gubernatis di visitare l’India si concretizzò nell'agosto del 1885. L'India dei suoi sogni, la cui cultura e spiritualità aveva studiato in anni e anni di letture. Il 25 agosto 1885, si imbarcò alla volta di Bombay (l’attuale Mumbai) e rimase in India otto mesi, percorrendola in lungo e in largo e raccogliendo oggetti per il suo progetto di museo. Non si fece scrupoli, comprò nei mercatini e portò via molte cose, anche con l'inganno e la complicità di José Gerson da Cunha (bramino di Gao). Egli stesso raccontò di aver preso quanto gli fu possibile: riuscì a corrompere e a portare via anche cose sacre sia nei luoghi di culto che di cremazione, oltre agli oggetti funerarie anche sculture, statue sacre e di manoscritti di inestimabile valore culturale: "Ritornai con oltre seicento pregevoli manoscritti".
De Gubernatis al suo ritorno pubblicò "Peregrinazioni indiane - India Meridionale e Seilan" un ricco resoconto di viaggio diviso in tre volumi.

Di quella fondamentale esperienza scrisse:
"A me giovinetto l’India era apparsa come un remoto, misterioso paese di meraviglie, di giganti e di fate. Tutte le magìe mi tentavano ad essa, ed ammirai presto i nostri intrepidi viaggiatori, i quali, prima che l’Africa fosse girata dalle navi portoghesi, per la via disastrosa e lunga di terra, l’avevano visitata e percorsa, recandone fra noi mirabili novelle. Le fiabe popolari e le favole del La Fontaine, che aveva già letto Bidpai, me ne recarono, col Milione di Marco Polo, il primo profumo. Più tardi, provai una specie di nuovo fascino, come per un arcano sentimento di famiglia, che mi richiamò all’India. Oltre la casa ritornai, con oltre seicento pregevoli manoscritti, e con un Museo indiano....".
L’Istituto di Studi Superiori gli offrì "due sale" per sistemare la preziosa collezione che, in forma solenne, il 14 novembre 1886, fu inaugurato come Museo alla presenza del Re Umberto e della regina Margherita. Quando nel 1890 il De Gubernatis fu chiamato a Roma per insegnare Sanscrito, il destino del Museo Indiano si intrecciò con quello del Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia fondato nel 1869 il cui direttore era Mantegazza.
Nel 1881-82, anche Paolo Mantegazza (Medico e Antropologo), con diverse finalità scientifiche, intraprese un viaggio in India. Mantegazza andò per studiare i popoli “a rischio di estinzione” e così intraprese il viaggio per conoscere le piccole tribù dei Toda sui Monti Nilghiri nell’India meridionale e i Lepcha nel Sikkim. Durante questi viaggi raccolse una piccola ma importante collezione di materiale etnografico indù.
Nel 1892 Mantegazza decise di trasferire tutti i suoi oggetti indiani sul catalogo del Museo Indiano e contemporantemente di annetterlo al Museo di Antropologia, di cui era direttore già dal 1869, mentre il Presidente del Museo Indiano rimase il De Gubernatis, a titolo solamente onorifico, dato che nel 1890 si era stabilito a Roma.
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La collezione indiana costituisce “un museo nel museo” ma con un catalogo differente da quello della sezione di Antropologia del Museo di Storia Naturale.
Per la ricatalogazione del materiale si deve ringraziare la dott.ssa sara Ciruzzi che vi ha lavorato a metà degli anni ottanta sotto la direzione del Prof. Chiarelli.
Un grazie per lo sviluppo delle varie attività del Museo al Prof. Curzio Cipriani che si adoperò per unificare le varie sezioni in un unico Museo di Storia Naturale.
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