Riceviamo e pubblichiamo:
"PUNTI LINEE SUPERFICI. TORINO 1970
9 GRANDI ARTISTI IN MOSTRA ALLA GALLERIA DEL PONTE DI TORINO
Punti linee superfici. Torino 1970
Durata: fino al 29 gennaio 2022
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 12:30 e dalle ore 16 alle 19:30. Aperto il 19 dicembre.
Sede: Galleria del Ponte, Corso Moncalieri 3, 10131, Torino | Tel. 0118193233
info@galleriadelponte.it
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LA MOSTRA
La mostra Punti linee superfici. Torino 1970 è dedicata a nove artisti che hanno segnato una complessa ricerca da un punto di vista teoretico. L’intento è ricordare come siano diversi i modi di mettere in questione fondamenti e orizzonti della pittura attraverso la destrutturazione e la scomposizione del linguaggio formale. Dopo quasi mezzo secolo abbiamo gli strumenti per cogliere la giusta prospettiva e l’essenza della loro poetica.
Mario Davico, Sandro De Alexandris, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Gino Gorza, Horiki Kastutomi, Carol Rama, Piero Rambaudi, Mario Surbone: personalità complesse spesso dedite alla filosofia che contribuirono a spostare la riflessione sull’arte dal significato dell’opera alla sua struttura. E osservavano con distacco l’esito pratico di queste riflessioni concettuali, analitiche.
Carol Rama si trasforma componendo filiformi cardiogrammi. Surbone fa emergere geometrie ed ombre dalla carta, intagliandola. Gorza passa ad una meccanica rigatura del nero o a semplici presenze di segni su grandi campi monocromi. Davico si concentra su una assolutezza di vibrazioni monocromatiche. De Alexandris taglia le superfici delle carte e le connota con titoli-marchio. Gastini impegna i piani di plexiglass con segni policromi con effetto di estraniazione. Griffa lo affianca e rivela una conversione al puro segno sulla tela che riprodurrà con costanza irremovibile. Rambaudi vira al concettuale con segni che rimandano ad archetipi di schede perforate veterocomputeristiche. Horiki segna il punto più lontano dal reale con piccole “impronte” con simmetrie inafferabili.
Il risultato è di una sorprendente purezza che afferma la radicalità delle scelte, manifesta il ruolo dell’artista come testimone del tempo con il compito di ridurre alla ragione il segno che parla di se stesso."
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