JEFF KOONS - SHINE

Martedì 12 Ottobre 2021 08:20 Antonella Burberi
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Jeff Koons. Shine

 Palazzo Strozzi 2 ottobre 2021- 30 gennaio 2022

 

Dal 2 ottobre 2021  AL 30 gennaio 2022 Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Jeff Koons, una delle figure più importanti e discusse dell’arte contemporanea a livello globale. A cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro, la mostra porta a Firenze una selezione delle più celebri opere di un artista che, dalla metà degli anni Settanta a oggi, ha rivoluzionato il sistema dell’arte internazionale. Sviluppata in stretto dialogo con l'artista, la mostra Jeff Koons. Shine ospita prestiti provenienti dalle più importanti collezioni e dai maggiori musei internazionali, proponendo come originale chiave di lettura dell’arte di Koons il concetto di shine (lucentezza) inteso come gioco di ambiguità tra splendore e bagliore, essere e apparire. Protagoniste sono opere che raccontano oltre 40 anni di carriera, dalle celebri sculture in metallo perfettamente lucido che replicano oggetti di lusso, come il Baccarat Crystal Set (1986) o gli iconici giocattoli gonfiabili quali i celebri Rabbit (1986) e Balloon Dog (Red) (1994-2000), fino alla re-interpretazione di personaggi della cultura pop come Hulk (Tubas) (2004-2018), o alla re-invenzione dell’idea di ready-made con l’utilizzo di oggetti di uso comune come One Ball Total Equilibrium Tank (Spalding Dr. JK 241 Series) (1985).

Autore di lavori entrati nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di unire cultura alta e popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo, Koons trova nell’idea di shine (lucentezza) un principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni che mirano a mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà ma anche il concetto stesso di opera d’arte. Per Koons il significato del termine shine è qualcosa che va oltre una mera idea di decorazione o abbellimento e diviene elemento intrinseco della sua arte. Dotate di una proprietà riflettente, le sue opere accrescono la nostra percezione metafisica del tempo e dello spazio, della superficie e della profondità, della materialità e dell'immateriale.

Le opere dell’artista americano pongono lo spettatore davanti a uno specchio in cui riflettersi e lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. Come afferma lo stesso Koons: «Il lavoro dell'artista consiste in un gesto con l’obiettivo di mostrare alle persone qual è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o un’immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l'arte». Con Marcel Duchamp ed Andy Warhol come primaria fonte di ispirazione, Koons realizza opere che hanno suscitato un ampio dibattito critico e innescato polemiche, ottenendo però allo stesso tempo uno straordinario successo. La sua arte unisce pop, concettuale e postmoderno dimostrando come l'opera d'arte agisca quale metafora più ampia della società e della comunità.

Il tema della riflettenza e della luce,  lo “Shine”, termine che dà il titolo alla esposizione, è il principio chiave delle sculture e dei dipinti esposti all’interno della severa architettura quattrocentesca di Palazzo Strozzi, in un dialogo essenziale tra le forme platoniche delle opere e la regola aurea di un contenitore perfetto. Realizzare a Firenze una delle più importanti mostre di Jeff Koons significa pensare alla città come a una moderna capitale culturale, in grado di partecipare in modo attivo all’avanguardia artistica del nostro tempo». «Jeff Koons insiste spesso sulla dimensione umana del suo ruolo di artista.» – afferma Joachim Pissarro, curatore della mostra – «In effetti, è corretto dire che il lavoro di Koons colpisce e influenza l'umanità, noi tutti, nella diversità di ciascuno. C'è qualcosa di immediatamente coinvolgente nel lavoro di Jeff Koons, qualcosa che parla al nostro cuore in profondità. Tuttavia, la sua opera è tutt'altro che facile. Il suo impatto è diretto e potente, ma i livelli di significato, le complessità e la ricchezza del suo lavoro sono inesauribili. La possibilità di vedere oggi la sua opera a Firenze è estremamente importante: entra profondamente in risonanza con la tradizione del Rinascimento e ci procura un'intensa gioia e un appagamento estetico. Questo è il mistero di Jeff Koons».

BIOGRAFIA

Jeff Koons nasce nel 1955 a York, Pennsylvania. Ha studiato al Maryland Institute College of Art di Baltimora e alla School of the Art Institute di Chicago. Vive e lavora a New York. Dalla prima mostra personale nel 1980, le sue opere sono state esposte nelle principali gallerie e istituzioni di tutto il mondo. Nel 2014 il Whitney Museum of American Art lo ha celebrato con Jeff Koons: A Retrospective, ospitata poi dal Centre Pompidou di Parigi e dal Guggenheim Museum di Bilbao. Jeff Koons è noto per opere iconiche come Rabbit e Balloon Dog o per la monumentale scultura floreale Puppy (1992), esposta al Rockefeller Center e in seguito installata permanentemente al Guggenheim Museum di Bilbao. L’artista ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il "Distinguished Arts Award" del Governor’s Awards for the Arts dal Pennsylvania Council on the Arts e il “Golden Plate Award” dell'American Academy of Achievement. Nel 2001 il presidente Jacques Chirac lo ha nominato “Officier de la Legion d'Honneur”, e nel 2013 il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton gli ha tributato la U.S Department of State’s Medal of Arts. Nel 2017 è stato il primo ospite nella residenza d’artista Mortimer B. Zuckerman Mind Brain Behavior Institute della Columbia University ed è stato nominato membro onorario della Edgar Wind Society dell'Università di Oxford. Dal 2002 è membro del Board dell'International Center for Missing & Exploited Children (ICMEC), ed è co-fondatore del Koons Family International Law and Policy Institute, istituzioni che si prefiggono di contrastare lo sfruttamento dei minori e di promuovere la protezione dell’infanzia a livello globale. Tra le sue mostre più recenti: Jeff Koons: Mucem. Works from the Pinault Collection (Mucem, Marsiglia, 19 maggio-18 ottobre 2021); Jeff Koons: Absolute Value. Selected works from the Collection of Marie and Jose Mugrabi (Tel Aviv Museum of Art 10 marzo 2020-3 aprile 2021); Appearance Stripped Bare: Desire and Object in the Work of Marcel Duchamp and Jeff Koons, Even (Museo Jumex, Mexico City 19 maggio-29 settembre 2019); Jeff Koons at the Ashmolean (Ashmolean Museum, Oxford 7 febbraio-9 giugno 2019)

PERCORSO DELLA MOSTRA

CORTILE

Jeff Koons (York, Pennsylvania 1955) è uno degli artisti più importanti degli ultimi quarant’anni. Il cortile di Palazzo Strozzi accoglie il suo Balloon Monkey (Blue) (2006-2013), che con una lunghezza di circa 6 metri e un peso di quasi 5 tonnellate, rende in scala monumentale un animale fatto di palloncini che di solito si trova al party di compleanno di un bambino: un oggetto che suscita ricordi di feste e liete ricorrenze. La scimmia – soggetto ricorrente in Koons, che appare in alcune delle sue opere più significative – ha valenze differenti nelle diverse culture, ma è universalmente legata a temi come giocosità, intelligenza, sessualità e fertilità. A Palazzo Strozzi, la superficie luminosa e riflettente della scultura cattura l’architettura del cortile e offre allo spettatore una nuova prospettiva del proprio ambiente.

SALA 1

Dalla seconda metà degli anni ’70 a oggi, Koons è celebre per l’utilizzo di materiali lucidi, luminosi e riflettenti. Questa mostra è la prima a esplorare una caratteristica fondamentale della sua arte: lo shine (lucentezza), ovvero il bagliore, il riflesso o la luce emessa da un oggetto. Come lo splendore del sole, una luce brillante o una pietra preziosa, la lucentezza è un fenomeno estetico che cattura e affascina l’occhio. Bisogna notare come la parola inglese shine derivi dal tedesco, Schein, che ha lo stesso significato. Tuttavia, nella lingua tedesca esiste anche un’ulteriore accezione per Schein: apparenza. Come in inglese, l’apparenza è intesa come completamente diversa dalla realtà, così come “sembrare” non è “essere”. Le opere della mostra si concentrano sull’estetica dello splendore, considerando anche il concetto filosofico di Schein. Attraverso il riflesso Koons dimostra come l’arte sia un’esperienza viscerale che coinvolge i sensi. Il brillante acciaio inossidabile e i colori vibranti portati a una finitura a specchio elevano gli stati d’animo, creano sentimenti di euforia e producono esperienze intensificate della realtà. Le sue superfici luminose forniscono un segnale visivo, che attesta la presenza dello spettatore nello spazio, ricordando loro che fanno parte di una comunità e di un dialogo più ampio. Questo è essenzialmente ciò che Koons descrive come connessione: Collegare il presente al passato significa continuare a legare le persone alla memoria biologica. È diverso dall’istinto, ma simile: portiamo le informazioni con noi in un modo molto profondo, e questa forza di connessione è una narrativa potente. Jeff Koons

SALA 2

Koons ha prodotto le sue prime sculture in acciaio inossidabile nel 1986 per la serie Luxury and Degradation. Usando l’alcol come metafora, la serie vuole dimostrare come inseguire immagini astratte di ricchezza e desiderio conduca alla disperazione. Le superfici dei beni di lusso e degli oggetti decorativi sono spesso riflettenti, e questo implica un senso di eccesso e decadenza. Tuttavia, l’acciaio inossidabile è un materiale industriale e non un metallo prezioso o un medium artistico necessariamente associato al lusso. Koons ha intenzionalmente realizzato il suo Jim Beam - J.B. Turner Train – le cui sette carrozze contengono ciascuna del comune bourbon – in acciaio inossidabile anziché in un materiale tradizionale come il bronzo o l’argento, per mostrare come le apparenze possano ingannare. Mentre l’esterno dell’opera appare lussuosamente luccicante, il suo interno contiene un alcolico normale che si può trovare in qualsiasi negozio di liquori. Per me l’acciaio inossidabile è il materiale del proletario, è ciò di cui sono fatte le pentole e le padelle... questi oggetti non ambiscono a essere in un materiale davvero lussuoso. Le opere comunicano potere ed evitano il degrado. Jeff Koons Nel 1986 Koons ha iniziato anche la serie successiva, Statuary, che spesso definisce la sua «visione panoramica della società». Per questo corpus di opere ha realizzato in acciaio inossidabile dieci sculture di stili diversi. Il materiale conferisce uniformità a opere differenti come Italian Woman e Mermaid Troll, eliminando il divario tra statuaria “alta” e oggetti decorativi. Il fulcro di questa “visione panoramica” è rappresentato da Rabbit – una delle opere più iconiche dell’arte del XX secolo – allo stesso tempo invitante e impassibile, tangibile e immateriale, innocuo e minaccioso, animato e senza vita, infantile e iper-sessuale. La sua brillantezza riconcilia le contraddizioni e ricorda le sculture moderniste di Constantin Brâncusi e Hans Arp.

SALA 3

Non si tratta di trovare rilevanza, perfezione o imperfezione negli oggetti, ma si tratta di accettare te stesso e poi di uscire e accettare gli altri. Jeff Koons Diverse opere di questa sala appartengono alla serie Celebration, concepita nel 1994, in cui Koons hacompiuto ambiziosi passi avanti in ambito tecnologico. Per il suo Balloon Dog, alto oltre tre metri, ha lavorato con una fonderia specializzata nel produrre e rifinire le numerose parti in acciaio inossidabile dell’opera. Desiderava che la scultura imitasse, sia internamente che esternamente, le strette torsioni e le curve di un palloncino gonfiato da un clown a una festa. Il contrasto tra l’esterno perfettamente levigato, e l’interno spazioso e vuoto, ricorda poeticamente anche il mitico cavallo di Troia, il colossale cavallo di legno “donato” ai Troiani in cui si erano nascosti i Greci per penetrare nelle loro mura. Questo lavoro è una delle cinque versioni uniche, con una verniciatura di colori puri e brillanti: blu, magenta, giallo, arancione o rosso. Anche Bread with Egg e Tulips si basano sulla bellezza di colori ricchi e vibranti. Per questi dipinti, anch’essi parte della serie Celebration, Koons ha iniziato fotografando gli oggetti davanti a uno sfondo riflettente in mylar. La composizione è stata quindi scomposta nei contorni e nei colori, trasferita su tela e dipinta meticolosamente a mano. La precisione e la resa fotografica di luci, ombre e colori con la loro rifrazione rafforzano la nostra fiducia nella spettacolare realtà delle immagini. Le opere successive Donkey (1999) ed Elephant (2003) catturano i riflessi dell’ambiente circostante mentre fanno riferimento all’interesse di Koons per l’astrazione. Mostrano anche l’uso ricorrente in Koons di materiale comune e immagini popolari.

SALA 4

Sto cercando di catturare nell’oggetto il desiderio dell'individuo e di fissare le sue aspirazioni in superficie, in una condizione di immortalità. Jeff Koons Non c'è oggetto più legato alla lucentezza, al riflesso o all’apparenza di uno specchio. Lo specchio è diventato un indispensabile dispositivo quotidiano cui la società guarda e su cui si basa il proprio concetto di verità. È percepito come la restituzione più accurata delle apparenze, poiché riflette l’ambiente circostante e se stessi in tempo reale. Poco dopo essersi trasferito a New York nel 1977, Koons ha iniziato a lavorare con gli specchi. Sul pavimento del suo appartamento, che fungeva anche da studio, sistemava oggetti come spugne o giocattoli gonfiabili in vinile intorno a specchi di circa 30 centimetri per lato. Questi lavori proseguivano nella tradizione del readymade di Marcel Duchamp, ma sono stati anche ispirati dagli specchi utilizzati nelle sculture minimaliste di Robert Smithson. Lo spettatore diventa più consapevole della propria partecipazione alla fruizione artistica poiché si vede riflesso insieme agli oggetti. Allo stesso tempo, nel riflesso dell'oggetto c'è qualcosa di sfuggente, qualcosa che si sposta costantemente con i cambiamenti di luce e il movimento dello spettatore,attribuendo così una mutevolezza costante. L'artista ha dichiarato di essere stato attratto da questa esperienza di riflessione «visivamente inebriante» che ha accresciuto i suoi sensi. In una delle sue prime serie, Pre-New (1978), l’artista ha preso degli elettrodomestici, come quello della Nelson Automatic Cooker / Deep Fryer, e li ha fissati su tubi al neon fluorescenti. Poiché nessuno cucinerà mai con questo oggetto, la sua superficie immacolata, illuminata dalla luce artificiale, rimarrà per sempre nuova. Questo è allo stesso tempo allettante e in qualche modo minaccioso per lo spettatore, che sente la propria mortalità e l’inevitabile invecchiamento. One Ball Total Equilibrium Tank (Serie Spalding Dr. JK 241) della serie Equilibrium del 1985, utilizza la riflettività dell’acqua per infondere un simile stupore nello spettatore, mentre un pallone da basket si libra come un embrione in uno stato di nullità, di pre-nascita e post-morte. L’esperienza personale di questo fenomeno è registrata nella riflessione astratta che si verifica camminando intorno alle opere.

SALA 5

Nella serie Popeye, iniziata nel 2002, Koons è tornato al ready-made duchampiano ricreando in alluminio giochi gonfiabili da piscina come Dolphin. Ha scelto soggetti notissimi con numerosi e diversi significati nella cultura pop e nella storia dell’arte. Lobster, la sua aragosta in acciaio inossidabile, anch’essa basata su un gonfiabile ready-made, fa riferimento alle opere surrealiste di Salvador Dalí e ricorda persino i suoi famosi baffi. Questo gioco da piscina ha però anche una forma molto interessante che richiama elementi dell’anatomia sia maschile che femminile, consentendo all’opera di avere più livelli di significato. Quando guardo un oggetto per fare una scelta, non posso semplicemente prendere un oggetto e ricrearlo in metallo. Non funzionerà. Ci sono molti oggetti che non posso usare, perché non si trasformeranno e non si presenteranno con nessuna informazione psicologica e artistica pertinente al mio vocabolario di artista. Ma poi ci sono alcuni oggetti che sono semplicemente perfetti per questo. Jeff Koons L’Incredibile Hulk, personaggio della Marvel Comics, è un uomo normale che si trasforma in un potentissimo distruttore quando viene minacciato. Koons paragona questo supereroe occidentale a una divinità orientale, unendo un giocattolo gonfiabile, riprodotto in bronzo, a un vero, grandissimo, strumento di ottone. In molte religioni orientali gli dèi guardiani fanno rumore per annunciare il loro arrivo. Essendo gli strumenti più bassi della famiglia degli ottoni, le tube creano un suono profondo e imponente che richiama tale autorità.

SALA 6

La gazing ball riflette il qui e ora, riflette te, lo spettatore. Quindi afferma la tua presenza mentre rispecchia anche le opere d’arte, e in qualche modo questo ti permette di viaggiare nel tempo. Jeff Koons. Jeff Koons Adottando una filosofia umanista, la serie Gazing Ball celebra la nozione di dialogo artistico e connessione. Koons invita il pubblico a partecipare alle opere posizionando sfere altamente riflettenti, o gazing ball, sulle sculture e sulle tele. Gli specchi sferici assorbono la luce dell’ambiente circostante e restituiscono la visuale a 360 gradi con una rotazione convessa e colorata. Per i Gazing Ball Paintings (2014-2021) l’artista ha creato cinquanta versioni di capolavori dell’arte occidentale. Il suo processo di selezione è stato intuitivo, poiché ha scelto quei dipinti da cui è stato maggiormente commosso e ispirato. Ogni dipinto è composto da più di 3000 colori, tutti preparati e confezionati a mano nello studio di Koons. Questi fanno parte della biblioteca dei colori di Koons, che è organizzata per valore RGB e archiviata digitalmente. La Gazing Ball (Tintoretto’s Origin of the Milky Way),(L’origine della Via Lattea di Tintoretto), ad esempio, reinterpreta l’“idea” del maestro veneziano ricreando sapientemente la sua tavolozza e la sua composizione, fino alle crettature. Invece, le Gazing Ball Sculptures (2013-2014) in questa sala sono sorprendentemente prive di colore, a parte le sfere blu riflettenti. Analogamente ai marmi classici a lungo spogliati dei loro pigmenti, le loro superfici bianche smaglianti appaiono senza tempo e si confrontano con la storia dello sguardo nel passato come nel presente.

SALA 7

Una superficie riflettente richiede luce e, in biologia, un fiore ha bisogno della luce del sole e la vita ha bisogno dell’energia del sole. Siamo attratti da quell’energia e abbiamo una reazione fisica del nostro trasporto verso la luce. A un livello così elementare, la nostra biologia si basa su questo: chimicamente, abbiamo bisogno di luce. Jeff Koons Le due sculture in questa sala, Bluebird Planter e Metallic Venus, fanno parte della serie Antiquity, un gruppo di opere dedicate ai temi eterni del sesso, dell’amore, della fertilità e della bellezza nell’arte. Sono in dialogo con le precedenti sculture topiarie di Koons come Puppy (1992) e Split-Rocker (2000). Ogni scultura ha una fioriera piena di una composizione di differenti varietà: questa comprende begonie, ciclamini e kalanchoe. Le piante da fiore sono una celebrazione della vita organica e della bellezza naturale, mentre la superficie riflettente in acciaio inossidabile mostra come la bellezza possa essere astratta. L'affascinante superficie turchese di Metallic Venus aggiorna la dea classica – che alza eroticamente il peplo per rivelare le natiche – per un pubblico contemporaneo. La scultura di Koons si basa su una statuetta che fa riferimento alla Venere callipigia, una copia romana antica di un bronzo greco perduto, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

SALA 8

Penso che quando esci dalla sala, ne esca anche l’arte. L’arte riguarda le tue possibilità come essere umano. Riguarda la tua eccitazione, il tuo potenziale e ciò che puoi diventare. Afferma la tua esistenza. Jeff Koons In quest’ultima sala sculture della serie Antiquity sono accostate al dipinto Olive Oyl della serie Popeye. Queste due Balloon Venus si basano su statuette femminili realizzate circa 26.000 anni fa. I piccoli totem preistorici esagerano i seni e le natiche femminili per sottolineare l'importanza della fertilità nella conservazione dell’umanità. Astraendo e ingrandendo queste forme, Koons vuole mostrare il grande potenziale del futuro degli esseri umani. In Olive Oyl Koons utilizza immagini profondamente americane, ma rende astratti i suoi riferimenti in modo che il pubblico non riesca a distinguerli chiaramente. L'unica immagine che rimane intatta ed emerge è quella di Superman, che appare nel quadro di Andy Warhol del 1961. Koons ha scelto questo supereroe per il suo ottimismo e per la sua onnipotenza: «quel tipo di potere ha un aspetto pop, ma non è nostalgico. È molto fresco e Superman è proprio come Dio onnipotente». Mescolando potenti energie maschili e femminili, le opere di Koons guardano al passato lontano, e meno, per mostrare allo spettatore che ha la forza per fare la differenza nella propria vita e in quella degli altri.

informazioni e prenotazioni +390552645155 prenotazioni@palazzostrozzi.org

orari e biglietti www.palazzostrozzi.org

 

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