Tesori dalle terre d'Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona

Giovedì 29 Ottobre 2020 21:33 Antonella Burberi
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Ph. Silvana Grippi/Arcivio DEApress 

29 ottobre 2020 – 30 giugno 2021

Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Viene esposta per la prima volta dopo circa 150 anni i nteramente riunita nei suoi nuclei principali, la collezione archeologica che fu del conte Napoleone Passerini (1862-1951) e della sua famiglia, in gran parte conservata nei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, ora completata da 82 pregiate antichità prevalentemente etrusche e greche, consegnate da una generosa donatrice fiorentina nel 2016 .

Giovedì 29 ottobre per l’inaugurazione la mostra sarà straordinariamente aperta al pubblico gratuitamente dalle 14 alle 22 con ingressi massimo di 80 persone ogni ora in gruppi contingentati nel rispetto delle norme di prevenzione del Covid-19.

La mostra, curata da Mario Iozzo, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e da Maria Rosaria Luberto, archeologa della Scuola Archeologica Italiana di Atene, con il coordinamento generale di Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei della Toscana, espone ben 293 reperti, fra i quali spiccano vasi ateniesi di grande qualità, alcuni con iconografie rarissime, e uno dei più antichi e più importanti vasi etruschi dell’intera produzione a figure rosse, un grande vaso per mescolare l’acqua e il vino utilizzato nei simposi dell’aristocrazia etrusca dell’Ager Clusinus, il territorio dell’antica Chiusi.

Il conte di nobile di stirpe cortonese, figlio del facoltoso Pietro Passerini da Cortona, oltre ad essere agronomo di chiara fama, fondatore e proprietario dell'Istituto Agrario di Scandicci, e aver selezionato la razza Chianina nelle sue fattorie in Val di Chiana, fu appassionato collezionista e fin dall’adolescenza radunò la straordinaria raccolta, in parte ereditata dal padre, promuovendo scavi e acquistando capolavori.
I primi reperti provengono da una trentina di tombe etrusche con splendidi corredi, rinvenute nei suoi vasti possedimenti di Bettolle e di Sinalunga, e da una grande necropoli di 60 tombe della collina di Foiano della Chiana. Già nel 1877 la sua collezione annoverava almeno 400 vasi, senza contare ossi, avori, ferri, paste vitree, una ingente quantità di oggetti domestici e funerari in bronzo, suppellettili di ogni genere, vasi da dispensa e da commercio, orci da miele e vasi per derrate solide e liquide, molti dei quali con iscrizioni che contribuiscono in modo sostanziale ad accrescere le conoscenze sul lessico della lingua etrusca. Inoltre, il valore della collezione è straordinario perché proviene da un preciso e ben definito contesto territoriale e culturale, quello della Val di Chiana, da sempre cerniera fra i territori di Chiusi, Siena e Arezzo, del quale documenta aspetti di vita e cultura tra VII e I secolo a.C., in particolare quelli espressione dell'aristocrazia di Chiusi.

La famosa raccolta di antichità del conte Napoleone Passerini era nota dal 1875 e fu visitata anche da illustri studiosi dell'epoca. Ereditata in parte dal padre Pietro fu incrementata fin dall'adolescenza con scavi effettuati nei suoi vasti possedimenti di Bettolle e di altre località del territorio comunale di Sinalunga, dove i suoi contadini avevano scoperto una trentina di tombe etrusche con splendidi corredi.

A questo primo nucleo si aggiunsero pregevolissimi reperti, bellissimi vasi attici e bronzi etruschi che Napoleone acquistò dagli scavatori Giacomo Tempora di Cortona, e Giuseppe Cappannelli di Bettolle, che intorno al 1879 portarono alla luce una grande necropoli con almeno 60 tombe, anche a camera, sulla collina davanti alla chiesa di San Francesco, a Foiano della Chiana.

Appena diciassettenne, il Conte aveva suddiviso la propria collezione in due nuclei principali, uno nella sua Villa di Bettolle e uno in quella detta "Le Rondini", a Scandicci Alto, ma già nel 1890 aveva venduto al Regio Museo Archeologico di Firenze un gruppo di pregiate oreficerie etrusche (diciotto orecchini e pendenti) e probabilmente anche altro, come un bel diadema di foglie d'oro con pavoni a rilievo alle estremità, che arrivò al Museo nel 1898/1900 probabilmente dalla medesima collezione, ma tramite l'antiquario fiorentino Giuseppe Pacini.

Il nucleo di Bettolle rimase in quella Villa fin oltre la morte del conte Napoleone (1951) e dopo i vari passaggi ereditari. Nel 1999 fu riconosciuto di eccezionale interesse storico-artistico tanto che, nel 2006, su proposta di Mario Iozzo, allora funzionario della Soprintendenza e direttore del Museo Archeologico di Chiusi, fu acquistato dallo Stato e depositato nei magazzini dello stesso museo. Il nucleo di Scandicci, invece, subì una sorte differente. Pur riconosciuto di eccezionale interesse già nel 1910, passate le due guerre mondiali, la morte del titolare, la vendita della villa “Le Rondini” e altre varie vicende, se ne perdette totalmente notizia.

Infine,  grazie ad una generosa donatrice fiorentina (che ha chiesto di restare anonima) che in data 15 dicembre 2016 contattò il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze per consegnare un nucleo di 82 importanti e pregiate antichità prevalentemente etrusche e greche (e una spatha longobarda), appartenuti a Napoleone Passerini e a lei arrivate per via ereditaria; agli esperti  fu subito chiaro che la raccolta era proprio quella sottoposta a vincolo nel 1910 e da allora ritenuta perduta.

Consegnato al Museo Archeologico fiorentino, il nucleo Passerini proveniente dalla Villa di Scandicci fu ricongiunto con quello delle oreficerie che il Museo possedeva già dal 1890-1900, nel frattempo ritornato dal Museo di Cortona al quale era stato concesso in prestito temporaneo, e al nucleo di Chiusi, che si trovava nei depositi del museo.

Nel 1877 la collezione annoverava almeno 400 vasi, senza contare ossi, avori, ferri, paste vitree, una ingente quantità di oggetti domestici e funerari in bronzo, suppellettili di ogni genere, vasi da dispensa e da commercio, orci da miele e vasi per derrate solide e liquide, molti dei quali con iscrizioni che contribuiscono in modo sostanziale ad accrescere le nostre conoscenze sul lessico della lingua etrusca. 

La collezione di Napoleone Passerini riveste un’importanza particolare, in quanto non fu il risultato di acquisti casuali dal mercato antiquario o di raccolte incontrollate, ma è con sufficiente certezza “contestualizzata” poiché tutta proveniente da un preciso e ben definito contesto territoriale e culturale, quello della Val di Chiana, da sempre cerniera fra i territori di Chiusi, Siena e Arezzo, del quale documenta aspetti di vita e cultura, in una data epoca storica (principalmente fra l’Orientalizzante e l’Ellenismo, VII-I secc. a.C.) e relativamente a un dato gruppo di Etruschi, quelli che gravitavano intorno al centro politicamente egemone di Chiusi, l’antica Camars di Livio (Ab Urbe condita X, 25) oppure la Clevsie- o Clevsin, nome documentato dalle moderne scoperte archeologiche.

Ai reperti in mostra si affiancano 18 ricordi e cimeli di Napoleone Passerini, tra cui persino la sua pipa personale, gentilmente concessi in prestito dai pronipoti. 
Grandi pannelli iconografici presentano le immagini, con i relativi riferimenti, dei capolavori che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento lasciarono la collezione e raggiunsero il Metropolitan Museum of Art di New York, l’allora Walters Art Gallery di Baltimora, il Museum of Fine Arts di Boston, il Bible Lands Museum di Gerusalemme, la collezione Silver di Los Angeles, inclusi alcuni pregevoli vasi che molto probabilmente transitarono dalla collezione Passerini prima di finire all’estero, fornendo così un quadro completo dell'insieme degli oggetti raccolti dal Passerini.

E non è da trascurare, infine, il contributo che questa collezione fornisce alla storia dell’archeologia italiana (ed etrusca in particolare) durante la felice stagione archeologica del Regno sabaudo d’Italia, periodo d’oro per i musei etruschi - che furono allora fondati ex novo, incrementati o arricchiti - e del quale la storia della collezione Passerini offre uno spaccato indubbiamente significativo.

Il pubblico infine potrà sperimentare la nuova app del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, già scaricabile gratuitamente dai più diffusi store online.

L'applicazione facilita e arricchisce la visita di un museo articolato e complesso come il Museo Archeologico Nazionale di Firenze proponendo due percorsi integrati dedicati ai Capolavori e alla Storia dell'edificio. Un viaggio digitale che si sviluppa in parallelo attraversando e raccontando la storia delle sale dello storico Palazzo della Crocetta, già dimora medicea, i contesti principali delle sue collezioni, e approfondisce gli straordinari dettagli dei suoi capolavori unici al mondo.

 

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29 ottobre 2020 – 30 giugno 2021
Tesori dalle terre d’Etruria. 
La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona
Firenze, Museo Archeologico Nazionale 
Piazza Santissima Annunziata n. 9b 50122 Firenze
@archeotoscana @museo_archeologico_firenze @MAF_Firenze
#direzionemuseitoscana #mibact #museitaliani
Orario: giovedì: 14-19 (ultimo ingresso 18,15); venerdì, sabato e prima domenica del mese: 8,30-14 (ultimo ingresso 13,15).
Biglietti: Intero € 8,00 ridotto € 2,00

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Ottobre 2020 19:32 )