(continua da qui )
Il tema dell’identità, del nostro essere individui sensibili, percettivi ci conducono a ricercare la nostra emotività, a ripercorrere il nostro vissuto quale ragione del nostro essere qui ed ora.
Gli oli di Bernadette Doolan sono spunto di riflessione personale; l’artista irlandese ci concede totale libertà di interpretazione perché ognuno di noi, giorno dopo giorno, tesse la proprio trama, unica e insostituibile.
“Il mio lavoro è focalizzato sulla vita, dall’ adolescenza, passando per l’età adulta, fino alla vecchiaia e su tutto quello che c’è in mezzo -sogni, speranze, paure-. Ho semplicemente voluto esprimere un’emozione che può essere interpretata diversamente da ciascuno di noi perché ognuno di noi ha la propria storia. Ed è proprio quello che viviamo quotidianamente che influenza il nostro modo di vedere il mondo”.

(foto 6 Bernadette Doolan, Clown )

(foto 7 Bernadette Doolan, Summer Time)
Lo spazio che abitiamo costituisce il palcoscenico su cui costruiamo la nostra storia, interagiamo con gli altri, condividiamo gioie e affrontiamo le nostre inquietudini.
Oggi il sistema mondo sembra essere attanagliato dalla morsa di un sistema politico ed economico che ha perso il controllo, deragliando da quei binari che fino a qualche anno fa garantivano stabilità sociale. L’individuo ne esce confuso, si ritrova ingarbugliato in un labirinto di preoccupazioni e inquietudini. Ed ecco che i volti di Stephen Johnston, interprete estroso del rapporto tra umanità e cultura, sono coperti da buste di carta e secchi di metallo che ostacolano il riconoscimento individuale.
Se uno sguardo, un sorriso, una smorfia rivelano qualcosa su di noi, sul nostro essere, Short Sighted nasconde quelle espressioni. Chi si cela sotto quella busta di carta? La nostra identità appare frammentata, smarrita in un mondo che si muove sempre più veloce e fatichiamo a comprendere i cambiamenti che noi stessi inneschiamo.

( foto 8 Stephen Johnston, Short Sighted, www.stephen-johnston.co.uk)

(foto 9 Stephen Johnston, Trolley Wars, www.stephen-johnston.co.uk)
Allo stesso modo Frank O’Dea, artista irlandese celebre nel panorama internazionale per la particolarità cromatica delle sue tele ad olio e la sua arte junk, ci svela un individuo in crisi.

(foto 10 Frank O'Dea, Very Apeeling)
In The Anglo Irish Bank Shareholder le crepe che attraversano la parete riflettono la precipitosa caduta finanziaria dell’azionista. Assuefatto dall’aria tossica delle banche, non gli resta che cercare conforto in una pinta di birra. E Frank O’Dea, fedele ai consueti usi irlandesi, ironizza, “quando le cose vanno storte e non sembrano volersi sistemare nonostante cerchiamo di fare del nostro meglio, quando intorno a noi vediamo tutto nero, una pinta è una buona via d’uscita!”.

(foto 11 Frank O'Dea, The Anglo Irish Bank Shareholder)
Elena Davitti /DEApress
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