Mentre in Italia tutti aspettiamo con angoscia (spesso eccessiva, ma non del tutto immotivata) le nuove norme "che verranno" con il futuro DPCM previsto per giovedì prossimo, l'Unione Europea continua con la sua strategia di inondare di soldi quelle case farmaceutiche che promettono un vaccino. Resta irrisolta la fondamentale domanda: quali e quante norme anti-Covid "rimarranno in piedi" dopo una vaccinazione di massa? Ma torniamo all'Unione Europea. L'energica Ursula von der Leyen ha dichiarato (1) che è stato firmato un nuovo contratto, questa volta con la società "CureVac". E' il quinto contratto di questo tipo. Ma solo 3 aziende, possono vantare ad oggi un vaccino sulla cui efficacia esistano prove abbastanza sostanziose (2). Rimane il dubbio: non ne basterebbe uno solo, ma "fatto bene"?
Comunque l'ultimo "arrivato" (nel senso l'ultimo vaccino a presentare prove di qualche spessore della sua efficacia) è quello sviluppato dall'azienda "Moderna" (3). Questo vaccino "promette" un efficacia vicino al 94%, ma costerebbe "solo" 33 dollari a dose. In compenso, come gli altri vaccini anti-Covid, necessiterebbe di due dosi, però può essere immagazzinato "solo" a -20 gradi, poco in confronto ai -70 necessari al vaccino concorrente della Pfizer (costo presunto: 15 dollari a dose). Il più economico, per adesso rimane quello sviluppato dall'università di Oxford in collaborazione con la ditta AstraZeneca, che dovrebbe costare 4 dollari a dose, e che può essere immagazinato in un normale refrigeratore.
Rimane "ai margini" della discussione il famoso vaccino russo, lo "Sputnik V", che costa 7 dollari e mezzo e che può essere immagazinato a temperature "normali" per un refrigeratore.
Se un vaccino "arriva prima", perchè produrre anche gli altri? E' difficile anche rispondere alla domanda: posto che arrivino tutti nello stesso momento, in base a cosa si deciderà con quale vaccino si debba vaccinare chi? Una domanda più cattiva potrebbe essere: non è che questo proliferare dei vaccini sia funzionale a scongiurare una produzione "fuori dai brevetti", (4) come è accaduto in passato, in varie parti del mondo, con altri farmaci, ritenuti essenziali, e di cui esistono norme che derogano ai diritti di proprietà intellettuale in caso di emergenza sanitaria?
Fabrizio Cucchi, DEApress
(1) https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2020/11/30/covid-ue-firma-nuovo-contratto-con-curevac-_2816c594-415f-4dad-862f-166b63171185.html
(2) Quelli sviluppati da Moderna, Pfizer, Oxford/AstraZeneca. Si veda https://www.bbc.com/news/coronavirus
(3) https://www.bbc.com/news/health-55129336
(4) https://www.aboutpharma.com/blog/2019/07/30/se-lo-stato-intende-produrre-farmaci-in-proprio-in-deroga-ai-diritti-esclusivi/
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