La lotta paga: il caso del "Galileo"

Sabato 29 Ottobre 2016 11:57 Fabrizio Cucchi
Stampa

Visto il clamore sollevato nella città di Firenze, dalle recenti proteste al liceo classico “Galileo”, ho deciso di farmi raccontare gli avvenimenti da alcuni studenti di quell'istituto. Oltre ai motivi “interni” all'istituto, anche la “scuola lavoro” e le ingerenze del “mondo degli Affari”, nella fattispecie la discutibile iniziativa del cosiddetto “Incubatore delle imprese” ( http://www.incubatoritoscani.it/) hanno avuto il loro peso nelle vicende, quindi esse non sono da considerarsi in un ottica esclusivamente di “colore locale” ma si inseriscono a pieno titolo in un quadro più ampio di avvenimenti. Ecco una coincisa sintesi di ciò che mi hanno riferito:

“Tutto è cominciato lo scorso anno, con l'arrivo della nuova preside, che coincise con l'inizio della “buona scuola”. Nonostante le speranze che il suo arrivo aveva suscitato, e nonostante qualche concessione iniziale agli studenti, costei impose un clima di chiusura a tutto ciò che poteva essere scomodo, e intimorì persino i docenti e il personale ausiliario. Il collettivo studentesco locale, provò senza successo a parlare con lei. Tra i punti di disaccordo, oltre al clima repressivo e di prevaricazione, il divieto di introdurre volantini dall'esterno, l'impossibilità da parte degli studenti di riunirsi autonomamente, e la richiesta negata di un aula autogestita dagli studenti.

Il consiglio d'istituto è di fatto inutile per gli studenti perché la sua maggioranza è formata da professori e genitori. Il cosiddetto “forum” [una forma di parziale autogestione “interna e concordata” N.d.R.] non è uno strumento politico di lotta, di rivendicazioni ne fai abbastanza poche.

A questo si aggiunse l'arrivo, lo scorso Gennaio, nelle classi del terzo anno della “scuola-lavoro”; gli studenti venivano in pratica obbligati a seguire “l'Incubatore delle imprese” dove venivano indottrinati sulle opportunità offerte dalle start-up, sulla bellezza dell'imprenditoria, etc. Un tentativo di protesta, o quantomeno di discussione (ossia: un volantino) da parte degli studenti delle classi interessate, venne accolto dalla preside con una scenata condita da minacce, e dal suo successivo rifiuto di ulteriore dialogo con gli studenti.

Il questionario obbligatorio di gradimento (non anonimo), bocciò al 98% questo “Incubatore delle imprese”. La preside, ad Agosto ne pubblicò i risultati definendoli frutto di pochi facinorosi e di molti gregari. Eppure, a inizio Settembre, proprio lei andò a parlare di “scuola-lavoro” alla festa dell'Unità.

All'inizio dell'anno scolastico, oltre ad un'aumento del controllo su tutti, gli studenti videro rimangiata la promessa di un'aula autogestita, oltre ad altre cose, e al perdurare e all'accentuarsi del clima repressivo. In due assemblee, emerse la volontà della maggioranza di occupare. Inizialmente, l'idea era di partecipare al corteo del 7 Ottobre scorso, per poi entrare dal portone principale. Gli studenti raggiunsero l'istituto ma la porta era chiusa. Alcuni, sull'onda delle emozioni del momento tirarono qualche spintone al portone, senza fare grossi danni. La polizia (che era dietro ai ragazzi/e, e che comunque impediva assemblamenti di persone sul retro dell'istituto) si mise in assetto anti-sommossa, cominciò a provocare la folla, poi al primo colpo un po' più forte al portone, gli agenti caricarono ripetutamente gli studenti. Ci furono vari feriti, di una certa gravità  tra i manifestanti.

Una settimana dopo, un giovedì sera, comunque gli studenti riuscirono ad occupare. Dal venerdì la protesta divenne partecipatissima, nonostante la tensione per la possibilità di iniziative da parte della polizia. Il sabato, inaspettatamente la preside cedette. E concesse che per la “scuola-lavoro” nessuno avrebbe più dovuto seguire l'indottrinamento all' “Incubatore delle imprese”. Inoltre veniva, tra le altre cose, concessa un aula autogestita dagli studenti, e la possibilità per questi di riunirsi il pomeriggio nell'istituto.

Il lunedì successivo, riprese la normale attivita didattica, dopo che gli studenti avevano, di loro iniziativa, nel corso della domenica, ripulito tutto. Ad oggi, la preside ha assicurato che non ci saranno ripercussioni disciplinari (sebbene poi spetti ai professori dare il voto di condotta). Inoltre, per quanto riguarda l'occupazione, lei non intende ricorrere a nessuna denuncia personale.

L'eco migliore di questa lotta si è avuta all'interno nel nostro istituto, dove molti partecipano più attivamente e dove tutti danno ragione a coloro che hanno maggiormente partecipato a questa protesta. Queste vicende hanno dimostrato che l'occupazione non è una ritualità e se saputa fare, è un ottimo mezzo. Bisogna che sia sentita dagli studenti. Essi, adesso hanno visto che la lotta paga. E' stato assimilato che l'agire porta a risultati, non la semplice rappresentanza.”

 

Fabrizio Cucchi, DEApress

Share

Ultimo aggiornamento ( Sabato 29 Ottobre 2016 16:58 )