Ho intervistato Silvana Grippi, che, in qualità di genitore e di donna che ha avuto un preciso percorso storico politico, ha un tracciato interessante di oltre 60 anni.
In che modo hai contribuito alla crescita delle nuove generazioni?
In qualità di genitore, sento il peso della responsabilità verso i giovani di questa generazione. Nei miei primi venti anni ho assistito alla comparsa di istanze ideologiche e di brividi rivoluzionari ricchi di cultura e di richieste di estensione dei diritti. Ho l’orgoglio di avere partecipato alle battaglie per una nuova identità sociale. La chiara percezione esistenziale degli anni settanta mi ha indicato un percorso ricco, condiviso ed in piena evoluzione. Purtroppo dopo l’orgoglio dell’essere, la logica del fare è stata bloccata.
E gli anni dal 78 in poi com’erano?
Quelli erano anni in cui ancora credevamo nel cambiamento storico fornito di senso e di progresso, che Pasolini definiva “sviluppo”. Se il progresso è stato un miglioramento qualitativo del modo di vivere, ha anche reso il mercato in espansione un mercato “spazzatura” ed “inquinante”. Il nostro coinvolgimento ha permesso azioni e comportamenti a prescindere dalla realizzazione delle nostre utopie. Le manifestazioni studentesche, vero fulcro di ribaltamento e lotte, hanno avuto una brusca interruzione dagli anni ottanta fino ai nostri giorni. Quindi i nostri figli non hanno vissuto le nostre esperienze e non hanno potuto dare ai loro figli strumenti di controinformazione. Pertanto, i giovani oggi si stanno riappropriando delle nuove esigenze ambientali ma vogliono e pretendono una rigorosa razionalità dato che la classe politica non li ascolta, dimostrando un totale disinteresse nei loro confronti. Dare il voto ai sedicenni è l’unica prospettiva che i nostri politici propongono a giovani che a quell’età purtroppo sono manipolabili, ma ciò non è utile all’”ascolto” ed al cambiamento. Gunther Anders dice: “Abbiamo rinunciato a considerare noi stessi come i soggetti della storia, e al nostro posto abbiamo collocato un solo altro soggetto: la tecnica”.
Che futuro credi avranno i nostri giovani?
Sinceramente è difficile dirlo, escono fuori dalla mia logica utopica. Si formeranno indubbiamente nuovi soggetti con proprie idee e convinzioni. Non so se saranno razionali o irrazionali. Questo lo vedremo in corso d’opera.
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