Teatro: Trilogia della Villeggiatura

Giovedì 04 Marzo 2010 05:36 Giulio Gori
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TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

di Carlo Goldoni, regia di Toni Servillo.

con Andrea Renzi, Eva Cambiale, Toni Servillo, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Anna Della Rosa, Gigio Morra, Betti Pedrazzi.
Scene Carlo Sala, costumi Ortensia De Francesco, luci Pasquale Mari, suono Daghi Rodanini.

Teatro della Pergola

’Goldoni è stato grande, ma mai quanto Molière’. Questa affermazione, ripetuta e condivisa da gran parte del pubblico, della critica e di tutto il mondo del teatro, è senz’altro vera. E’ vera perché i testi di Molière sono delle macchine perfettamente oliate che funzionano quasi da sole e, come per magia, suggeriscono tempi, toni e movimenti al regista e agli attori. Goldoni è più difficile. E’ un’avventura altrettanto esaltante, ma nasconde notevoli insidie: le sue parole, i suoi ritmi, non sono scontati, devono essere meditati, studiati con attenzione certosina, attraverso un lungo lavoro di analisi, per escludere il rischio di rappresentazioni troppo gigione, che finiscano per sminuire le sfumature del testo, o al contrario troppo attente a enfatizzare la precisione lessicale, col risultato di recite piatte e paludate.
Ma la grandezza di Goldoni, che rivoluzionò il teatro italiano tanto quanto Molière e Racine fecero con quello francese, può essere svelata proprio attraverso questo attento lavoro di calibratura di ogni battuta, per trasformare l’ironia in aperto sarcasmo, per fare del dramma lucida tensione e umana debolezza. E in questo gioco tra tragedia e farsa, Toni Servillo, delizioso sul palco nella sua piccola parte a metà tra il cicisbeo e il curculio plautino, dirige l’ampia orchestra di attori con grande maestria: alta concentrazione, tempi e controtempi impeccabili, sapienza nel saper gestire i diversissimi toni che la trilogia assume di volta in volta. Da segnalare la prova davvero convincente di Anna Della Rosa, brava nel registro dei toni drammatici, eccellente nel gestire i tempi della commedia.
Non si può, infine, trascurare l’eccellente scenografia di Carlo Sala che, oltre ad essere esteticamente accattivante, ha il raro pregio di sfruttare tutta la profondità di campo offerta dal palcoscenico, contribuendo così ad accrescere la coralità della trilogia, perché permette movimenti che si sovrappongono su tre diversi livelli tra il fondale e la ribalta, sui quali, in un disordine solo apparente, vengono apparecchiati i diversi registri disegnati da Carlo Goldoni.

Giulio Gori

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