Letture Napoletane
di e con Toni Servillo
Teatro della Pergola
Totò, De Filippo, Salvatore di Giacomo, Moscato... E' un atto d'amore verso la città e la gente di Napoli, quello che Toni Servillo regala con le sue “Letture Napoletane”. L'attore, attraverso un caleidoscopio di letterature differenti, di dialetti ruvidi e di idiomi più gentili, propone una Napoli sfaccettata, ricca di punti di vista, ben sostenuti da un'eccellente varietà interpretativa. Le malinconie, le asprezze, le ironie, i fatalismi, la religiosità antropizzata: c'è tutto, della città partenopea, in questo percorso tortuoso tra santi in Paradiso e figli della fortuna.
E il momento più alto di questo viaggio è, forse, il grido affannato e senza respiro della “Litoranea” di Enzo Moscato, che rivela la vera anima della città: ci sono le contraddizioni, la violenza, ma soprattutto i corpi ispessiti dal sole e coltivati nell'acqua lurida: quei corpi, grondanti di sensualità e di sadismo, quelle bocche impudenti, quelle lingue sedule, quelle mani nervose e scattanti, che rappresentano al tempo stesso la meraviglia e la corruzione della città. C'è sempre un certo eduardismo nella letteratura napoletana. La miseria, la sfortuna, le piccole disonestà finiscono spesso per essere decantate con una punta di compiacimento.
Ma nella napoletanità c'è anche un altro gusto che è sconosciuto ad altre lingue e culture locali: se nella poesia di Zanzotto c'è il trionfo della provincia veneta, se nelle canzoni di Gabriella Ferri c'è il sapore di una Roma smobilitata e sconfitta, a Napoli c'è sempre un senso di invincibile protagonismo, tutto ha il respiro del grande evento, della storia, dell'immortalità.
La marginalità e la periferia scompaiono. Napoli è sempre capitale.
Giulio Gori
di e con Toni Servillo
Teatro della Pergola
Totò, De Filippo, Salvatore di Giacomo, Moscato... E' un atto d'amore verso la città e la gente di Napoli, quello che Toni Servillo regala con le sue “Letture Napoletane”. L'attore, attraverso un caleidoscopio di letterature differenti, di dialetti ruvidi e di idiomi più gentili, propone una Napoli sfaccettata, ricca di punti di vista, ben sostenuti da un'eccellente varietà interpretativa. Le malinconie, le asprezze, le ironie, i fatalismi, la religiosità antropizzata: c'è tutto, della città partenopea, in questo percorso tortuoso tra santi in Paradiso e figli della fortuna.
E il momento più alto di questo viaggio è, forse, il grido affannato e senza respiro della “Litoranea” di Enzo Moscato, che rivela la vera anima della città: ci sono le contraddizioni, la violenza, ma soprattutto i corpi ispessiti dal sole e coltivati nell'acqua lurida: quei corpi, grondanti di sensualità e di sadismo, quelle bocche impudenti, quelle lingue sedule, quelle mani nervose e scattanti, che rappresentano al tempo stesso la meraviglia e la corruzione della città. C'è sempre un certo eduardismo nella letteratura napoletana. La miseria, la sfortuna, le piccole disonestà finiscono spesso per essere decantate con una punta di compiacimento.
Ma nella napoletanità c'è anche un altro gusto che è sconosciuto ad altre lingue e culture locali: se nella poesia di Zanzotto c'è il trionfo della provincia veneta, se nelle canzoni di Gabriella Ferri c'è il sapore di una Roma smobilitata e sconfitta, a Napoli c'è sempre un senso di invincibile protagonismo, tutto ha il respiro del grande evento, della storia, dell'immortalità.
La marginalità e la periferia scompaiono. Napoli è sempre capitale.
Giulio Gori
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