Musica: Raccolta di recensioni n.2 (a)

Venerdì 02 Maggio 2008 02:00 Massimiliano Locandro
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Pubblicazione del 2008 Vol.2


(21) POLAR FOR THE MASSES: ”Blended”
 

 
Dopo l’inaspettato successo di “Let me be here” tornano a farsi sentire i Polar For The Masses,  prodotti come al solito dalla gagliarda Black Nutria Independent Label.
“Blended”, pur confermando il sound personale targato Polar For The Masses, non segue le linee guida impartite dal precedente album: i ritmi qui si fanno più serrati, l’atmosfera più “scura” e le chitarre più graffianti, ai limiti di un ideale “punk-noise”.
Viene confermata invece la grande abilità nel creare congegni melodici di immediato impatto, anche se mancano quegli episodi malinconici, intrisi di un intimismo oscuro, che avevano contribuito a rendere “Let me be here” un album di sicuro interesse.
Canzoni come l’iniziale “Nothing’s wrong”, l’energica “Ready to play” o ancora la veloce “The Duck” si stampano immediatamente nella testa dell’ascoltatore e non “molleranno la presa” tanto facilmente.
Rimane però il forte dubbio che con “Blended” i Polar For The Masses non siano ancora riusciti a sfruttare appieno il loro enorme potenziale. L’intensa vena malinconica che si era intravista in “Let me be here” aveva fatto gridare al miracolo e dava l’impressione di rimanere molto di più “nelle loro corde”.


Massimiliano Locandro





(22) FLAP: “TREES ARE TALKING WHILE BIRDS ARE SINGING”

 
In che condizioni è la scena post-rock italiana , o per meglio dire, esiste ancora un movimento post-rock nel Belpaese?
Ascoltando questo terzo lavoro dei padovani Flap, prodotto in sinergia da Matteite e In The Bottle Records, si direbbe che niente è andato perso.
Aperture melodiche di largo respiro, funambolismi math, fragorose deflagrazioni elettriche sotto controllo, escursioni strumentali precise ed imprevedibili ed un’aspra malinconia di fondo: “Trees Are Talking While Birds Are Singing” ha tutte le carte in regola per poter essere una “mina vagante” pronta ad esplodere da un momento all’altro.
“Alice” brilla grazie a congegni melodici di sicura resa, “Crushed Into The Ceiling”  fa leva su  alcuni meccanismi cerebrali intricati ma non troppo, “Fermo 2” ammalia grazie ad un arpeggio azzeccato e alla voce decadente di Bob Corn.
I Flap sono maturati e si sente: sebbene alcuni passaggi ricordino non poco i grandi Explosions In The Sky, l’impressione è quella di avere tra le mani un piccolo scrigno di pietre preziose, valorizzato anche da un art-work fresco e ben curato.
 L’unico rimpianto è quello di aver dato alla luce “Trees Are Talking While Birds Are Singing” un po’ troppo in ritardo coi tempi: una manciata di anni fa, qualcuno qui in Italia avrebbe gridato al miracolo.  


Massimiliano Locandro






(23) IL PAN DEL DIAVOLO

 
Folk acido e testi allucinati in italiano: si fa strada tra istinto e tradizione la proposta di questo “folk-duo” siciliano che ha deciso di farsi chiamare “Il Pan Del Diavolo”.
Quattro canzoni immediate, quasi fossero uscite di getto, che catturano grazie ad un piglio sfrontato ed un approccio istintivo senza fronzoli.
Il tutto viene reso ancor più accattivante per merito di testi acuti e mai banali e grazie ad una  grancassa, elemento non proprio convenzionale per una folk band ma in grado di produrre un ritmo sfrenato ed incalzante.
Pietro Alessandro Alosi (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca Bartolo (chitarra) tentano di unire tradizione ed aggressività senza sfociare in deleterie crisi di rigetto e l’attenzione rimane alta per tutta la durata di questo loro primo Ep.
Una proposta originale che di sicuro merita di essere valutata sulla lunga distanza.


Massimiliano Locandro




 
 (24) INSINTESI: “SUBTERRANEA” 

Terra dal fascino particolare il Salento, profumata di tradizioni mediterranee che musicalmente parlando si rivelano uniche.
Solo qui le influenze etniche tradizionali come la taranta si incontrano con suggestioni elettroniche e stili musicali meno ortodossi che vanno di pari passo con riferimenti eterogenei e caldi come il reggae, la drum’n’bass ed il dub.
Gli Insintesi rappresentano appieno l’anima musicale salentina, proponendo un sound che è un godibile connubio di sonorità urbane, melodie reggae, ritmi sincopati jungle e soprattutto bassi profondi e scavati, tanto cari alla scena dub.
Attivi da circa una decina di anni e con alle spalle un’intensa attività live fatta di set infuocati e prestigiose collaborazioni con artisti di riferimento internazionali, gli Insintesi giungono al loro debutto proponendo dieci tracce che rielaborano lo stile drum’n’bass mischiando suggestioni di stampo mediterraneo con ritmi reggae, senza mai perdere di vista le proprie fascinose tradizioni.
Ne scaturisce un sound caratteristico e del tutto originale, che porta alla mente le notti infuocate ed il profumo unico del Salento: terra di orgoglio e libertà.

Massimiliano Locandro



 
 
(25) LAGWAGON: “I THINK MY OLDER BROTHER USED TO LISTEN TO LAGWAGON” 

Dopo una lunga pausa di riflessione, dovuta a varie vicissitudini che hanno fortemente condizionato il percorso artistico di questa leggendaria punk-rock band di Santa Barbara, tornano finalmente a far sentire la propria voce i Lagwagon, sempre sotto l’attenta direzione di Fat Wreck Chords.
“I Think My Older Brother Used To Listen To Lagwagon”, oltre a candidarsi come uno dei titoli più lunghi dell’intera storia del rock, è l’ideale proseguimento di “Resolve”, album dedicato alla memoria di Derrick Plourde, ex batterista nonché fondatore della band nel lontano 1990.
Questo nuovo Ep, oltre a contenere una nuova versione di “Fallen”, per l’occasione riarrangiata in tinte fortemente melodiche, vede la presenza di sei nuovi indediti, tra cui spiccano l’iniziale “B Side”, energica e sfrontata come uno sputo in un occhio, la malinconica cavalcata di “Live It Down” ed il massiccio muro di adrenalina che si staglia sulle note della conclusiva “Mission Unaccomplished”.
I Lagwagon, pur non avendo più niente da dimostrare, aggiungono un altro tassello alla loro incredibile carriera, zittendo tutti quelli che li vedevano ormai sul viale del tramonto.
Grazie ai Lagwagon, ed al grande lavoro di Fat Wreck Chords, ci sentiamo ancora liberi di urlare: “Punk is not dead”.


Massimiliano Locandro





                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2020 20:03 )