Musica: Raccolta di recensioni n.1 (a)

Martedì 08 Gennaio 2008 03:00 Massimiliano Locandro
Stampa

Pubblicazione del 2008 Vol 1 (a)

(1) Biscazulù: "I Tre Terroni"

Dopo le pluriennali esperienze con Bisca e 99 Posse, vere istituzioni della scena musicale alternativa napoletana, Luca Persico (O’Zulù), Sergio Maglietta (Serio) ed Elio Manzo (100gr.) hanno deciso di riunirsi nel progetto Biscazulù, dando vita al lavoro intitolato “I Tre Terroni”.
Fin dal titolo e dall’immagine della copertina, evidente  parodia ai  Tre Tenori, si capisce che la rabbia tanto cara sia ai Bisca che ai 99 Posse, si è notevolmente affievolita ed è stata sostituita da manciate di ironia che si trovano sparse a piene mani in molti pezzi di questo lavoro. Le singole canzoni risultano così spogliate della loro dote principale, caratteristica che ha reso unici ed originali gruppi come Bisca e 99 Posse, veri paladini della “parola urlata dal basso”, capaci di gridare la loro cultura antagonistica ed i loro attacchi frontali alla politica ed alla società italiana per più di un ventennio.
Certo, non è tutto da buttare: Luca Persico conferma a pieno titolo le sue grandi doti di “paroliere”  ed a tratti è ancora credibile, come nella intensa rivendicazione sociale di  “Chi è sfruttato” e in “I Moderati”, fedele ricostruzione/distruzione dei protagonisti della classe politica a noi contemporanea, mentre Sergio Maglietta conferma la sua classe nella riflessiva e malinconica “Almeno parte”, a mio avviso il pezzo più riuscito dell’intero disco.
Si tratta però di eccezioni in un lavoro nel complesso “piatto”, che pecca di eccessiva “leggerezza”, anche se bisogna ammettere che pezzi come “La mano di Dio”, vero e proprio inno a Diego Armando Maratona,  e come “Chavez”, pur non brillando per originalità dei contenuti, riescono ancora a  divertire e a far  ballare.
Se l’intenzione era quella di fare un disco ascoltabile e divertente, l’obiettivo è stato raggiunto, ma i connotati che hanno caratterizzato per anni l’espressione artistica e l’esplosione di gruppi come Bisca e 99 Posse sono lontani anni luce, purtroppo.

Massimiliano Locandro 

(2) Liberi di suonare Compilation 2007  

Si tratta di una compilation con cui l’interessante etichetta romana Cinico Disincanto ci presenta alcuni tra i migliori artisti da loro prodotti.
Si parte con “Quel che accade”, frizzante traccia rock dei Cappello a Cilindro che, tra riff azzeccati e un crescendo adrenalinico, affrontano il tema di un amore decisamente non andato a buon fine.
Veramente bravi i Marcosbanda, qui presenti con la title-track del loro recente disco, “Il nome dei Pomodori”, lavoro capace di raggiungere in breve tempo numerosi consensi positivi, dagli addetti ai lavori e non solo.
Una piacevole sorpresa sono anche gli Ultimavera, che con la grintosa e adrenalinica “Francesco Saffa” ci raccontano le divertenti vicissitudini di due ex-compagni di scuola che si incontrano dopo molto tempo, dando vita ad un simpatico siparietto.
Si prosegue con la scanzonata “Domani” dei Tecnosospiri, autori di un pop-rock energico e molto orecchiabile e con “Quel po’di logica” dei Chiazzetta, che si muovono su coordinate musicali non distanti dal gruppo precedente, si divertono e ci fanno divertire.
Molto interessante “Banditi”, proposta dai Jacinto Canek, che parte come una traccia metal, ma poi risente di influenze varie, a tratti mediterranee, a tratti travolgenti, soprattutto nel cantato del refrain.
Si termina con il folck rock dei Pura Utopia, che con l’omonima canzone ci fanno riflettere sulle inutili distinzioni che troppo spesso ci dividono, causando ingiustificate reazioni di odio tra i popoli.

In definitiva una compilation azzeccata, molto varia, con cui la Cinico Disincanto ci dimostra ancora una volta che in Italia esistono gruppi molto preparati e pronti a “decollare”; basta crederci, investire un po’ di tempo e di buona volontà e…incrociare le dita!

Massimiliano Locandro

(3) Diego Mancino“L’Evidenza”


Con il suo secondo disco il cantautore milanese Diego Mancino si pone un obiettivo non da poco: rivoluzionare la canzone italiana. La sua non è tanto una ricerca musicale quanto spirituale, volta alla costruzione di un linguaggio simbolico che possa ribaltare la visione del quotidiano, spogliandolo del materialismo e ponendo in primo piano la questione sentimentale. E’ proprio questo concetto, senza il quale non si riuscirà mai ad apprezzare fino in fondo “L’Evidenza”, a rendere affascinante ed unico questo suo secondo lavoro solista.
Non a caso il cantautore milanese è stato definito da molti critici “la nuova via per il cantautorato moderno”, una sorta di ibrido ottenuto prendendo come punto di riferimento la canzone d’autore italiana degli anni’70 (Luigi Tenco su tutti) che viene qui rielaborata con gli arrangiamenti e l’aggressività tipici del rock e l’anima pulsante della “black music”. Il tutto è reso più interessante da testi poetici ed altamente simbolici che hanno come “concept” la ricerca di una rivoluzione spirituale che riesca a far percepire l’importanza dell’amore, dei sentimenti e della poesia nella vita dell’uomo, suggerendo così una visione diversa della quotidianità.
Musicalmente va detto che tutte le dodici canzoni presentano arrangiamenti di gran classe, su cui sempre si eleva la particolare timbrica di Diego Mancino, che da alcuni è stato definito una sorta di via di mezzo tra Manuel Agnelli e Fausto Leali. Tra le canzoni più belle spicca l’iniziale “Tutte le distanze”, primo singolo estratto dall’album, pianoforte e batteria, con la splendida voce a farla da padrone in un crescendo di grande intensità emotiva. La successiva “Le cose inutili” è una perla di rara bellezza, in cui si rievoca tutta la classe della canzone d’autore italiana anni’70: è forse ciò che sarebbe successo se Gino Paoli si fosse imbattuto nella “musica nera”.
E mentre il ritornello di “L’evidenza sta crollando” si stampa fisso nella memoria, la componente nera, che evidentemente scorre  a pieno ritmo nelle vene di Diego Mancino, si rivela nel suo intero fascino in “Satellite”. Menzione particolare anche per l’interpretazione vocale da brividi in “La prima volta”, per le atmosfere eteree e malinconiche di “Milano e l’impossibile” e per la splendente “A parte te”, impreziosita da un arrangiamento musicale di grande classe.
Se questa è la strada che deve prendere il cantautorato italiano, ben venga e senza troppa attesa!

Massimiliano Locandro

 

(4) Droning Maud:" The World Of Make Believe"

Iniziamo col dire che, nonostante il nome ed i riferimenti musicali,i Droning Maud sono tutti italiani, per la precisione di Corvaro (Rieti).
Questo perché, ascoltando il loro sound fluido e corposo, ricco di venature di chiaro stampo new-wave, si potrebbe benissimo avere l’impressione di avere a che fare con una rock-band di buona levatura internazionale.
E’ proprio la fluidità con cui scorrono le sette canzoni di “The World Of Make Believe”, unita ad un’innata capacità di creare melodie accattivanti, ad impressionare piacevolmente ed a rendere il suond dei Droning Maud di grande “appeal”.
Ascoltando il lavoro dei Droning Maud, non si puo’ fare a meno di citare il sound di band più affermate quali Interpol ed Editors, a cui i nostri pagano evidentemente dazio, proponendo un rock dai contorni scuri e influenzato dalle atmosfere melodiche di quella che fu l’ondata new-wave. Così le sette canzoni di “The World Of Make Believe” scorrono piacevolmente, tra intrecci melodici ben congeniati, chitarre rumorose e  precise, ed atmosfere dai contorni  darkeggianti, in un crescendo melodico che trova il suo apice nella coinvolgente e sorniona “No Sooner Said Than Done” e nella successiva
“In The Beginning Was The End”.
Se proprio bisogna trovare un difetto, forse sarebbe da regolare il suono della batteria, talmente invadente da sovrastare di gran lunga le tonalità del basso, ma si tratta proprio di andare alla ricerca del cosiddetto
“pelo nell’uovo”.
Per il resto i Droning Maud destano veramente una buona impressione e dimostrano di meritare la fiducia e l’interesse che già in molti tra gli addetti ai lavori e non solo gli hanno tributato.

Massimiliano Locandro


(5) Analisilogica:" I giocattoli di Amanda"


  
“I giocattoli di Amanda” è il nuovo lavoro degli Analisilogica, quintetto dedito ad un pop-rock di buona fattura, con alle spalle un’intensa gavetta live.
Le undici canzoni di cui compone ““I giocattoli di Amanda” scorrono fluide, grazie a melodie semplici, ritornelli orecchiabili che entrano subito in circolo e un grande lavoro in sede di arrangiamento e post-produzione.
Certo, la canzone d’autore è lontana anni luce, ma gli Analisilogica non si pongono questo problema: la loro intenzione non è quella di stupire mostrando le doti tecniche di cui sicuramente sono in possesso, ma di offrire agli ascoltatori canzoni schiette, fluide e qualche ritornello da cantare sotto la doccia.
Così i circa quaranta minuti di musica scorrono piacevolmente, tra storie d’amore da dimenticare (“Non Tornerai”), tecnologie che condizionano i rapporti personali (“Il Mondo”) e ancora storie d’amore che sbocciano (“Coincidenza”).
C’è anche spazio per due possibili hit radiofoniche: la scanzonata “Aveva ragione Dalì” el’accattivante “Al centro commerciale”, forse il momento migliore dell’intero lavoro, in cui spiccano le indiscutibili doti del cantante Raffaele Mura.
“I giocattoli di Amanda” è un lavoro che non aggiunge niente di nuovo nella scena musicale italiana ma possiede la caratteristica di lasciarsi ascoltare piacevolmente, strizzando l’occhio alla programmazione radiofonica nazionale.
Gli Analisilogica hanno intuito quali sono i languori dell’ascoltatore medio italiano e si sono preoccupati di apparecchiare la tavola con garbo e molta cura.

Massimiliano Locandro




 

 






 

 




  

Share

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Aprile 2020 20:02 )