“Inseguendo un pensiero” è un lavoro istintivo, in bilico tra realtà e fantasia.
Anche se non lo si direbbe, Berto è un chitarrista provetto e ultrapreparato, con alle spalle numerose collaborazioni con musicisti del calibro di Bugo, Amari, Dente e Tre Allegri Ragazzi Morti.
Ascoltando però le dieci tracce di questa sua opera prima si ha l’impressione che Berto abbia deciso di rinchiudere in un cassetto tutte queste elevate competenze tecniche e strumentali, dando libero sfogo alla sua fantasia ed alla sua attitudine molto originale di fare musica, ottenendo melodie indie-pop dagli sfumati contorni pastello.
Ne vengono fuori canzoni spensierate, istintive e ad un primo ascolto leggere, ma di certo non superficiali.
Berto è stato molto abile ad imprigionare in musica le sue fantasie, i suoi stati d’animo ed i suoi fantasmi. Ha plasmato sapientemente questa preziosa materia prima, amalgamando con cura tutti gli ingredienti ed è riuscito a renderla accessibile a tutti, trasportando così sul pianeta terra le sue personali pillole di felicità.
Alla fine dell’ascolto non ci rimane altro che sperare che quella famosa conchiglia si riapra presto (“Hawai mon amour”), cercare di percepire il rumore del cervello che fa crock (“Quando eri una donna”) e guidare a zig-zag tra l’asfalto e le nuvole cantando a squarciagola il ritornello di “Superficiale”.
Berto ha aperto a tutti l’uscio della sua casa di marzapane e ci invita ad entrare senza timore: perché rifiutarsi?
Massimiliano Locandro