Adesso che l’ondata post-rock si è esaurita, che fine avranno fatto quelli che una volta erano considerati i gruppi di spicco della scena italiana?
Alcuni stanno continuando a proporre la loro musica, senza curarsi delle mode del momento, altri si sono presi una lunga pausa di riflessione, altri ancora hanno deciso di “rinnovarsi”.
A questa terza categoria appartengono i Tom Violence, che per l’occasione hanno deciso di mettere da parte sax e violino, sostituendoli con organo, pianoforte e wurlitzer, a dar vigore e sostegno alle voci acerbe dei due chitarristi.
Ne è uscito fuori un disco piacevole da ascoltare, dove le ruvide trame “noise-rock” si incontrano senza farsi troppo male con zuccherose melodie di chiaro stampo “indie pop”.
Formalmente è tutto perfetto: canzoni come “You’re no good”, “Unhappy ending” e ”Your unsleeping eye” potrebbero tranquillamente entrare in una qualsiasi rotazione tele-radiofonica senza demeritare.
Il nocciolo della questione è un altro: niente, dalla musica, alla produzione, ai testi, lascia intravedere che si tratti di un gruppo rigorosamente italiano.
Siamo davvero sicuri che questo sia un bene per la musica italiana?
Massimiliano Locandro