Djemaa El Fna non è una piazza qualsiasi di Marrakech. Djemaa El Fna è la piazza.
Se passeggi per l'immenso souk che si snoda nel dedalo di viuzze dentro la medina, c'è sempre qualcuno che, senza che tu glie lo abbia chiesto, ti indirizza verso "la place" come se a Marrakech esistesse un solo luogo dove un turista debba andare. E forse non hanno tutti i torti perchè se c'è qualcosa di magico in questa caotica, polverosa, sfiancante città, questo incanto lo si trova nella sua piazza più famosa, non a caso proclamata dall'UNESCO, patrimonio orale e immateriale dell'umanità.
La sua magia secondo me sta nella capacità di trasformazione che avviene al tramonto. La mattina si possono incontrare alcuni carrettini che vendono spremute di agrumi, qualche incantatore di serpenti, donne che si cimentano nell'arte della decorazione della pelle con henné, tutti un po' confusi nella mischia generale che vede coinvolte persone che si affrettano ad andare in ogni parte e turisti spaesati alla ricerca di un senso "occidentale" a tutto cio'.
Ma la magia deve ancora arrivare. Intorno alle 4 del pomeriggio iniziano le grandi manovre. Decine e decine di verdi barroccini trainati da giovani virgulti fanno il loro ingresso nel grande palcoscenico che è la piazza.
In poco piu' di un'ora e mezzo questi curiosi carrettini come eroi giapponesi dei cartoni animati si trasformano, con l'abilità e il lavoro di chi li ha trasportati, in piccoli ristorantini all'aperto con tanto di tavoli, panche, gazebo per ripararsi dal sole e dalla pioggia e con l'esposizione di spiedini di carne,calamari da friggere, tajine, insalate, cous cous, zuppe e datteri. Dopo pochi minuti, grazie alla flessibilità del lavoro, i giovani addetti al montaggio si trasformano, con tanto di vestaglina bianca, in camerieri, cuochi e public relation men addetti all'accoglienza.
Intanto cominciano ad arrivare in piazza anche i carrettini che disponendosi in fila su un lato che delimita la zona ristoro, vendono piatti fumanti di lumache bollite, mentre altri, sull'altro lato, vendono dolcetti ed un robustissimo tè ultra speziato e piccante da non consigliare certamente alle signorine in convalescenza.
La notte cala e centinaia di lampadine si accendono ad illuminare l'attività godereccia in cui si è immersi e il fumo che sale dagli spiedi.
La piazza continua a riempirsi di incantatori di serpenti, musicanti, danzatori,oratori, cantastorie, scimmie ammaestrate e gente di ogni tipo.
All'una di notte tutto cambia di nuovo. Il paese dei balocchi viene smontato in quattro e quattrotto e la piazza torna ad essere libera fino al giorno dopo. E questo accade ogni giorno, tutti i giorni dell'anno.
Non è forse magia questa?
Angela