Teatro: Sei personaggi...

Venerdì 30 Gennaio 2009 15:02 Giulio Gori
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Sei personaggi in cerca d'autore


di Luigi Pirandello, regia Giulio Bosetti
con Giulio Bosetti, Antonio Salines, Silvia Ferretti, Nora Fuser, Marina Bonfigli, Umberto Terruso, Giovanna Rossi, Elio Aldrighetti, Anna Canzi, Caterina Bajetta, Nadia Moretti, Dario Merlini, Giuseppe Scordio, Vladimir Todisco Grande, Gregorio Pompei. Scene e costumi Carla Ricotti, musiche Giancarlo Chiaramello, movimenti mimici Marise Flach.

Al Teatro della Pergola fino a domenica 1 febbraio


Qual’è oggi il senso dei sei personaggi in cerca d’autore? Perché riaffrontare oggi quella storica frattura del teatro contemporaneo? Perché mettere ancora di fronte sei personaggi incompiuti di fronte ad attori che non ne comprendono ragioni e passioni? La risposta di Bosetti sta nella constatazione che la crisi d’indentità non è propria soltanto dell’uomo pirandelliano, ma attiene all’umanità stessa, alla sua storia: così il regista-attore non inventa un teatro nuovo, non aggiunge una nuova rivoluzione alla rivoluzione di Pirandello, ma si concentra, appunto, sul tormento dell’uomo perseguitato dalla paura del proprio non essere, dalla propria inadeguatezza.
Grazie al grande equilibrio del gioco teatrale e alla grande precisione di ogni particolare, l’intensità e la credibilità dei sei personaggi riescono ad emergere nonostante il sovversivo Pirendello faccia di tutto per rompere l’unità drammatica della fabula: l’intreccio infatti alterna momenti di grande emotività ad interruzioni di carattere talvolta velatamente ironico, talvolta apertamente sarcastico. Ma la sapiente regia e l’altissimo livello delle interpretazioni riescono a mantenere una coerenza drammatica e stilistica; merito soprattutto di un eccellente Antonio Salines e di una magnifica Nora Fuser, che forse più di chiunque altro coglie l’essenza estraniante e gelida del teatro pirandelliano. Bosetti, bravissimo nella parte del direttore capocomico (forse una sfumatura sopra le righe?), è spesso seduto in platea, come a rappresentare il centro prospettico al di fuori della pittura, il punto di riferimento degli sguardi, della curatissima mimica e della posizione dei corpi, che, tutti assieme, costruiscono quadri umani di straordinaria bellezza ed equilibrio, fotografie viventi di inquietante fissità e mestizia.
A chiudere il cerchio perfetto di questa pièce, c’è la vena di follia che attraversa i personaggi e gli attori, che li fa saltare e dibattersi come in un circo di pagliacci tristi, come in un sordido film di David Lynch, in una recita che fa da ponte tra la tragedia di Sofocle e il paradosso di Samuel Beckett.

Giulio Gori

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