
Sillabari
liberamente
tratti da Goffredo Parise
adattamento
e regia di Paolo Poli
con Paolo
Poli, Luca Altavilla, Alfonso De Filippis, Alberto Gamberoni, Giovanni
Siniscalco
scene di
Emanuele Luzzati, costumi di Santuzza Calì
Al Teatro
Puccini di Firenze fino al 14 dicembre 2008
I sillabari di Paolo Poli, molto
liberamente ispirati a quelli di Parise, rappresentano un’allegra indagine nel
mondo della modestia umana: signore ricche ma ignoranti e volgari, giovani
ingenue e servili, ragazze e donne accomunate da una spiccato accento reazionario,
donne che mangiano “con molta educazione, a piccoli bocconi”. In questa parodia
del possibile si compie un percorso frammentato che parte dai giorni della
guerra per arrivare fino agli anni ’60, con il Carosello e la nostalgia di una
giovinezza sfumata. Ma nell’intelligente architettura di questo lavoro, la
Storia fa sì da sfondo ad ogni cosa, ma scivola come acqua sulle piume dell’oca:
per le protagoniste il mondo è un mistero
da non scoprire, nulla sanno e nulla vogliono sapere; che cosa sia Salò, a che
punto si spinga l’audacia di un film, cosa ci sia dietro un buco in una rete,
quasi sempre è la fuga la migliore risorsa.
Paolo Poli usa l’arma del cabaret per
affrontare con garbo le piccole magagne dell’umanità, per indagare le volgarità
senza rischiarla a sua volta; il luogo comune è trattato con sapienza e delicatezza,
talvolta fin troppa, al punto tale di incorrere il rischio di quando in quando
di smarrire l’efficacia e la forza.
Lo spettacolo inizia davvero sotto
tono con un Poli verboso e poco concentrato, che recita a ritmi eccessivamente
serrati, nell’impossibilità di compiere variazione e, quindi, di ottenere
effetto comico. Si riprende molto presto tuttavia, eccome se si riprende,
rallentando decisamente e cominciando a modulare, variare, le espressioni
vocali, con risultati esilaranti o commoventi, con le stupefacenti
interpretazioni dello stupore femminile (“Anche i lampi!” urla sconvolta la
donna sorpresa dal temporale) o della nostalgia per una giovinezza lontana, con
la dolorosa scoperta che i nostri sogni sono spariti dagli occhi degli altri.
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