Teatro: Sillabari

Giovedì 27 Novembre 2008 13:39 Giulio Gori
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Paolo Poli in "Sillabari"


Sillabari

 

liberamente tratti da Goffredo Parise

adattamento e regia di Paolo Poli

 

con Paolo Poli, Luca Altavilla, Alfonso De Filippis, Alberto Gamberoni, Giovanni Siniscalco

scene di Emanuele Luzzati, costumi di Santuzza Calì

 

Al Teatro Puccini di Firenze fino al 14 dicembre 2008

 

I sillabari di Paolo Poli, molto liberamente ispirati a quelli di Parise, rappresentano un’allegra indagine nel mondo della modestia umana: signore ricche ma ignoranti e volgari, giovani ingenue e servili, ragazze e donne accomunate da una spiccato accento reazionario, donne che mangiano “con molta educazione, a piccoli bocconi”. In questa parodia del possibile si compie un percorso frammentato che parte dai giorni della guerra per arrivare fino agli anni ’60, con il Carosello e la nostalgia di una giovinezza sfumata. Ma nell’intelligente architettura di questo lavoro, la Storia fa sì da sfondo ad ogni cosa, ma scivola come acqua sulle piume dell’oca:  per le protagoniste il mondo è un mistero da non scoprire, nulla sanno e nulla vogliono sapere; che cosa sia Salò, a che punto si spinga l’audacia di un film, cosa ci sia dietro un buco in una rete, quasi sempre è la fuga la migliore risorsa.

Paolo Poli usa l’arma del cabaret per affrontare con garbo le piccole magagne dell’umanità, per indagare le volgarità senza rischiarla a sua volta; il luogo comune è trattato con sapienza e delicatezza, talvolta fin troppa, al punto tale di incorrere il rischio di quando in quando di smarrire l’efficacia e la forza.

Lo spettacolo inizia davvero sotto tono con un Poli verboso e poco concentrato, che recita a ritmi eccessivamente serrati, nell’impossibilità di compiere variazione e, quindi, di ottenere effetto comico. Si riprende molto presto tuttavia, eccome se si riprende, rallentando decisamente e cominciando a modulare, variare, le espressioni vocali, con risultati esilaranti o commoventi, con le stupefacenti interpretazioni dello stupore femminile (“Anche i lampi!” urla sconvolta la donna sorpresa dal temporale) o della nostalgia per una giovinezza lontana, con la dolorosa scoperta che i nostri sogni sono spariti dagli occhi degli altri.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 27 Novembre 2008 13:43 )