
Spoon River - di William Willinghton
Inaugurata sabato a Scarperia (FI), la mostra “Spoon River, ciao” di William Willinghton e Fernanda Pivano: le fotografie dell’artista statunitense accompagnate dai testi della celebre linguista su uno dei soggetti più leggendari della storia della letteratura, quel villaggio dell’Illinois raccontato da Edgar Lee Masters nella magnifica “Antologia” del 1915.
Fernanda Pivano incontrò le poesie di Lee Masters, grazie a Cesare Pavese, e le tradusse per la prima volta in italiano nel 1943. Nel 1971 Fabrizio De André cantò Spoon River nel disco “Non al denaro non all’amore, né al cielo”. Nel 2005 William Willinghton ritrasse quei luoghi e li portò, poi, in giro per le più importanti città del mondo.
Immagini di una città spettrale, priva di esseri umani, raccontata con un bianco e nero elegante, abbastanza sgranato da dare fascino ai soggetti, su formati, forse, troppo piccoli. Fotografie comunque bellissime, che ritraggono luoghi speciali, magici, con tocchi di poesia e di ironia, allo stesso tempo.
Ma soprattutto la collina, col cimitero delle anime dolenti, abbandonato, che rischia di andare distrutto. La mostra è anche un appello, nonché una raccolta di fondi, per salvare un simbolo sulla cui leggenda sono cresciute molte generazioni.
Organizzata dalle associazioni Arzach e da Dreems Creek, dai Comuni di Vicchio e di Scarperia e dalla Provincia di Firenze, la mostra fa parte della rassegna “In direzione ostinata e contraria” dedicata a Fabrizio De André.
All’inaugurazione hanno partecipato anche gli attori del Teatro Idea di Borgo San Lorenzo, che hanno recitato con passione poesie di Edgar Lee Masters e canzoni di De André.
Fernanda Pivano incontrò le poesie di Lee Masters, grazie a Cesare Pavese, e le tradusse per la prima volta in italiano nel 1943. Nel 1971 Fabrizio De André cantò Spoon River nel disco “Non al denaro non all’amore, né al cielo”. Nel 2005 William Willinghton ritrasse quei luoghi e li portò, poi, in giro per le più importanti città del mondo.
Immagini di una città spettrale, priva di esseri umani, raccontata con un bianco e nero elegante, abbastanza sgranato da dare fascino ai soggetti, su formati, forse, troppo piccoli. Fotografie comunque bellissime, che ritraggono luoghi speciali, magici, con tocchi di poesia e di ironia, allo stesso tempo.
Ma soprattutto la collina, col cimitero delle anime dolenti, abbandonato, che rischia di andare distrutto. La mostra è anche un appello, nonché una raccolta di fondi, per salvare un simbolo sulla cui leggenda sono cresciute molte generazioni.
Organizzata dalle associazioni Arzach e da Dreems Creek, dai Comuni di Vicchio e di Scarperia e dalla Provincia di Firenze, la mostra fa parte della rassegna “In direzione ostinata e contraria” dedicata a Fabrizio De André.
All’inaugurazione hanno partecipato anche gli attori del Teatro Idea di Borgo San Lorenzo, che hanno recitato con passione poesie di Edgar Lee Masters e canzoni di De André.
Giulio Gori

Marco Bogani ("Arzach") presenta l'esposizione (g.g.)
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