L’anchor woman della Rai, oggi europarlamentare Lilli Gruber, ha presentato venerdì 30 novembre alla Biblioteca delle Oblate a Firenze il suo ultimo libro “Figlie dell’Islam, La rivoluzione pacifica delle donne musulmane”. Tanti, davvero in molti si sono presentati i fiorentini, nonostante i disagi causati dallo sciopero dei mezzi pubblici. La sala, una splendida aula di cultura, con le pareti murarie rivestite da scaffali di libri, era gremita da giornalisti, fotografi, intellettuali ma anche e soprattutto da gente comune interessata ad ascoltare da vicino le testimonianze di una donna che esplora con efficacia, un universo complesso quale quello delle donne musulmane. In questo libro-reportage, nato dalla sua lunga esperienza giornalistica e dai suoi numerosi viaggi e incontri nei paesi Arabi, racconta una “Jihad” rosa, tutta al femminile. Appunto “Jihad”, termine che non è eletto come troppo spesso accade oggi ad indicare “guerra Santa”, bensì designato ad esprimere uno “sforzo” verso un determinato obiettivo. Lilli Gruber, vicina alle donne e spesso anche portavoce dell’universo islamico femminile, si accosta a questa realtà nella consapevolezza che comunque l’occhio occidentale deve porre dei filtri molto spessi di valutazione nel raccontare una cultura per certi versi lontana dalla nostra. Anche se, come lei stessa dice “dietro i tanti veli si nascondono donne che hanno la stessa esigenza di libertà e rispetto che abbiamo noi ma ci vogliono arrivare scegliendo un loro percorso e nel rispetto della religione”. Izzeddin Elzir, Imam della Comunità islamica e partecipe alla serata nella Biblioteca fiorentina, manifesta quanto quest’ultimo studio della giornalista si presenti come uno strumento per creare una cultura nuova, per migliorare quella visione occidentale troppo oggettiva nei riguardi dell’islam. Perché molto c’è ancora da scoprire e poco da giudicare quando si parla dei Paesi islamici. E se per un verso le donne arabe guardano all’occidente, al dinamismo e alla combattività sessantottina, apprezzano le nostre battaglie e da noi imparano ad evitare alcuni errori, dall’altro fanno sicuramente un passo avanti nell’abdicare una società così consumistica dove il corpo femminile viene sfruttato e ridotto a un mero oggetto.
Barbara Provvedi-DEApress
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