Festival dei Popoli: "Mensajero" di Martín Solá
(Mensajero) Regia, sceneggiatura e montaggio: Martin Sola; Fotografia: Gustavo Schiaffino; suono: Jonathan Darch,Jordi Juncandella e Omar Mustafà; produzione: 996 Film; Origine: Argentina, Germania e Spagna; Durata: 96'.
Il giorno lunedì 14 novembre, al Festival dei Popoli presso il cinema Odeon di Firenze, è stata proiettata la prima internazionale del lungometraggio di Martín Solá dal titolo "Mensajero". Regista argentino, Martín Solá si è diplomato in Documentario di creazione all'Observatorio di Barcellona dove tuttora insegna dal 2008. Ciò che colpisce fin dai primi fotogrammi è il paesaggio: scarno, dagli spazi interminabili, le montagne che si srotolano in lontananza nel silenzio più assoluto, la quasi totale mancanza dell’impronta dell’uomo salvo piccoli paesini sparsi sul vasto territorio dove il tempo sembra essersi fermato da ormai chissà quanto.
Ma è proprio questa apparente “assenza” di elementi a far sì che la percezione dello spettatore si acuisca e possa così recepire appieno i più piccoli cambiamenti di luce e di ombre, di vicinanze e lontananze, di “vuoti” che in realtà sono pieni. Proprio il suo attaccamento alla terra natia e ai luoghi più caratteristici e al tempo stesso caratterizzanti del paesaggio argentino, sono filo conduttore di tutto il documentario: è il territorio desolato della Puña, situato a nord-ovest della Repubblica Argentina nella regione della Cordigliera andina, ad essere il vero protagonista del film. Solá introduce lo spettatore in questa realtà attraverso la figura di Rodrigo, messaggero di una delle comunità locali che decide di cercare un nuovo impiego in una delle tante saline del luogo.
La vicenda, in sè breve, è alternata a veri e propri flash di vita quotidiana in cui la gente del popolo è ritratta; come la donna che fila la lana, i contadini che arano i campi e la processione religiosa a cui partecipa tutta la comunità. Proprio la religiosità e la fede sono un altro tema permeante del film: il regista intreccia le vite degli abitanti con la spiritualità e il paesaggio, come se fossero parte di un tutt’uno inscindibile, come se l’unica dimensione temporale fosse quella religiosa. Oltre al paesaggio, ciò che cattura l’attenzione del pubblico è senz’altro l’elemento sonoro. Solá non si è servito di tecnici del suono ma di veri e propri musicisti, tra cui Jonathan Darch,Jordi Juncandella e Omar Mustafà, che riproducono i suoni della natura come una sinfonia, fatta dal soffiare ruvido del vento tipico di quegli altipiani, dal ticchettio della pioggia, dal movimento ondoso dell’acqua delle saline spostata dai raccoglitori di sale, dal rumore del treno, dalla cantilena delle preghiere quasi simili ad un mantra durante la processione .
Emblematiche infine, sono le inquadrature in primo piano sugli operai della salina; simili a fotografie istantanee, immobili, con cui il regista, con l'aiuto del direttore alla fotografia Gustavo Schiaffino, vuole catturare lo sguardo dello spettatore che fino a quel momento ha lasciato vagare per spazi interminabili e che ora intende fissare suggerendogli ciò che è importante guardare. Possiamo pertanto interpretare i vari rappresentanti del popolo, ed il protagonista stesso, come tramite attraverso cui Solà narra la storia di un luogo, duro ma affascinante, capace di imprimersi nella mente dello spettatore.
Ilaria Torrese
ilariatorrese@libero.it
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
