Teatro: La cantatrice calva

Venerdì 28 Ottobre 2011 13:20 Simone Rebora
Stampa

LA CANTATRICE CALVA

di Eugène Ionesco

regia Massimo Castri, con la collaborazione di Marco Plini
scene e costumi di Claudia Calvaresi
con Mauro Malinverno, Valentina Banci, Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone, Sara Zanobbio e Francesco Borchi
Teatro Metastasio Stabile Della Toscana – 26/30 Ottobre 2011

Riproporre La cantatrice calva a sessant’anni dalla sua prima rappresentazione, è solo un esperimento di coscienza storica allargata? O forse l’occasione per riassaporare gli anni del dis-impegno parigino? …un pizzico di sale in più. Perché lo splendido testo di Eugène Ionesco non risente affatto delle implicazioni storiche che pur lo determinarono. La felicità linguistica, assolutamente fuor di proposito, rende spropositato, davvero “fuori dal tempo”, l’impatto di questa pièce sul pubblico.

Lo spettacolo messo in scena al Teatro Metastasio di Prato, per la regia di Massimo Castri, ha gradualmente conquistato una platea piacevolmente divertita dall’assurdità dei dialoghi, dalle squisite trovate sceniche (realizzate però con la massima sobrietà), scatenando a più riprese applausi a scena aperta – molti dei quali, purtroppo, partiti piuttosto a sproposito. Perché questa è forse la maggiore problematicità della cantatrice calva, una pièce sull’incomunicazione che può essere compresa solo attraverso l’incomprensione del pubblico: ed il riso, a questo punto, scatta quasi come un meccanismo difensivo.

Ma tornando alle caratteristiche tecniche, regia di Castri si è mantenuta il più possibile fedele all’originale – sia nell’allestimento che nella resa dei dialoghi. La cura profonda dei dettagli si è distinta per una rigida “geometrizzazione” dei movimenti sul palco, tesa a sottolineare l’assurdità dei comportamenti dei personaggi, incastrati in un meccanismo privo di senso (come la pendola del salotto, che suona le ore randomly); meccanismo che spesso s’inceppa entrando in elaborati circoli viziosi, e che ripercorre infine se stesso, riproducendo nell’ultima la prima scena.

Una nota di merito và senza dubbio agli attori, abili a mantenere il giusto distacco dal pubblico, pur chiamandolo in causa direttamente – perché impressione viva fin dalla prima scena, è che la presenza degli spettatori nel salotto dei signori Smith, sia un dato di fatto incontrovertibile, ma proprio per questo da sottacere. Vanno citati a questo proposito il burrascoso finale (o meglio, pre-finale), quando le luci si accendono sulla platea, e i quattro protagonisti arringano direttamente il pubblico con un dialogo divenuto ormai un susseguirsi di suoni senza senso. O il momento forse più poetico di tutto lo spettacolo, quando la poesia della cameriera (“il fuoco ha preso fuoco!”) si conclude con un tale slancio in avanti da divenire fuga dal palco, dal teatro, dalla vita… Dal teatro della vita.

Per DEApress, Simone Rebora

Share

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 28 Ottobre 2011 13:25 )