Storia della DEA - 1996 (parte VII)

Venerdì 18 Febbraio 2011 20:16 Simone Rebora
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Storia della DEA – 1996 (impegno)

Come la stessa mole delle sezioni di questo capitolo potrà facilmente confermare, nell’anno 1996 la componente “espressiva”, di impegno nella promozione culturale, supera quantitativamente quella “impegnata” nell’ambito sociale. Ma i contenuti di queste due ‘sezioni’ sono necessariamente interrelati, e l’impressione che vorrei riuscisse immediata al lettore, è quella di un continuo interscambio, per cui due concetti separati ed isolabili, trovano un vero completamento solo nella loro fusione: non nel sociale né nel culturale, ma nello spazio espanso e diffuso del ‘socio-culturale’.

 

«Quella mia passeggiata in Internet» apre “D.E.A. com’è” (p. 4). In questo articolo, di carattere principalmente informativo, Aldo Rosati racconta la sua tele-avventura in rete, che si risolve in una serie di ‘tappe virtuali’ o di ‘salti mortali’ nello spazio e nella comunità globale, restando comodamente seduti davanti al computer di casa. È la molteplicità e il potenziamento ciò che sembrerebbe dominare, ma, in conclusione, ne resta solo un’immagine d’immobilismo e di congelamento. È soprattutto in chiave critica, quindi, che “D.E.A.” continua la propria indagine sul mondo delle moderne telecomunicazioni.

Per la sezione “didattica”, Angelo Pizzuto propone «Due progetti per un seminario di studio» (pp. 5-6), il primo sui «rapporti cinema-teatro», il secondo, una serie di «Conferenze-incontri» sui «momenti più significativi della Storia del Teatro – in rapporto ad altre forme espressive (cinema, arti figurative, letteratura)». L’obiettivo è comune – sensibilizzare verso una forma di espressione artistica troppo spesso considerata come ‘elitaria’ –, e Pizzuto mette in campo tutte le proprie conoscenze e competenze, per sviluppare un progetto che ha già tutte le caratteristiche del vero ‘programma’.

A pagina 6 sono poi presentate due associazioni, “La Base” di San Lorenzo, attiva nel campo dell’educazione (articolo di Paola Pugliese) e la cooperativa “Sensibili alle foglie”, che promuove le forme espressive nei luoghi di reclusione sociale – non solo carceri.

Per la sezione “Diritti e doveri”, torna la professionale collaborazione di Nicola Muncibì («Una finestra sulla recente normativa in materia di immigrazione clandestina», p. 9), mentre Stefania Ferretti presenta la pubblicazione «Firenze-casa Diritti & rovesci», un elenco dei «titoli, con qualche breve commento dei documenti dell’Unione Inquilini dal 1975 al 1995». Il forte impegno del Centro D.E.A. nell’ambito del sociale, è poi confermato da due brevi inserzioni nella stessa pagina: «Consulenze legali per gli immigrati […] ogni lunedì pomeriggio dalle 18 alle 19,30» e la presentazione del «Centro Donne [di Via del Mezzetta] Consulenze legali e sostegno psicologico – violenza alle donne dai maltrattamenti fisici all’abuso sessuale»

A pagina 11, per la sezione “Pro & contro”, Alessandro Fornari scrive la sua «Lettera aperta a un amico sacerdote cattolico», «Prima che il fascio canti», adirato soprattutto per l’atteggiamento della Chiesa nei confronti del nuovo ‘regime’ politico. Sventolando i vessilli della libertà e della carità, essa non trova affatto contraddittorio il proprio appoggio ai valori emergenti dell’età ‘berlusconiana’: la libertà (di far soldi a scapito di chiunque) e il diritto (di privare gli altri della propria libertà, pur di difendere la propria).

Molto ampia è la sezione “Internazionale”, con la già citata intervista ad Orietta Simondi (p. 14) e due articoli di Vincent Depaul e Pio Baldelli. Il professore si occupa del «Groviglio della Cecenia» (p. 13), concentrando la propria attenzione di esperto delle comunicazioni non sulle grandi dinamiche della politica internazionale, ma sulle ‘piccole’ ragioni dei guerriglieri ceceni, «scesi dalle montagne “come i lupi”: giovani, sprezzanti del pericolo, attratti dalle facili prede». E se Boris Eltsin ‘fa la voce grossa’ e promette di «usare la forza», Baldelli sottolinea un preoccupante parallelismo: «Situazione analoga a quanto successe alle truppe statunitensi quando rimasero invischiate per anni nel pantano del Vietnam». Se la storia, fortunatamente, non ha riprodotto alla perfezione quella situazione, non si può dire che il professore non abbia visto giusto.

A pagina 12, Vincent Depaul rivolge invece la sua attenzione alla «Costa d’Avorio – Democrazia, sviluppo e sogni di un Paese Africano», raccontando la recente elezione a presidente del candidato per il partito Democratico, Henri Konan Bedié.

Tornando allo spazio delle interviste, Anna Montinari «incontra l’assessore alla cultura del comune di Firenze – Prof. Guido Clemente» (p. 15): un colloquio vivo e stimolante, in cui il professore non nasconde i propri dubbi e preoccupazioni, interpretando così al meglio le responsabilità – e non solo le facilitazioni – conseguenti al suo ruolo istituzionale.

 

Con “D.E.A. aguardiente”, Aldo Rosati continua la propria indagine sul mondo del world wide web, questa volta concentrandosi su un argomento più specifico («Elezioni in linea», p. 4), ma non riuscendo comunque ad evitare il rischio costante di ‘perdersi nella rete’.

Nel «breve promemoria» a fianco, Paolo Felicetti tiene il lettore «al corrente delle attività in cui la nostra Associazione è coinvolta in questo periodo, ovvero che cosa bolle in pentola»: «D.E.A. – Nuovi progetti ed iniziative» (ibidem) non è solo un elenco degli incontri, appuntamenti ed eventi organizzati, ma la ricostruzione e motivazione di un percorso, di un progetto non ancora concluso.

La componente didattica si mescola poi con l’interesse per l’ambiente nell’articolo di Gigliola Caridi, che presenta gli «Incontri di “Educazione ambientale” – Q. 5» (p. 6): il resoconto di un’esperienza conclusasi in un vero successo, soprattutto grazie all’entusiasmo e alla spontanea partecipazione dei bambini «nelle scuole medie ed elementari del Quartiere 5 di Firenze». «Banca Etica» di Sofia Sarlo (ibidem) invita invece il lettore a partecipare alla «Tavola Rotonda» in programma a Firenze, per portare avanti questo progetto: «Una banca dove si possano depositare i propri risparmi e sapere come vengono usati, perché la Banca Etica vuol dire anzitutto trasparenza sull’impiego del denaro dei clienti».

Per la sezione “Diritti e doveri”, Nicola Muncibì dedica un breve ma polemico articolo all’«I.N.P.S. e prelievo del 10%» (p. 8); mentre Alessandra Valastro, con il suo «Diritto di cronaca, di critica, di satira – Un conflitto sempre aperto con la tutela dell’onore e della dignità della persona» (pp. 9-10) rappresenta quasi un corrispettivo ‘giuridico’ agli ultimi articoli (pseudo-)apologetici di Carla Martini. Entrambi questi scritti (di Muncibì e della Valastro) discutono problemi ancor oggi più vivi che mai – basti pensare alle recenti discussioni sul futuro del sistema pensionistico, o alle fin troppo ‘invasive’ dichiarazioni di un certo Presidente del Consiglio sugli ‘attacchi’ alla sua persona.

Con un breve inciso all’articolo della Valastro, ironica e sempre tagliente, Carla Martini dedica il suo ‘omaggio’ a «Le donne dei Boss» (p. 10): «Donne di rispetto sono, votate fino alla morte al loro uomo. […] Non hanno un sindacato; neppure la previdenza sociale: quando si ammalano devono rivolgersi a costosi luminari, entrare in cliniche da nababbi».

Nell’intervista a Luigi Tassinari (ex- Presidente della Provincia e Assessore alla cultura), Anna Montinari coglie l’occasione per una presentazione ‘trasversale’ dell’associazione AUSER («per l’Autogestione dei Servizi e la Solidarietà», p. 13), con cui l’assessore ‘in pensione’ scelse di collaborare. Un segno ulteriore della sempre maggiore apertura del Centro D.E.A. verso le altre realtà associative, per ‘fare rete’, unendo i singoli interessi e potenzialità in vista di un impegno comune.

A pagina 17, Mara Baronti (Consigliera comunale) riporta il proprio Intervento al Consiglio Comunale, «in occasione delle dimissioni dell’assessore Andrea Zorn», un ricordo (pieno di rammarico) delle tante attività promosse dall’ex-assessore, ma anche una finestra aperta nel cuore della Rivista sulla realtà politica cittadina. Nella stessa pagina, per la sezione “pro & contro”, Alessandro Fornari si esprime nel ruolo di opinionista, in una critica serrata alla stampa contemporanea («“Mani pulite. La stampa se ne lava le mani»).

Sempre ricca di contributi è la sezione “Internazionale”, con gli articoli di Marika Patroni Griffi («Di che cosa ha paura l’America», p. 18) e di Vincent Depaul («La Cina sul ‘Prato’ Italiano», pp. 18-19). Farà certo impressione rileggere le affermazioni della Patroni Griffi, alla luce dei più recenti avvenimenti internazionali: «Da molto tempo, ormai, per gli Americani, l’Incubo Numero Uno è il Terrorismo. […] Il primo fatto di terrorismo sul suolo americano, si può dire sia stato l’attentato alle Twin Towers di New York»; naturalmente, siamo ancora nel 1996, e qui l’autrice si riferisce al primo e infruttuoso attacco, nel febbraio del 1993. Vincent Depaul, oltre che alla Cina, si dedica anche al Centro Popolare Autogestito (C.P.A.), raccontandone la storia («Da Firenze al centro del mondo», p. 19): è questo il primo articolo dedicato dalla Rivista “D.E.A.” a questa realtà di impegno sociale, attiva ancora oggi – pur se dopo molte vicissitudini.

Nella parte finale della rivista, uno spazio particolare è dedicato alla sezione “Ambiente”. Con l’articolo «Non solo le mucche impazziscono» (p. 37), Mariella Braccini commenta la fobia internazionale in corso, proponendo una critica alla moderna società del consumo – non priva di colpe nei recenti sviluppi del morbo. Lara Poggi descrive invece «I mali del nostro secolo» (ibidem), sottolineando come ben poche delle più diffuse e pericolose malattie, siano oggi frutto di una «evoluzione naturale», ma semmai colpa della nostra errata concezione della parola ‘evoluzione’.

Chiude il numero l’impegnato ed efficace articolo di “r.” (che, grazie a un lungo lavoro di ricerca, riusciamo a identificare come Roberto Soragi), «Il falso perbenismo dell’uomo normale (utopia anarchica ispirata dal Ritratto di Dorian Gray)» (p. 43). È quest’ultimo un articolo ‘arrabbiato’, ma che sfoga l’irritazione per una situazione umanamente ai limiti dell’insostenibilità – e che riguarda l’intera strutturazione della nostra società – in una critica attenta e circostanziata, che permette all’uomo comune di riflettere sulla effettiva ‘normalità’ del proprio stato: «Tutte le piccole nefandezze, le scelte ipocrite, le prevaricazioni saranno possibili perché lo stato chiuderà un occhio e persino due, risparmiando l’uomo normale dalla galera e dalla rovina, in cambio dei servigi ammirevoli tra i quali spicca come una colomba bianca su uno sfondo scuro, […] il matrimonio. Con cui l’uomo normale ha, per sempre, promesso di far tacere i propri istinti, tra i quali vi era addirittura anche la necessità di essere libero, almeno mentalmente». Parole che si potrebbero anche non condividere, ma che proprio grazie alla forza del loro impatto etico e morale, ci permettono di riflettere su noi stessi, di chiarirci il senso della più vera e pura ‘normalità’ della natura umana.

 

Aprono “D.E.A. utopia” le «Divagazioni di una notte di primo autunno» di Trebbi-O (altro pseudonimo di Roberto Soragi), «Per favore niente crisi!!!» (p. 4), una lunga digressione sulle molte ‘crisi’ che la nostra società ha vissuto (e bene o male superato) nell’ultimo secolo, ma anche una critica ironica e tagliente a coloro che ce ne hanno presentato e raccontato i ‘numeri’: «Ci danno anche le statistiche che magari dicono che qualcuno dei rappresentanti di queste gloriose famiglie ha guadagnato qualche miliardo in meno o che ha guadagnato qualche miliardo in meno a quelli previsti e allora siamo pervasi da un sentimento di commozione perché, come è risaputo, chi ha tanti soldi ha anche tante spese, mica hanno le stesse esigenze di noi poveri mortali! Beh vanno capiti e ci vuole pazienza, c’è la crisi!...»

Subito di seguito, Franco Mariani dedica un largo spazio alle varie manifestazioni in corso a Firenze per il ricordo del «XXX Anniversario [dell’]Alluvione di Firenze» (p. 5). L’articolo è accompagnato da una foto d’epoca, che ritrae una via Ghibellina invasa dall’acqua.

In «Una piccola gru – per costruire un mondo nuovo (Una lotta contro la repressione per il diritto alla casa)» (p. 23), Cristina Giolli intervista Michele, «del Movimento Lotta per la casa», portando così in primo piano, attraverso la testimonianza diretta di un attivista, un problema tanto grave quanto spesso ignorato. La drammatica assurdità della situazione è dimostrata dalle stesse domande poste dall’intervistatrice: «Tu mi stai dicendo che si sta mercificando e speculando anche sul diritto di possedere un tetto, non è vero?»; e la risposta non solo conferma le sue preoccupazioni, ma fornisce una precisa analisi delle cause: «Si tende alla privatizzazione, ma questo porterà solo benessere all’1% della popolazione e sempre più ad un peggior tenore di vita del normale o medio cittadino». Subito a fianco, la stessa Giolli intervista «Il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Alessandro Targetti». Al centro è sempre il problema-casa, ma colto da un diverso e non meno stimolante punto di vista.

“L’opinione” di Pio Baldelli e Isabella Horn si concentra sul problema della pedofilia, con l’articolo: «Tempo di abusi sui bambini» (p. 24). Il loro discorso affronta problemi scottanti e vivi ancora oggi, come quello della castrazione chimica, o il turismo sessuale, e si diffonde in un’indagine che a tratti potrebbe parere disturbante, ma che proprio grazie al ‘disturbo’ arrecato, riesce a muovere l’animo del lettore, toccandolo nel profondo: «il mercato del sesso minorile fiorisce perché abbondano clienti disposti a pagarne i “servizi”. Clienti dai gusti aberranti, “mostruosi” come si suol dire. Con la differenza che, in qualunque tipo di tessuto sociale, il “mostro” rappresenta o almeno rappresentava l’eccezione, l’elemento snaturato da additare. Stiamo andando incontro a un mondo popolato da “mostri del sesso” pronti ad abusare, con la violenza fisica o economica, dei più indifesi della terra?»

Per la sezione “Cultura”, Prospero Papani torna a scrivere su “D.E.A.” con un dotto e lungo (ma non ai livelli del precedente) articolo su «Le Caste in India» (pp. 25-26), un ulteriore apporto alla componente “internazionale” in questo numero.

Per la sezione “Libri”, Pina Vicario racconta la presentazione (presso “Feltrinelli International”) del libro di Silvana Grippi, Sahara Occidentale («Il Sahara Occidentale e i saharawi – Le difficoltà di un popolo in attesa di referendum», p. 33). Parteciparono all’incontro: «Saverino Saccardi (presidente dell’Associazione Testimonianze), Sandro Targetti (Presidente della Commissione Pace del Comune di Firenze) e i giornalisti Erfan Rashid e Francesco Pira e il rappresentante del popolo Saharawi DAN». Un libro frutto di dettagliate ricerche storiche e geografiche, ma anche di viaggi ed esperienze dirette; un libro, soprattutto, legato a una questione politica (ed umana) ancor oggi irrisolta: il riconoscimento del diritto di un popolo all’autodeterminazione.

Più ridotta rispetto ai precedenti numeri, ma di grande valore informativo, è la sezione “Internazionale”: con l’articolo «Eritrea» di Leda Baldini (p. 34), ma soprattutto con l’intervista di Virgilio Mucci a Bruno Pistocchi (ibidem), che è occasione per ricordare il suo incontro a Timor con i due premi Nobel per la pace Carlos Ximenes Belo e José Ramos Horta, avvenuto negli anni ’70.

Dopo un resoconto sull’Iniziativa “L’Altro Vertice” (a cura di Consuelo Lorenzi, p. 35), svoltasi con grande successo nell’estate di quell’anno – e che vide, soprattutto, la partecipazione e collaborazione di molte associazioni fiorentine –, a pagina 37, in un breve trafiletto posto accanto all’elenco degli ormai numerosi e variegati «Incontri – Corsi – Stages – Laboratori ed altro» svolti presso il Centro D.E.A., Giuseppe Grippi racconta la storia dell’Associazione, «Dall’87…»:

«L’associazione D.E.A. è nata con l’intento di voler svolgere una azione socialmente utile e proficua a favore di quanti volevano operare nel campo dell’arte, della letteratura, della cultura in genere.

Durante questi anni, la buona volontà, la perseveranza e il sacrificio (a volte anche economico) di tutti coloro che ci hanno seguito, hanno trasformato, lasciando segni tangibili, quello che era uno sparuto gruppo di principianti in una valida, vera e corposa “Impresa Culturale” […].

Attraverso la rivista D.E.A. e varie edizioni speciali, si sono incoraggiati giovani poeti e scrittori, pubblicando piccole opere che il più delle volte hanno incontrato il favore dei lettori. […]

Le tre sigle del nostro logo (Didattica, Espressione, Ambiente) non sono state ideate e indicate a caso ma derivano da una accurata analisi, tenendo conto del loro intrinseco significato. Siamo convinti che, coordinando l’insegnamento con la libera espressione della persona, rispettando l’ambiente in cui si vive, si possano formare individui migliori, più soddisfatti della propria esistenza e più socialmente propensi e utili agli altri.»

Ed è proprio dopo aver riportato le parole del prefatore di questo libro, che mi sembra giusto porre la parola “continua…” sul mio lavoro di ricerca, certo che il tempo e la vita mi offriranno presto e ancora l’opportunità di riprenderlo.

 

Simone Rebora

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