L'intolleranza della disparità

Martedì 11 Maggio 2010 03:36 Riccardo Fratini
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In un articolo del Venerdì di questa settimana si legge di come si muore di parto nelle terre più povere del pianeta.

Ogni 350mila madri perdono la vita per dare la vita: accade nel Sud del mondo: Guinea Equatoriale, Eritrea, Sudan, Mali, Repubblica Democratica del Congo. Yemen. Guinea Bissau, Ciad. Neger, Afghanistan. Qui succede che per la mancanza delle più elementari norme igieniche, per la mancanza di acqua potabile la mortalità delle donne resta tra le più alte del mondo.

Save the Children ha presentato l'undicesimo rapporto "Lo stato delle madri nel mondo 2010". Spiega come, ancora oggi, viene effettuato il parto senza nessuna assistenza professionale e le cause di morte spesso sono dovute a banali complicanze della gravidanza o del puerperio.

Esiste anche un enorme tasso di mortalità infantile: bambini sotto i cinque anni ne muoiono quasi nove milioni e circa la metà entro il primo mese di vita.

In Bangllandesh dal 1990 al 2008, la mortalità di donne in attesa  di partorire è diminuita del 53%  e quella infantile sotto i cinque anni si è ridotta del 64%; questo grazie a donne che si aiutano tra loro. Dal 1971 si sono formate volontarie che nei villaggi diffondono informazioni di base su igiene, contraccezione, profilassi, gravidenza, parto e cura dei bambini. In contatto con i distretti sanitari, riescono a sostenere e risolvere delle emergenze che da altre parti del globo sarebbero di ordinaria profilassi.

Oltre all'inciviltà dell'Occidente il quale si sforza di manenere un capitalismo ingrato, non muove foglia per risolvere i problemi del mondo, esiste anche un disumano maschilismo in quei Paesi dove i mariti proibiscono alle mogli di andare dal medico.  Qualunque siano le motivazioni resta un compotamento disdicevole e privo di qualsiasi considerazione umana.

Le motivazioni culturali, religioose niente hanno a che vedere con la salvaguardia della salute e la dignità personale.

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