Il sito www.rassegna.it riporta della denuncia del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio europeo: i "respingimenti" in mare da parte del governo italiano sono occasione di maltrattamenti e soprusi. Non è la prima volta che la piratesca pratica, assolutamente contraria al buon senso e alle norme internazionali viene denunciata da organismi internazionali. Sotto inchiesta in particolare sette operazioni di condotte fra maggio e luglio 2009. E' emerso che i migranti vengano comunemente "lasciati sul ponte di una nave con poca acqua, senza cibo né coperte, anche per 12 ore". Non vengano risparmiati nè minori nè donne incinte. Nessuna distinzione viene fatta nemmeno per richiedenti asilo in possesso di documenti dell'alto commissariato Onu per i rifugiati. E' anche emerso che alcuni "hanno subito maltrattamenti tali da dover essere ricoverati, oppure si sono visti togliere tutti i loro beni senza che gli fossero mai restituiti." Ricordo al lettore/lettrice che il diritto internazionale definisce "pirateria" l'azione di navi da guerra fuori dalle acque nazionali (figuriamoci poi i furti e i maltrattamenti documentati). Se la repubblica italiana non approva quello che privati cittadini fanno al largo delle coste somale, come può giustificare l'indegno operato di propri funzionari?
Fabrizio Cucchi, DEApress
Il sito www.rassegna.it riporta della denuncia del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio europeo: i "respingimenti" in mare da parte del governo italiano sono occasione di maltrattamenti e soprusi. Non è la prima volta che la piratesca pratica, assolutamente contraria al buon senso e alle norme internazionali viene denunciata da organismi internazionali. Sotto inchiesta in particolare sette operazioni di condotte fra maggio e luglio 2009. E' emerso che i migranti vengano comunemente "lasciati sul ponte di una nave con poca acqua, senza cibo né coperte, anche per 12 ore". Non vengano risparmiati nè minori nè donne incinte. Nessuna distinzione viene fatta nemmeno per richiedenti asilo in possesso di documenti dell'alto commissariato Onu per i rifugiati. E' anche emerso che alcuni "hanno subito maltrattamenti tali da dover essere ricoverati, oppure si sono visti togliere tutti i loro beni senza che gli fossero mai restituiti." Ricordo al lettore/lettrice che il diritto internazionale definisce "pirateria" l'azione di navi da guerra fuori dalle acque nazionali (figuriamoci poi i furti e i maltrattamenti documentati). Se la repubblica italiana non approva quello che privati cittadini fanno al largo delle coste somale, come può giustificare l'indegno operato di propri funzionari?Fabrizio Cucchi, DEApress
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