In qualsiasi democrazia che si rispetti, alla vigilia delle elezioni si aprono i dibattiti politici che una volta prendevano il nome di tribune politiche. Il termine "tribuna politica" stava ad indicare la specifica trasmissione di approfondimento per meglio chiarire agli spettatori gli orientamenti delle varie fazioni partitiche oggi riconoscibili nei due schieramenti. Andava in onda poco prima delle elezioni; questo a significare l'importanza del fatto.
A differenza delle ormai desuete tribune, sono oggi di moda i talk show ovvero si preferisce dare maggiore rilevanza all'immagine, allo shere, alla spettacolarizzazione dell'evento piuttosto che alla sostanza. Il contenuto è solo l'oggetto di spunto.
Trasmissioni come Annozero e Ballarò sono ben lontane dalle antiche tribune politiche ma restano le poche a dare una conoscenza più ampia e completa dello scenario della politica attuale. A rispetto della "parcondicio" reastano Bruno Vespa, Emilio Fede.
Enrico Mentana seppur abbia avuto modo di cimentarsi diversamente a moderatore di dibattiti pre elettorali, è stato allontanatoperchè non allineato con la proprietà della rete per la quale trasmetteva.
Enzo Biagi è stato "silurato" dall suo rotocalco di quindici minuti circa, perchè portava tematiche scomode in una tv "pubblica".
Indro Montanelli è atato espropriato dal suo giornale perchè ormai in netto contrasto con Silvio Berlusconi. (Anni dopo è toccato a Paolo Mieli).
Silvio Berlusconi - il Presidente del Consiglio - sembra abbia telefonato a Augusto Minzolini -Direttore del Tg1 - e a Giancarlo Innocenzi commissario dell'Agcom - Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni - non solo per far tacere Michele Santoro e Giovanni Floris ma per non volerli vedere più in televisione.
Dalle intercettazioni sembra che siano riscontrabili gli estremi di reato in "concussione e minacce". La Procura di Trani apre un'inchiesta.
Il Guardasigilli Alfano manda gli ispettori per verificare l'operato dei Pm di Trani mentre il Consigliop Superiore dela Magistratura apre un'inchiesta sull'invio degli ispettori.
Il Tar sentenzia inamissibile la chiusura dei talk show nel periodo elettorale ma il Cda Rai conferma la sua decisione non tenendo conto del verdetto del Tribunale Amministrativo Regionale.
Una guerra mediatica volta a tenere nel silenzio la libertà di informazione - diverso dalla libertà di stampa - la quale deve pur sempre restare un diritto-dovere inalienabile in una moderna società civile.
A pagare lo scotto di tutto questo restano, ancora una volta, gli elettori che non avranno modo di orientarsi se non intuire una grande arroganza del potere politico.
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