Pensavo di essere diventato abbastanza cinico da non stupirmi più delle nefandezze di questo governo; pensavo che le varie leggi ad hoc fossero il punto più basso che potessero raggiungere. Mi sbagliavo.
Con il decreto "salva liste" si è scavato il fondo: si è minata la base fondante di un sistema democratico. La regolarità (o meglio, il rispetto della legislazione elettorale) del momento più significativo della vita democratica del paese: le elezioni.
Solo per ricordare quello che è successo, liste e listini del PDL e dei suoi candidati alle prossime elezioni regionali non avevano rispettato le scadenze (PdL in Provincia di Roma), avevano saltato passaggi necessari (la firma di un coordinatore sulla presentazione della Polverini), avevano presentato le candidature in maniera scorretta (le firme in Lombardia). Non voglio addentrarmi nelle ragioni specifiche, quello che era stato fatto era semplicemente un ridicolo "pastrocchio": se devo essere sincero, al primo "problema" mi ero messo a ridere di gusto, dal secondo in poi avevo iniziato a temere che avrebbero fatto qualcosa. L'hanno fatto.
E, indipendentemente da quello che sta succedendo e dalle pronunce dei TAR o degli Uffici Elettorali Regionali, hanno dimostrato in maniera inequivocabile quanto conti il rispetto di ogni regola e valore democratico. Un "decreto interpretativo" che non solo va contro ogni principio giuridico (basti ricordare che la legge 400/1988 vieta espressamente la decretazione di urgenza in materia elettorale), ma contro il suo stesso ruolo di garanzia: la legge diventa interpretabile, relegata alla discrezionalità e alla particolarità di ogni caso, perdendo il suo valore di norma astratta, generale ed uguale per tutti. Napolitano ha firmato per non escludere il partito principale: ed in questo modo ne ha sottolineato una implicita superiorità rispetto agli altri, che pure dovrebbero avere le identiche difficoltà -se non maggiori - nella raccolta e nella consegna delle firme per la presentazione.
La convinzione di poter cambiare le regole in corso d'opera è stata una caratteristica fondante della politica berlusconiana, ed ha contribuito in maniera determinante ad allontanare i cittadini dai propri rappresentanti e a convincerli di essere guidati da una "Casta"; il qualunquismo e la passività dell'elettorato, assieme alla titubanza delle opposizioni, li ha resi progressivamente sempre più arroganti, in una spirale che sta minando ogni valore democratico. Ma oggi è stato fatto un altro passo epocale: dire che "la forma deve prevalere sulla sostanza" significa dire che gli interessi di parte possono prevalere sulle leggi, che perdono quindi ogni significato. E' l'estremo atto di forza compiuto da una maggioranza sempre più attenta al mantenimento del proprio potere che alla tutela dei valori democratici: da oggi, niente sarà come prima. Ha un bel dire Scalfari che è la dimostrazione di un partito allo sfascio, il crepuscolo di una leadership politica senza futuro: ma oggi si è creato un precedente che graverà come un macigno sulla vita politica del paese, al cui cospetto ogni legge ad hoc o conflitto di interessi impallidisce. Fatto questo, ogni alterazione della realtà su un tg, ogni legge che premierà interessi particolari, ogni attacco al sistema giudiziario, ogni nuova crociata contro la Costituzione o lo stato sociale, mi sembreranno meno sorprendenti.
E di crepuscolare vedo solo il nostro futuro, come paese e come cittadini.
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