Obama: candidato debole

Mercoledì 04 Giugno 2008 11:27 Giulio Gori
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Barack Obama ha vinto la propria sfida contro Hillary Clinton e sarà il candidato democratico alle Presidenziali USA del prossimo novembre.
Ma che questa sia l'ultima parola del cervellotico sistema delle primarie non è detto: Clinton non ha ancora ammesso la sconfitta e, in verità, a livello teorico alla Convention di Denver di fine estate, i grandi vecchi del partito (che hanno diritto di voto al pari dei grandi elettori) potrebbero ancora spostare l'ago della bilancia. Ma appare ormai un fatto assai improbabile, soprattutto in funzione di una candidatura forte e condivisa.
Il problema democratico adesso si fa serissimo: Obama ha battuto Clinton, ma è senza dubbio il candidato più debole. Obama ha vinto le primarie grazie ai voti di molti stati "già assegnati", ovvero di Stati che secondo le previsioni, alle presidenziali, saranno democratici o repubblicani, senza possibilità di variazioni; mentre ha dimostrato di essere debolissimo nei grandi Stati incerti, che da sempre determinano la vittoria tra i due partiti: su tutti Florida e Ohio.
Obama ha avuto ragione di Clinton anche in virtù del sistema dei causcus, un modello di voto plebiscitario e non segreto che avvantaggiava una campagna composta da giovani militanti e universitari; mentre, al contrario, nel segreto delle urne, l'ex first lady si è dimostrata solidissima.
L'errore democratico è stato grave e molto semplice: i vecchi del partito, da Ted Kennedy a William Clinton, avrebbero dovuto imporre da tempo il cosiddetto ticket, ovvero un accordo secondo cui lo sconfitto, chiunque sarebbe stato, avrebbe accettato, in anticipo e pubblicamente, di candidarsi come vice-presidente del vincitore. Perché questa spaccatura rischia soltanto di avvantaggiare un candidato debole come McCain.

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