820 milioni gli affamati dal sistema

Lunedì 02 Giugno 2008 19:04
Stampa

Avrà inizio domani, 3 giugno, la conferenza di tre giorni indetta dalla Fao a Roma durante la quale si affronterà il tema della sicurezza alimentare e dell’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli in relazione in particolare ai mutamenti cimatici e alla produzione di biocarburante.
Il rapporto che la Fao presenterà in apertura del convegno (Nutrition, Climate Change and Bioenergy) mostra una diffusione preoccupante della fame e della malnutrizione, concentrata soprattutto nei paesi in via di sviluppo. 820 milioni sono, infatti, le persone che soffrono la fame e più della metà di essi lavora nella produzione di alimenti.
Questo dato, al di la della sua ironia, è significativo nel mostrare la vera natura del problema: l’esproprio, sostenuto in base a ragioni economiche (condivise da tutti i governi capitalisti e dalle imprese private) che trascendono gli interessi della popolazione, della terra e dei mezzi di produzione. La sopravvivenza di poco meno di un sesto della popolazione mondiale dipende direttamente da logiche di mercato,influenzate da una ristretta minoranza e dalle quali dipende la stragrande maggioranza della cittadinanza mondiale.
Lungi dal considerare questa fondamentale premessa, il vertice Fao si propone di agire rinvigorendo le logiche di produzione e di interdipendenza attuali. La “sicurezza alimentare” ( la sicurezza alimentare è “la possibilità di garantire in modo costante e generalizzato alimenti che per quantità, qualità e varietà possano permettere alle persone una vita sana ed attiva”1. È interessante notare come tale definizione non contempli l’autogestione dei mezzi di sostentamento), il principale obbiettivo che la conferenza si propone, è, infatti, da raggiungersi mediante due interventi: 1) “distribuzione mirata di cibo, sussidi alimentari e trasferimento di denaro, come pure programmi nutrizionali, ad esempio i pasti scolastici”2 (poco più che elemosina dal punto di vista dei contadini che hanno passato la vita a lavorare il suolo sul quale sono nati senza poter fruire della propria produzione); 2)elargizione di incentivi volti ad aumentare la produzione agricola minacciata dai mutamenti climatici e, secondo il rapporto della Fao, dalla produzione di biocarburante a partire dai prodotti agricoli. Quest’ultima considerazione, sollevata a più riprese dalla Fao, è chiaramente mossa non tanto dalla attenta valutazione dell’incidenza sui prezzi della produzione dei biocarburanti( non più del 10-15%), quanto, piuttosto, dalla preoccupazione che la preponderanza del petrolio come fonte di energia possa risultarne scalfita.
Gli interventi così prospettati impedirebbero sì, con effetti di breve durata, il degenerare dell’allarme alimentare; ma conserverebbero invariato l’attuale modello di produzione incentrato per definizione sulla disuguaglianza e sull’accumulazione unilaterale delle ricchezze.
 Ciò che manca agli 820 milioni di affamati nel mondo non è il cibo ma il diritto a nutrirsi.

Note:

1.da Sicurezza alimentare. Wikipedia
2.da fao.org

 
Matteo Staglianò - DEApress

Share

Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Giugno 2008 10:02 )