Violenza sulle donne

Sabato 31 Maggio 2008 15:03 Fabrizio Cucchi
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Vorrei segnalare la seguente risposta della "Rete Nazionale Femminista e Lesbica" circa la recente "lettera al direttore" sulle violenze sulle donne della Ministra M. Carfagna. Ma, anziche' limitarmi a riportarla "passivamente", vorrei  esprimere la mia piena condivisione dei contenuti della seguente, sperando che essa induca alla riflessione:

"Egregia Ministra Carfagna,
abbiamo letto con attenzione la Sua "lettera al direttore" di  Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla  questione della violenza alle donne.  Di queste considerazioni non condividiamo quasi nulla. Il contenuto  della lettera ci ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una  differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne  che certamente Le sono noti. Una lettura che trova d'accordo le 150 mila donne, femministe e  lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile  dello scorso 24 novembre . La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta  fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore  interesse a realizzare "la famiglia, quale cellula primaria della  società italiana".  Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all'interno del  quale si realizzano le più atroci violenze. Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la  famiglia, in quanto "ammortizzatore sociale" necessiterebbe di tutela.  E' infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di  supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione  della precarietà di tante persone non in grado emanciparsi dal bisogno  ed essere autosufficienti.  Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di  "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che  viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di  servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che  altrimenti nessuno svolgerebbe. Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al  "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa  le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a  sottrarsi da situazioni di violenza.
 Invece crediamo che la famiglia,  qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una  "scelta" e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia  "un luogo di realizzazione". Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza, a  parte poche eccezioni, in cui le donne subiscono violenze. Ciò è  possibile per una distorsione di quella stessa cultura della quale Lei  si fa portatrice.  Promuovere una politica familista all'interno della quale è ammesso un  unico modello di sessualità  - secondo quanto da millenni qui in  Occidente la Chiesa cattolica impone, e altrove analogamente fanno  altre religioni -  è il modo migliore per legittimare una mentalità  discriminatoria e sessista di per se' veicolo di violenza.    E' poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai  divorzi e all'affidamento dei figli e delle figlie la causa delle  tensioni che determinano gravissime tragedie all'interno dei nuclei  familiari.   
 Una simile considerazione non tiene conto dei dati storici che  dimostrano proprio che la maggior parte delle violenze da ex coniugi  avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio  del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l'affido  condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per  violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge e si permette così  all'ex di avere la opportunità di continuare a fare del male a moglie  e figlio. Lei evidentemente non sa che se è vero che l'umore degli uomini  violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero  che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli  affidi di figli e figlie. Ha Lei forse intenzione di semplificare la  vita di queste persone in ogni aspetto?  Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi  affidato il figlio dopo una separazione. Saprà certamente che il padre  troppo spesso non versa gli alimenti ne' adempie al proprio ruolo di  genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.    Capita anzi che i bambini e le bambine vengano uccisi assieme alle  loro mamme proprio da quei padri che intendono l'intera famiglia quale  proprietà. Ed è questo l'aspetto fondamentale sul quale la cultura non  interviene: il possesso.  Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del  capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui  il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di  correzione di ogni membro della famiglia.    E' di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora  culturalmente legittimata.  Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una  attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le  proprie esistenze. Ed è a questo punto che siamo obbligate a  ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo  e le funzioni delle donne.  Siamo certe che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione  contraria all'interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne  non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di  autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza  quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per  loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.  Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano  di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano  alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano  supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che  gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una  sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a  bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a  dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad  essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai  in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale  ci assegna. Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d'accordo, ma non nel  modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di  "concretezza" il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di  euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza  sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa  i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci  sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la  violenza.    Ecco invece quanto noi intendiamo per "concretezza:  -   E' necessario puntare su una politica che rafforzi le  possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di  leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case  serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli  per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per  andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere  diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere  autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica  dai mariti. -  Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano  dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi  nazionali che ne garantiscano l'operatività. - Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle  priorità difficili, certamente non plateali come l'adozione di  eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in  grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.  - Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti  delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non  ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia  perché è lesbica.  Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che  le opportunità siano veramente "pari" per tutte le donne. Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità devono essere  improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità. Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne,  primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il  diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi,  così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.
Cordiali saluti    Rete Nazionale Femminista e Lesbica  "

Fabrizio Cucchi, DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 31 Maggio 2008 15:04 )