Due modi di concepire la città
Il divieto
Volantini gettati per terra che sporcano via Calzaiuoli? Basta proibire il volantinaggio, sostiene la strana coppia Maroni-Cioni. Evidentemente l’idea di provare a mettere dei cestini della spazzatura deve sembrare troppo ardita.
Ieri la capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale fiorentino, Anna Nocentini, è intervenuta in difesa dell’assemblea rionale di San Niccolò, stufa di vivere in un quartiere invaso dalle automobili nelle ore notturne, nonostante i divieti. ”Già perché in quella zona i provvedimenti ci sono ma non c'è ombra di vigile urbano che ne imponga il rispetto, o di forme efficaci di chiusura meccanica” ha affermato Nocentini.
Tale assemblea rionale tuttavia mai si è distinta per aver chiesto all’amministrazione locale la creazione di un sistema per il trasporto pubblico notturno. Perché il senso della vicenda è tutto qua: la città non è solo un bene dei cittadini residenti (tantomeno dei turisti), la città è patrimonio di tutta quella comunità che in qualche modo vi fa riferimento. Che si parli di periferie, che si parli di provincia, il centro storico di un capoluogo deve appartenere a tutti, e deve essere dotato di quegli strumenti di accoglienza che non generino esclusione.
Perché, se si parla di disagio, il disagio più grande è quello di chi si vede sbarrata ogni porta da un divieto; di chi non può accedere alla città se non camminando per chilometri; di chi può solo sperare in un misero trenino elettrico.
L’opportunità
Il Comune di Firenze ha deciso di far partire, dal giugno prossimo, i lavori per installare otto bagni pubblici in Piazza Santa Maria Novella. Da anni i cittadini del quartiere si lamentavano dei turisti, degli immigrati e, più in generale, dei giovani che urinano nella Piazza. La domanda è: ci voleva tanto a capire che non tutti hanno i soldi per entrare nei carissimi locali del centro?
Probabilmente, se tutti quanti cominciassimo a concepire l’ambiente e la città in termini materiali, e non pregiudiziali, e secondo prospettive diverse da quelle del residente-elettore e del turista-consumatore, probabilmente molti disagi sarebbero superati con grande facilità.
Il divieto
Volantini gettati per terra che sporcano via Calzaiuoli? Basta proibire il volantinaggio, sostiene la strana coppia Maroni-Cioni. Evidentemente l’idea di provare a mettere dei cestini della spazzatura deve sembrare troppo ardita.
Ieri la capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale fiorentino, Anna Nocentini, è intervenuta in difesa dell’assemblea rionale di San Niccolò, stufa di vivere in un quartiere invaso dalle automobili nelle ore notturne, nonostante i divieti. ”Già perché in quella zona i provvedimenti ci sono ma non c'è ombra di vigile urbano che ne imponga il rispetto, o di forme efficaci di chiusura meccanica” ha affermato Nocentini.
Tale assemblea rionale tuttavia mai si è distinta per aver chiesto all’amministrazione locale la creazione di un sistema per il trasporto pubblico notturno. Perché il senso della vicenda è tutto qua: la città non è solo un bene dei cittadini residenti (tantomeno dei turisti), la città è patrimonio di tutta quella comunità che in qualche modo vi fa riferimento. Che si parli di periferie, che si parli di provincia, il centro storico di un capoluogo deve appartenere a tutti, e deve essere dotato di quegli strumenti di accoglienza che non generino esclusione.
Perché, se si parla di disagio, il disagio più grande è quello di chi si vede sbarrata ogni porta da un divieto; di chi non può accedere alla città se non camminando per chilometri; di chi può solo sperare in un misero trenino elettrico.
L’opportunità
Il Comune di Firenze ha deciso di far partire, dal giugno prossimo, i lavori per installare otto bagni pubblici in Piazza Santa Maria Novella. Da anni i cittadini del quartiere si lamentavano dei turisti, degli immigrati e, più in generale, dei giovani che urinano nella Piazza. La domanda è: ci voleva tanto a capire che non tutti hanno i soldi per entrare nei carissimi locali del centro?
Probabilmente, se tutti quanti cominciassimo a concepire l’ambiente e la città in termini materiali, e non pregiudiziali, e secondo prospettive diverse da quelle del residente-elettore e del turista-consumatore, probabilmente molti disagi sarebbero superati con grande facilità.
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