Obama vs. Clinton

Mercoledì 21 Maggio 2008 11:27 Giulio Gori
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Si avvicina il momento della resa dei conti tra Barack Obama e Hillary Clinton per la conquista della candidatura democratica, in vista della corsa presidenziale 2008.
Giornali e televisioni non parlano d'altro. Ma se sulla quantità non c'è nulla da eccepire, sulla qualità e la chiarezza dei servizi che passano nel tubo catodico ci sarebbero molte obiezioni da fare. Vediamo di chiarire brevemente i punti fondamentali.

Le primarie democratiche funzionano attraverso l'assegnazione di grandi elettori. Ovvero un candidato, in base ai voti ricevuti in un certo stato, ottiene un certo numero di propri delegati che voteranno il candidato democratico nella Convention di fine estate.
Fino a questo momento Obama è in vantaggio. Un vantaggio ridotto che sembrerebbe comunque dargli molte garanzie. Ma...
- Le primarie non sono ancora del tutto concluse
- Oltre ai delegati delle primarie, ci sono una serie di grandi elettori interni al partito che hanno diritto di voto a causa del loro ruolo storico e il loro blasone. E la loro decisione può cambiare fino all'ultimo istante.
- Clinton può contare, per convincere questi grandi elettori, nel carisma e nell'influenza del marito, unico presidente democratico dal 1980. Obama ha dalla sua la sinistra di Edwards (la terza forza di queste presidenziali, presto ritiratosi, schiacciato dai due ingombranti rivali) e soprattutto la famiglia Kennedy, che da sempre ha in mano i sindacati. La recente malattia di Ted Kennedy, uomo di punta in Senato della famiglia di origini irlandersi, non può certo aiutare Obama.
- Clinton reclama i voti ottenuti nei due Stati (molto popolosi) della Florida e del Michigan (dove aveva vinto). Quei voti non sono stati considerati validi per alcuni problemi organizzativi. Adesso lo staff Clinton, preso atto dell'impossibilità di far valere quei voti, chiede la ripetizione di quelle due primarie. E con due stati così importanti i conti potrebbero essere sovvertiti.

Certo Obama ha più carisma di Clinton, ma anche in questo caso c'è una considerazione che potrebbe pesare nella decisione di voto dei leader storici del Partito Democratico: ovvero che Clinton ha battuto Obama in tutti quegli Stati che saranno decisivi nella sfida contro il repubblicano McCain.
Consideriamo che alle presidenziali, chi vince in uno Stato (anche di un solo voto) guadagna tutti i suoi grandi elettori (mentre alle primarie c'è un sistema che si avvicina di più a un criterio di proporzionalità). Alle presidenziali, ci sono stati che votano tradizionalmente per i democratici e altri per i repubblicani, con poche possibilità di cambiare le cose. E in questi stati il risultato di Obama e Clinton sarebbe lo stesso. Ma siccome nelle presidenziali sono decisivi gli Stati incerti e popolosi, e siccome nelle primarie democratiche in quegli Stati Clinton ha stracciato Obama, sembra più probabile che sia la prima, e non il secondo, ad avere più probabilità di battere McCain.
E nel Partito Democratico queste valutazioni conteranno molto, visto che in pochi hanno ancora voglia di masticar repubblicano, dopo gli otto anni di Bush.

Giulio Gori

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