E' ora di cambiare!

Domenica 13 Novembre 2011 15:21 Riccardo Fratini
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Ieri si è conclusa una lunga fase politica dove l'Italia ha perso credibilità man mano che il tempo passava.

Negli ultimi anni la situazione è precipitata pur restando intatto l'apparato di Governo che non ha saputo mantenere le promesse elettorali, che non ha fatto riforme e che fino a poco tempo fa, non riconosceva la crisi economica italiana.

Adesso occorre cambiare davvero pagina e lavorare seriamente per ristabilire questo Paese.

Mario Monti ha un compito arduo ma la sua competenza, la sua elevatura e il riconscimento che già ha avuto dall'Europa, possono dare ottimi risultati a patto che possa lavorare con la coesione del Parlamento e che Pdl e Lega non mettano freni al suo operato.

L'importanza di un Parlamento unito è determinante se veramente si vuole risollevare l'Italia dal baratro dove si trova. Non è un lavoro facile; per questo occorre la consapevolezza e la lungimiranza di tutte le parti politiche affinchè prevalga coerenza e umiltà.

Troppi anni l'Italia è rimasta ferma, per troppo tempo gli italiani hanno dovuto arrancare nell'incertezza e nello sconforto di una politica che non faceva gli interessi del Paese.

L'evento di ieri sera, non può non contribuire ad una migliore comprensione dei partiti tutti: l'emergenza , adesso, è riportare il Paese Italia a riconquistarsi credibilità, a ridare agli italiani il potere d'acquisto, a determinare sicurezze. Diminuire la disoccupazione licenziando è un paradosso, un controsenso nei termini oltre ad aumentare la disperazione di famiglie già esasperate da spese insostenibili.

Gli stipendi dei lavoratori che sono i più bassi d'Europa – mentre quelli dei parlamentari restano i più alti d'Europa – non trovano allineamento con i parametri europei.

E' ora che un buon lavoro sia fatto per riequilibrare la bilancia della giustizia sociale, dello sviluppo economico, della crescita!

Una giustizia sociale che preveda l'inserimento di una importante patrimoniale che finalmente eviti di far pagare sempre ai meno abbienti.

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