La politica che non riconosce la crisi

Martedì 09 Agosto 2011 10:46 Riccardo Fratini
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Mentre tutto il mondo è in una recessione pericolosa e sempre più grave; mentre Germania e Francia incalzano il Governo italiano a decidersi a stabilire una politica credibile e anchel'America è in severa difficoltà finziaria, i privilegi della nostra classe dirigente non segnalano modifiche. Le modifiche sono ancora a carico dei ceti medio bassi, delle categorie maggiormante in difficoltà.

Si taglia la sanità, l'istruzione, le pensioni minime ma chi detiene i più alti privilegi vuole continuare a mantenerli nonostante tutto.

“L'Espresso” di questa settimana riporta un articolo ben dettagliato di questi abusi leggittimati da un potere insensibile e arrogante mentre su “Repubblica” di oggi la Merker si dice stufa di dover salvare i “conti in rosso di Berlusconi”. Nella stessa pagina un'intervista a Alain Minc – consigliere di Sarzoky – afferma che se il nostro Governo fosse sostituito con un esecutivo tecnico il problema della fiducia finanziaria verso il nostro paese sarebbe risolto subito. La contrarietà dei politici a questo cambiamento è, invece, coesa e determinante.

Il nostro Presidente del Consiglio continua a rilasciare dichiarazioni ottimistiche annunciando addirittura che le imprese vanno bene.

E' in corso una recessione globale ma l'attuale politica – gli attuali politici italiani - sembra non saperlo.

La Prima Repubblica , per quanto anch'essa criticabile, era comunque gestita da personalità di comprovata esperienza e intelligenza modulate con una professionalità ed una competenza che oggi mancano totalmente.

 

 

 

 

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