Nell’attuale crisi finanziaria che ha segnato a livello mondiale le ripercussioni negative, la Cina ha registrato una ripresa economica – scoppiata dalla crisi del 2008 – tale da destare invidia e stupore nel resto del mondo.
Da un articolo di “Internazionale” è riportato come il governo cinese, nel giugno scorso, abbia giustificato questo aspetto: a seguito della crisi globale, Pechino ha autorizzato consistenti prestiti delle banche agli enti locali investendo totalmente nelle infrastrutture. Alla base, però, restano le stesse dinamiche che hanno devastato Stati Uniti e Europa dove una quantità eccessiva dei prestiti hanno alimentato consumi insostenibili.
La Cina, quindi, è con le stesse problematiche del resto del mondo ma con una differenza importante: la maggioranza dei debiti del Paese sono stati destinati alle infrastrutture e non ai consumi.
Dati rilevanti riguardo l’indebitamento degli enti locali, hanno dimostrato che le finanza pubbliche della Cina sono in condizioni molto peggiori di quanto si pensi. Il principale rischio è dovuto alla capacità che gli enti locali avranno nel mantenere gli impegni presi con i creditori. L’Autorità di vigilanza bancaria – riporta l’articolo – ha rilevato che appena un terzo delle iniziative è in grado di generare entrate sufficienti a rimborsare i finanziamenti.
Pechino dispone di enormi riserve costituite da patrimoni immobiliari, risorse naturali, monopoli statali e liquidità pari a tremila miliardi di dollari ma attingendo a tale patrimonio – conclude l’articolo – la Cina avrà meno capitali da investire.
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