La campagna per la difesa del salario e del tfr si sta allrgando sempre di più e i dati pubblicati dal Sole 24 Ore qualche giorno fa confermano l'efficacia della campagna messa in atto dai sindacati base e da realtà autorganizzate. Sembra che fino ad ora abbia aderito ai fondi pensione solo l'1% dei lavoratori. I dati sono ben al di sotto delle aspettative di confindustria, dei sindacati confederali e del governo. Le previsioni che erano state stilate dicevano che dopo il 30 giugno - data entro la quale i lavoratori del settore privato dovranno consegnare i moduli - ad aderire al fondo pensione di categoria sarebbe stato all'incirca il 60% dei lavoratori: sembra molto difficile che la trappola del silenzio assenso però possa colpire più del 50% dei lavoratori.
Credo sia impossibile poter esaurire il discorso sui fondi pensione in poche righe, ma credo sia possibile dare degli spunti di riflessione sui quali basarsi per fare la scelta giusta.
Anzitutto vorrei soffermarmi su una domanda che può sembrare retorica, ma che credo sia centrale nello smascherare il gioco di chi esalta i fondi pensione come forma di "pensione complementare": perchè la trappola del silenzio assenso?
I fondi pensione non sono una novità di questa finanziaria ma sono una possibilità cui i lavoratori avrebbe potuto destinare il proprio tfr già da anni. Probabilmente fino ad ora i lavoratori hanno optato per continuare a tenere il tfr in azienda, cioè regolamentandolo con l'art. 2120 del codice civile: peccato che il tfr complessivo rappresenti un giro di soldi pari a circa 20 miliardi di euro. I fondi pensione non partivano ma facevano gola a chi avrebbe dovuto gestire quei soldi: i moduli sono, non a caso, complicati e il silenzio assenso è una trappola in cui molti lavoratori delle piccole e medie aziende, molti migranti regolarmente assunti potrebbe cadere regalando una parte del proprio salario al mercato finanziario.
Qual'è la rendita dei fondi pensione e quale quella dell'INPS sul tfr?
Ci sono delle differenze sostanziali tra le scelte: l'INPS assicura una redita dell'1,5% a cui si somma il 75% dell'inflazione programmata. Ciò vuol dire che la rendita annua, sicura, di un tfr regolato dall'art. 2120 assicura una rendita del 2,5-2,8%. I dati riportati sui grafici dell'andamento dei fondi pensione dicono che la rendita dei fondi cosiddetti sicuri (in realtà sono a basso rischio) è più bassa di quella assicurata dall'INPS. Inoltre il rendimento dell'INPS si cumula di anno in anno e seguendo l'andamento dell'inflazione non si svaluta, mentre la rendita di un fondo pensione non è cumulabile di anno in anno e anche se la rendita del fondo dovesse essere alta per qualche anno, un crollo del mercato finanziario di investimento del fondo riguraderebbe il tfr nella sua complessità e non solo quello dell'ultimo anno: facciamo un esempio.
Poniamo che un lavoratore aderente aun fondo pensione riesca a raggiungere 10 mila euro. Nel caso dovesse verificarsi un crollo del mercato finanziario e il suo tfr dovesse subire una svalutazione del 50% il suo tfr passerebbe a 5 mila euro. Proviamo ora a pensare cosa accadrebbe a quel tfr se lo stessa mercato finanziario dovesse avere un andamento uguale e contrario: il tfr passere da 5 mila euro a 7500 euro: statisticamento l'andamento può esser considerato stabile, ma il lavoratore avrebbe perso 1/4 del suo trattamento di fine rapporto.
Credo sia impossibile poter esaurire il discorso sui fondi pensione in poche righe, ma credo sia possibile dare degli spunti di riflessione sui quali basarsi per fare la scelta giusta.
Anzitutto vorrei soffermarmi su una domanda che può sembrare retorica, ma che credo sia centrale nello smascherare il gioco di chi esalta i fondi pensione come forma di "pensione complementare": perchè la trappola del silenzio assenso?
I fondi pensione non sono una novità di questa finanziaria ma sono una possibilità cui i lavoratori avrebbe potuto destinare il proprio tfr già da anni. Probabilmente fino ad ora i lavoratori hanno optato per continuare a tenere il tfr in azienda, cioè regolamentandolo con l'art. 2120 del codice civile: peccato che il tfr complessivo rappresenti un giro di soldi pari a circa 20 miliardi di euro. I fondi pensione non partivano ma facevano gola a chi avrebbe dovuto gestire quei soldi: i moduli sono, non a caso, complicati e il silenzio assenso è una trappola in cui molti lavoratori delle piccole e medie aziende, molti migranti regolarmente assunti potrebbe cadere regalando una parte del proprio salario al mercato finanziario.
Qual'è la rendita dei fondi pensione e quale quella dell'INPS sul tfr?
Ci sono delle differenze sostanziali tra le scelte: l'INPS assicura una redita dell'1,5% a cui si somma il 75% dell'inflazione programmata. Ciò vuol dire che la rendita annua, sicura, di un tfr regolato dall'art. 2120 assicura una rendita del 2,5-2,8%. I dati riportati sui grafici dell'andamento dei fondi pensione dicono che la rendita dei fondi cosiddetti sicuri (in realtà sono a basso rischio) è più bassa di quella assicurata dall'INPS. Inoltre il rendimento dell'INPS si cumula di anno in anno e seguendo l'andamento dell'inflazione non si svaluta, mentre la rendita di un fondo pensione non è cumulabile di anno in anno e anche se la rendita del fondo dovesse essere alta per qualche anno, un crollo del mercato finanziario di investimento del fondo riguraderebbe il tfr nella sua complessità e non solo quello dell'ultimo anno: facciamo un esempio.
Poniamo che un lavoratore aderente aun fondo pensione riesca a raggiungere 10 mila euro. Nel caso dovesse verificarsi un crollo del mercato finanziario e il suo tfr dovesse subire una svalutazione del 50% il suo tfr passerebbe a 5 mila euro. Proviamo ora a pensare cosa accadrebbe a quel tfr se lo stessa mercato finanziario dovesse avere un andamento uguale e contrario: il tfr passere da 5 mila euro a 7500 euro: statisticamento l'andamento può esser considerato stabile, ma il lavoratore avrebbe perso 1/4 del suo trattamento di fine rapporto.
Il cda di un fondo pensione è composto da rappresentanti degli industriali e da rappresentanti dei sindacati che hanno sottoscritto l'accordo. Non vi sono elezioni dirette dei lavoratori, ma i consigli di amministrazione vengono composti attraverso nomine. A quel punto vi sarà, all'interno del consiglio di amministrazione una votazione per assegnare le cariche (Presidente, Vicepresidente e così via) ma i lavoratori a quel punti saranno già tagliati fuori dai giochi.
Come viene scelto il mercato di investimeto di un fondo pensione?
In linea teorica colui il quale sceglie il livello del rischio di investimento è il lavoratore stesso nel momento in cui compila il modulo. Nel momento in cui il lavoratore fosse vittima del silenzio assenso il suo tfr verrebe regolato secondo quanto stabilito dallo statuto del fondo categoriale. Nonostante ciò il consiglio di amministrazione, nel caso il fondo pensione non abbia una rendita troppo alta può scegliere di destinare il 30% del tfr ancorato ad un fondo a basso rischio, ad un fondo bilanciato. Ancora una volta si ripete il gioco del silenzio assenso: al lavoratore verrà comunicato che l'attuale rendimento del suo tfr è al di sotto delle aspettative e che il 30% del suo tfr verrà passato ad un fondo bilanciato, ciò con un rischio alto. Entro un certo periodo tempo (a discrezione del consiglio di amministrazione) il lavoratore dovrà dichiarare la propria contrarietà a questa scelta e nel caso non lo faccio il suo 30% passerà autamaticamente in un fondo bilanciato.
Nel caso si aderisca ad un fondo pensione come viene riscosso il tfr?
Secondo la vecchia regolamentazione della riscossione del tfr, questo poteva esser riscosso al 100% nel momento in cui il rapporto di lavoro veniva meno o, addirittura il lavoratore aveva la possibilità di chiederene un anticipo pur continuando a lavorare. Oggi questo non sarà più possibile: una volta finito il rapporto di lavoro il lavoratore potrà riscuotere dal fondo solo il 30% del suo tfr e solo dopo 48 mesi consecutivi da disoccupato potrà riscuoterne un'altra parte. Il restante monte del tfr sarà poi rateizzato sommandolo alla pensione.
Se il lavoratore dovesse esser licenziato quindi riscuterebbe solo il 30% e nel caso trovi un altro lavoro prima di 48 mesi, il suo tfr rischia di esser spostato in un altro fondo pensione, cioè quello della nuova categoria di cui il lavoratore fa parte: a quel punto la rendita del 70% rimasto nel fondo diventa una vera e propria incognita.
Le scelte in materia di tfr si possono cambiare?
La risposta a questa domanda è si, ma a senso unico. Il lavoratore che sceglierà di regolare il suo tfr secondo l'art. 2120 potrà, in futuro, scegliere di affidarsi al fondo pensione, viceversa il lavoratore che sceglierà di aderire al fondo pensione lo farà irreversibilmente.
Dove vengono investiti i soldi dei fondi pensione, cioè il salario differito dei lavoratori?
- Fondo competitività.........................................................................645 milioni di euro
- Fondo finanza d'impresa................................................................135 milioni di euro
- Fondo salvataggio e ristrutturazione imprese in difficoltà............... 30 milioni di euro
- Imprese pubbliche.........................................................................1230 milioni di euro
- Autotrasporto..................................................................................290 milioni di euro
- Alta Velocità..................................................................................2900 milioni di euro
- Contratto di servizio Ferrovie spa...................................................400 milioni di euro
- Rifinanziamento rete tradizionale F.S............................................2800 milioni di euro
- Anas nuovi investimeti..................................................................3050 milioni di euro
- Fondo per le spese di funzionamento della Difesa.........................710 milioni di euro
- Rifinanziamente spese d'investimento........................................10968 milioni di euro
- Altro.................................................................................................445 milioni di euro
- Totale............................................................................................24246 milioni di euro in tre anni
Potremmo ritenere questo elenco lo specchio di un sistema che non riesce più a mantere se stesso e chiede sempre più sacrifici ai lavoratori, coloro i quali sono la vera parte produttiva del paese ma che purtroppo sono la classe da spremere per gli investimenti di un classe padronale quanto mai bisognosa di liquidità e per il mantenimento di un ceto politica ad essa assoggettato
Quali scenari possono aprirsi dopo il 30 giugno?
Ci sono due scenari possibili - ognuno dei quali condito da diverse sfumature - davanti ai lavoratori e alle future generazioni. Nel caso i fondi pensioni dovessero partire e l'adesione dei lavoratori probabilmente assisteremmo entro poco tempo all'ultimo e fatidico attaco alla previdenza pubblica ormai partito all'inizio degli anni '90: probabilmete assisteremmo al definitivo smantellamento dell'INPS e quella che oggi viene fatta passare come previdenza complementare diverrebbe l'unica forma pensionistica e di reddito per il proprio sustentamento raggiunta l'età per andare in pensione. Purtroppo in questo modo cadrebbe anche il baluardo di una tacità solidarietà intergerazionale tra i lavoratori, visto che da quel momento in avanti ogni lavoratore dovrebbe pensare individualemte alla propria pensione.
Nel caso invece i fondi pensione non dovessero partire ciò riporterebbe l'esigenza di un ripensamento della pensione pubblica e aprirebbe lo spazio per riaffermare l'esigenza di un istema retributivo e di una rivalutazione della pensione che viene conferità a chi oggi ragigunge l'anzianità per andarvi.
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