Ieri, in Palazzo Vecchio, si è svolta un’iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani Italiani in memoria di Bruno Fanciullaci.
L’assessore Cioni ha parlato per circa una ventina di minuti per poi lasciare la parola a alcuni partigiani della sezione Oltrarno e a Daniele la Muraglia, autore di un video che ricostruisce la vita e l’azione politica di Bruno Fanciullacci.Nel suo intervento introduttivo Cioni ha cercato di porre l’accento sulla memoria della Resitenza e su come questa non possa esser infangata da chi oggi vive e lavora all’interno delle istituzioni, rimandando alle parole di Totano che, durante un’iniziativa ufficiale aveva definito Fanciullacci un assassino. Cioni ha dichiarato di non voler assolutamente fomentare l’odio nei confronti della destra, ma nello stesso tempo gli uomini che oggi rappresentano i partiti della Casa delle Libertà non possono soffiare sulle vele del revisionismo affermando che durante la guerra alcuni italiani combattevano contro altri italiani: “si trattava – ha continuato l’assessore – di partigiani italiani che combattevano contro chi, da italiano, la patria l’aveva tradita”.Però, se di revisionismo si parla, dovremmo cercare di comprendere perché oggi la destra si possa permettere di spingere così a fondo affinché la storia venga riscritta, sia sui libri di testo delle scuole medie e superiori, sia nelle aule di tribunale. L’idea e, conseguentemente, la pratica della pacificazione nasce ben prima della liberazione del 25 Aprile: la svolta di Salerno, a cui partecipa anche il Pci, è il primo passaggio di una strategia che percorrerà tutti gli anni del dopoguerra arrivando fino ai giorni nostri. Togliatti e il Partito Comunista Italiano accantonano l’idea della rivoluzione violenta per partecipare al dibattito democratico. Lasciando da parte considerazioni di merito, questa strategia è figlia dell’amnistia ai fascisti del 1947 e di altri avvenimenti che vedranno poi il Pci contestato anche e soprattutto da sinistra.Facendo un salto lunghissimo e arrivando agli anni ’90 incontriamo sulla strada del nostro rapido excursus due fatti eclatanti nell’ottica revisionista: il discorso di Luciano Violante e la formazione del movimento Forza Nuova.Luciano Violante, allora capogruppo dei Democratici di Sinistra alla Camera, affermò che “l’Italia dovrebbe incominciare a comprendere anche le ragioni dei ragazzi di Salò, poiché anch’essi, come i partigiani, combattevano per un’ideale”.Nel 1997 poi, viene formalizzata la nascita di Forza Nuova, movimento di estrema destra che poggia sull’impero economica di Easy London il cui proprietario è il segretario nazionale è Roberto Fiore. Probabilmente chi si dichiara portatore della memoria della Resistenza, compresi coloro che hanno la massima fiducia nelle istituzioni e nello Stato, avrebbero dovuto opporsi con fermezza all’entrata di chi si richiama alle esperienze di Terza Posizione nel Parlamento Europeo, in Parlamento e nelle istituzioni locali.Così non è stato e anzi, abbiamo assistito ad una costante criminalizzazione di tutte quelle realtà che dell’antifascismo, non solo hanno fatto un proposito, ma che hanno tentato di praticarlo. Detto questo, vorrei quindi sottolineare come responsabili del revisnismo storico siano, non solo i rappresentanti della destra, che hanno tutto l’interesse a dipingere i partigiani come terroristi o efferati assassini, ma anche coloro che a sinistra, in nome della pacificazione, sono scivolati su posizioni quanto mai ambigue: sarebbe quindi stato il caso ch anche l’assessore Cioni avesse fatto un pò di autocritica rispetto a quanto detto e fatto da alcuni illustri esponenti del suo partito e soprattutto su quanto lui ha fatto, a Firenze, in quanto uomo politico colpendo chi l’antifascismo lo pratica quotidianamente.Tornando all’iniziativa, le parole dei partigiani hanno dimostrato che coloro che la Resistenza l’hanno fatta, rischiando la vita per liberare la patria dal nazifascismo, non sono assolutamnete disposti ad accettare alcun tipo di criminalizzazione: sia Foco che Angela hanno ribadito nei loro interventi quanto fossero grati a Bruno Fanciullacci per il suo eroismo e il suo sacrificio, simbolo del sentimento collettivo e del legame che univa tutti coloro che hanno partecipato alla Liberazione. I partigiani hanno anche voluto sottolineare come la Resistenza potesse contare, non solo sugli uomini e le donne che si erano arruolati e combattevano armi in pugno contro gli oppressori, ma su un consenso popolare che andava dalle campagne alle città.Daniele la Murale ha poi mostrato un estratto del suo film documentario, la parte riguardante Bruno Fanciullacci in cui il gappista viene raccontato non solo come partigiano ma anche come uomo, o meglio come ragazzo. Bruno Fanciullacci iniziò la sua attività quando era ancora un sedicenne e la sua attività si “limitava” alla distribuazione di volantini. Fu arrestato la prima volta a 17 anni e condannato a 7 anni di reclusione, riuscendo poi a tornare libero dopo la svolta di Salerno. Fu a questo punto che decise di arruolarsi e combattere per la liberare l’Italia dei nazifascisti. Il video prosegue descrivendo le sue azioni con i Gruppi d’Azione Patriottica passando attraverso il suo primo arresto, la sua fuga, la liberazione di 17 donne antifasciste, fino ad arrivare all’azione contro Giovanni Gentile.Il cosiddetto filosofo fascista fu ucciso poichè aveva sempre appoggiato il regime con discorsi ed interventi patriottici, anche quando l’Italia aveva intrapreso la guerra in Africa e poi era entrata in guerra al fianco di Hitler, definendo “nuovi barbari” gli Alleati e i partigiani.Dopo la svolta di Salerno si era recato a Salò per dare la sua solidarietà e il suo appoggio a Benito Mussolini ed era poi stato mandato a Firenze: qua fu giustiziato da Bruno Fanciullacci e dai gappisti. Tutti i gruppi della Restinza daronoil loro appoggio all’azione, compresi i fuoriusciti di Giustizia e Libertà negli Stati Uniti e in Francia.Il video si conclude poi con la cronaca del secondo arresto di Bruno Fanciullacci e il suo sacrificio dovuto alla sua disciplina e all’amore che lo legava con i compagni, talmente grande da portarlo a lanciarci dal quarto piano pur di non subire anocra una volta le torture di Carità e, magari, esser costretto a parlare. L’iniziativa si è poi conclusa con le riprese di un intervista a Giorgio Bocca e gli interventi di chiusura di alcuni partigiani che hanno invitato i presenti a prender parte al presidio di lunedì prossimo, alle ore 9:00 in Piazza S. Firenze, in occasione del processo a Totaro: l’intenzione è quella di mostrare a chi offende il sacrificio di uomini e donne che versarono il proprio sangue per la nostra libertà, e a tutta la popolazione che gli antifascisti sono ancora presenti.
Davide Pinelli - DEApress
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