Sembra un ossimoro ma persone come lui, come Ivan Cattaneo s'intende, non possono fare a meno del proprio passato per rinascere ogni volta. Il suo percorso artistico, la sua fame di novità, lo hanno sempre reso nel tempo artista di nicchia, provocatore, edulcorato cantore degli anni settanta, spina nel fianco dei discografici. Insomma Cattaneo, non ha mai cercato le strade facili, le soluzioni commerciali per fare della sua vita artistica qualche cosa di significativo. Le sue strade sono spesso state secondarie, relative e soprattutto mal messe; in un clangore di eterno fanciullo (quello amato da Hillman), Cattaneo non ha mai mancato il turno della sua storia, non si è mai tirato indietro in quella che i "normali" chiamano diversità. Già diversità da chi e da che cosa, in uno spazio umano dove non è facile essere se stessi se non ci si adegua ad un sistema che tende sempre ad annichilire, a ridurre a minimo le intelligenze attive e spontanee. Cattaneo ha sempre fatto scudo contro la diversità, il perbenismo e quel borghesismo sfrenato, cattolico e democristiano, di una parte di italiani che non amano la "diversità" per non fare i conti con la propria. Sarà così che in una lunga storia di più di 30 anni, Cattaneo ha lasciato qualche cosa d'importante, ha segnato il tempo suo e degli altri ed è stato prima di Battiato e di GIuni Russo, lo sdoganatore dei suoni ricercati, della recherche delle canzoni balneari reinventate. Non è un caso quindi, dopo alcuni recenti lavori di profondità ed introspezione, che ritorni con il suo passato, recuperando i suoi primi 3 album, quelli che dal 1975 al 1979 lo portarono ad essere "Ivan". E' memoria per molti, per altri è preistoria, per molti è sconosciuto sentiero di "canzonette". Già ma trattasi di canzoni che vanno oltre l'autorato, oltre quella definizione che facilmente metteva il vestivo buona della domenica a tanti artisti che volevano semplicemente cantare il proprio dissenso e il proprio senso di vita. Uoaei del 1975, Primo secondo e frutta (Ivan compreso) del 1977 e il mitico Superivan del 1979, forse l'album più tosto e più arrabbiato di un giovane milanese, probabilmente di sinistra e "diverso"che aveva da cantare, da segnare e da segnalare cosa lasciava un decennio strano, un decennio incantevole ma terribile, ricco di eventi e di cambiamenti che purtroppo avrebbe dato il la allo disfacimento sociale e politico proprio di quella MIlano "da bere" che tanto piaceva a Bettino Craxi e alla sua ideologia del centrismo sociale, democristianamente parlando. Oggi Ivan Cattaneo continua nel suo percorso, per fortuna non va ai talk show, quelli tremendi con Elio, Arisa, Facchinetti, Ruggeri e via dicendo, disdegna il falso umanesimo della signora Costanzo e vive in quella MIlano che non si beve più ma che amaramente si è trasformata in un indelicato percorso di guerra, di una guerra alle emozioni e ai sentimenti, dove correre serve solo a far finta di non sentire e se si sente si va al "Grande fratello"!
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