Se ne è andato come una persona normale, nel suo silenzio che negli utlim tempi aveva cercato rispetto ad un'Italia rumorosa, chiassosa, poco interessante. Alvise Sapori, uomo di cultura, come si direbbe oggi, è stato soprattutto una persona che ha saputo vedere oltre quello che l'Italia post americana ha saputo offrire, innamorandosi letteralmente della sua più grande passione, ovvero il musical sia quello classico di Broadway che quello off off. In Italia è stato il più grande esperto del genere, lui che in tempi sospetti non perdeva una nuova annata e riusciva a far intravedere al nostro appesantito teatro, la possibilità di vivere delle forti esperienze con ciò che offriva Broadway. Lo ricordiamo, il suo impegno più grande è stato nel tenere una serie di articoli su "La Repubblica", quella delle origini, quando come caporedattore della cultura c'era un signore come Orazio Gavioli, che i più probabilmente manco ricordano. In quelle belle pagine, senza frivolezze di virtuosismi giornalistici, Sapori regalava articoli di splendida spettacolarità, dove era facile capire cosa narrasse e come lo narrasse, con una scrittura spontanea, secca e immediata, senza dar adito ad altro. Per anni è stato piacevole leggerlo, poi, ritiratosi da Repubblica Gavioli, con il cambio di propietari, avvicendamenti vari e un costante depauperamento delle pagine sia dello spettacolo che della cultura, Alvise Sapori decise di ritirarsi e di lasciare così, dopo tanti anni, un luogo raro di bellezze narrate. Ha avuto altre collaborazioni certamente, è stato supervisore di alcune produzioni italiane e ha contribuito certamente a far entrare nelle idee dei produttori italiani quella del musical, ma ciò che rimane di insuperabile è proprio quel carnet di alta classe e narrazione che per anni ha tenuto su La Repubblica. Ora, per rimediare alla perdita di una penna così arguta, sarebbe il caso che qualche persona che sa essere ancora di "cultura" si adoperì affinchè tale risorsa non venga sperduta. Noi lo ricordiamo così, persona garbata che non ostentava il suo sapere, esempio che oggi servirebbe moltissimo a tanti che s'apprestano a fare "cultura"
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