Una città nascosta, spesso dimenticata, riemerge a tratti fra le mura della nuova Firenze, in tutto il suo splendore ancora vivo.
Il Palazzo dei Catellini, forse uno tra i meno conosciuti del centro storico, vanta una storia secolare (l’edificazione risale al XIV secolo), che si lega a quella di una tra le più antiche famiglie fiorentine, i Catellini da Castiglione (citata da Dante stesso, nel XVI del Paradiso). La sua attuale sfortuna, dipende soprattutto dall’urbanistica e dalla storia recente della città, a partire dal breve periodo di “Firenze capitale”, quando la riorganizzazione della zona circostante a Piazza della Repubblica “rovesciò” la prospettiva d’osservazione, lasciando il palazzo “sul retro” della grande piazza, affacciato su un anonimo vicolo. Alla conseguente svalutazione dell’edificio nel XX secolo, si accompagnò l’urbanistica “selvaggia” dei tempi di guerra, che portò ad inglobare le sue antiche strutture entro altre più recenti, storicamente ed esteticamente dequalificanti.
Ma è stato grazie ai lavori di ristrutturazione dello stabile, in seguito all’inaugurazione di un nuovo ristorante in Piazza della Repubblica, che le originali strutture sono potute riemergere quasi intatte: l’antica porta e le mura d’angolo, paradossalmente preservate proprio da quel “selvaggio” inglobamento, avvenuto forse in periodi in cui i versi del “padre” della nostra lingua non risuonavano più con la forza attuale:
«E come 'l volger del ciel de la luna
cuopre e discuopre i liti sanza posa,
così fa di Fiorenza la Fortuna:
per che non dee parer mirabil cosa
ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini
onde è la fama nel tempo nascosa.
Io vidi li Ughi e vidi i Catellini,
Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
già nel calare, illustri cittadini»
(Dante, Paradiso, XVI, 82-90).
Per i curiosi, i cultori della storia e delle tradizioni fiorentine, una passeggiata nel retrocucina di qualche ristorante, potrà stimolare piacevoli e sorprendenti rievocazioni.
Simone Rebora
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