Guarda caso La Fenice

Mercoledì 16 Dicembre 2009 17:18 Giulio Gori
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L'Inchiesta della Procura di Firenze che coinvolge l'associazione La Fenice 1488 e che avrebbe portato al sequestro di una grande quantità di materiali inneggianti al fascismo, non ci lascia sorpresi. Un anno fa, con un nostro servizio avevamo descritto l'attività di una piccola libreria, Quota 33, che era stata creata a Firenze per mano della stessa associazione. Allora avevamo raccontato che Quota 33 vendeva pubblicazioni nostalgiche e magliette inneggianti al fascista Pavolini (tra i firmatari del Manifesto della Razza e fondatore delle Brigate Nere).  Ci era arrivata quindi un'intimazione, da parte di un legale incaricato dalla libreria, di sospendere la pubblicazione dell'articolo incriminato, pena una denuncia per diffamazione. Non sospendemmo quell'articolo e non fummo denunciati perché avevamo scritto il vero.
Del resto, il materiale che avevamo descritto spiccava in bella mostra sul sito dell'associazione.
Quota 33, che fu presto chiusa per 'incompatibilità' con il quartiere di Rifredi, prendeva il nome dalla base militare italiana ad El-Alamain, durante la campagna d'Africa nella Seconda Guerra Mondiale. Sul sito dell'associazione La Fenice non si trova invece giustificazione del numero 1488. Che tuttavia, per una strana combinazione, coincide con il numero caro a un celebre neonazista ariano statunitense, quel David Lane, dell'organizzazione The Order, che con la sigla 14-88 richiamava uno slogan da lui coniato di quattordici parole ("Dobbiamo assicurare l'esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi") e il suo libro "88 precetti", in cui spiegava i modi con cui si doveva arrivare al predominio della Società Bianca. Lane è morto in carcere nel 2007 dopo essere stato condannato a quasi duecento anni di carcere per racket, eversione e violazione dei diritti umani.

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Dicembre 2009 15:17 )