La grande Cheika Rimitti

Giovedì 08 Gennaio 2009 15:33 Silvana Grippi
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Rimitti nasce nel 1923 (forse...) in un piccolo villaggio algerino, presto orfana, povera e vagabonda, Cheikha cresce nella regione di Orano. Inizia ad esibirsi come ballerina in locali notturni moltio equivoci , ma viene invitata a cantare e danzare anche nelle feste e nei matrimoni, seguendo la tradizione tipica delle cheikketes. Nel '36, incide il primo disco - un 78 giri - facendosi subito apprezzare dalle menti libere e detestare dagli integralisti a causa dei testi provocatori e dissacranti che compone nonostante si dichiarava spesso animata da fede religiosa.

Donna, artista libera e ribelle, considerata la leggenda vivente della musica raï. Questo  genere musicale è nato tra gli anni '30 e '40 nelle feste e nei bordelli delle città maghrebine, divenuto poi, il grido di ribellione dei giovani alle ferree regole moraliste della società araba: ricordiamoci che alcuni suoi esponenti sono stati trucidati dagli integralisti.

Il grido di denuncia di Cheikha era un ruggito, donna e artista che ha vissuto orgogliosamente libera e scandalosa nel mondo dell'Islam (nelle sue odi sublimava l'amore fisico e dichiara la parità tra i sessi). Ora che è morta sarà sicuramente rivalutata come la prima vera interprete di una musica la cui contaminazione tra l'occidente e l'oriente, tra il sacro e il profano la rendevano sicuramente unica. E' stata conosciuta in occidente nel 1986, anno in cui il räi esplode a Parigi. Cheikha possiedeva un'arte popolare che resiste già dal 1920 con una particolare caratteristica: l'autenticità dei poeti maledetti, che le permetteva di affrontare tutti gli argomenti proibiti. Ma dopo aver visitato la Mecca, prese il nome di Haidja, smise di bere e di fumare, e non volle più dare notizie della sua vita privata.

Per molti Cheikha diventò un mito: vivendo tra Algeri, Parigi, Lione e Marsiglia, in un turbinio nomade di concerti. Il suo messaggio era quello di un femminismo ante litteram che esaltava i piaceri carnali e le gioie degli effluvi alcolici, prendeva posizione sulla sessualità, ma anche sul colonialismo con un linguaggio ribelle al tempo e alle mode. Strizzando l'occhio alle origini beduine si esprimeva nel dialetto della sua regione e gioca con immagini ironiche e dure, come quando lamentava l'usanza dei matrimoni forzati: "...che cos'hanno in comune una saliva ripugnante e la saliva di una donna giovane e sana?.." scrive nel 1950 in "Khali-el- Kass", uno dei suoi pezzi più celebri...

Cheikha Remitti, esule in Francia, venne in Italia invitata dalla ns. piccola associazione. Venne addirittura per un concerto in piazza Signoria (devo cercare l'anno) ed ha cantato per un palcoscenico  meraviglioso come Firenze, per l'unica festa in piazza che rievocava il rogo di Savonarola.
Sono andata a prenderla alla Stazione di Firenze (non avevo i soldi per anticiparle un viaggio dignitoso in aereo), era una donna semplice e quando l'ho conosciuta mi ha raccontato diverse cose piccanti della sua vita privata e mentre eravamo all'Albergo Mediterranée: mi ha abbracciato e mi ha detto in francese ("ricordati sempre che noi donne siamo più forti di loro..." e mi indicò Roberto Gramigni che era il mio collaboratore.

Concerto di musica räi  con Cheikha Rimitti - voce/bendir
Tamarat Nabyle derbouka - Benmachja Kemal piano - Semghouni Abderahmane basso - Ghoggal Fatehallah chitarra - Bouzekri Akli batteria - Montassere Camelia danza.  Il suo concerto fu una esperienza indimenticabile che ho messo in video e mai reso pubblica per rispettare la sua volontà.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Gennaio 2009 18:44 )