Di questa Europa si muore: dall'Inno alla Gioia alle urla di Atene
Il sogno millenario di unità del continente europeo viene da lontano. L'idea imperiale di .Giulio Cesare è l'intenzione dichiarata di Carlo Magno e poi di Napoleone Bonaparte. Con le idee repubblicane il grande generale, imperatore di tutti i francesi (che comprendeva Belgio, Olanda, metà Italia, Spagna e regni tedeschi) si infranse alle porte di Mosca e con la disfatta di Waterloo l'egemonia politica e commerciale dell'Europa divenne un fatto tutto Inglese, anche se i Russi avevano partecipato con grande dispendio di uomini e mezzi.
Ma i problemi della terra degli Czar erano molto più grandi per potersi al fine proporre come potenza egemone in un continente che diciamolo francamente, i russi non gli ha mai amati. Si veda la questione baltica e polacca che sono state questioni spinose per l'URSS in tutto il XX° secolo.
Proprio nella metà del 1900 il sentimento europeo si risvegliò in virtù di pochi “pionieri” italiani, che dal confino di Ventotene subito negli anni della dittatura fascista, rielaborarono l'idea dell'unità politica della “vecchia Europa”
Con la fine del II° conflitto mondiale la tensione continentale marcata dalla contrapposizione USA URSS fu la molla di un tentativo che sotto la spinta ideale di uomini come E.Rossi e G.Spinelli. si ritrovò nelle azioni di politici europei del calibro di Adenauer, De Gasperi, S.Weil, Brandt, O.Palme i quali furono la forza genitrice che portò alla creazione prima del MEC e poi dell'Unione Europea.
Con il trattato di Maastricht l'unione continentale sembrava cosa fatta. Creata una Banca Centrale, da questo organismo sovranazionale è stata coniata una moneta europea e furono liberalizzate frontiere e dogane e lentamente ed inevitabilmente altre nazioni si sono schierate sotto la bandiera dell 'Europa con il sentimento di sentirsi cittadini di un unico continente fatto di uomini ed idee.
Ma le condizioni e le regole che questa Unione commerciale e finanziaria si è imposta, come vediamo alla prima crisi strutturale, non tiene il passo dell'arretratezza economica di molti dei suoi Paesi. Figlia di una ideologia del novecento l'Europa che stiamo vivendo non è la vera rappresentante dei popoli e di quella cultura europea che è materia in formazione e che solo nell'amalgama delle molte culture e linguaggi potrà evolversi fino a diventare una “casa comune”.
Il liberismo e il mercato che sono andati sostituendo l'idea dell'aggregazione culturale ed economica dei popoli europei è del tutto evidente che si sta dimostrando il reale impedimento a questa unione, proprio perché nel tentativo di unire non sono state considerate col dovuto rispetto, le differenze.
Non è nata un Europa federata, ma un organismo che mantiene intatte leve di potere nazionale e io penso che non sia peregrino osservare come il disastro europeo sia figlio delle politiche nazionaliste e di destra delle nazioni che compongono questa Unione Europea.
Se la partecipata politica di governanti quali Prodi e A.Ciampi si rispecchiava e cresceva nelle intenzioni degli ultimi governi di centro-sinistra del continente e che permisero e accompagnarono le nazioni europee alla firma del trattato di Maastricht non si fosse dissolta, probabilmente la crisi, questa crisi, sarebbe stata affrontata prima e in maniera più strutturale, senza creare conflitti e ricatti di alcune nazioni verso altre. L'esempio della Grecia è qui sotto gli occhi di tutti a dimostrarlo.
Due anni fa la situazione greca sarebbe stata risolta positivamente, ma le banche tedesche imposero limiti e costrizioni per la soluzione del debito interno che obbligò il governo Papandreu a fare ulteriori debiti e come spesso accade nel voler proteggere alcuni “interessi nazionali” la cura sembrò più dannosa della malattia e la situazione ha finito per aggravarsi.
Nessuna nazione può spendere più di quanto produce e questo non vale solamente per la Grecia. Tutti gli Stati dell'Europa sono in questa debole situazione. In Italia è lo stesso.
Per anni e specialmente negli ultimi 15 anni, i nostri governanti politicamente di destra, nel tentativo di non perdere l'adesione di strati di popolazione, populisticamente chiamate Opinione Pubblica, di non nuocere ad intere classi sociali e di lobbie economiche che essi stessi rappresentano, ha determinato l'aumento della spesa pubblica, dell'interesse primario e di quella “finanza creativa” che è la causa principale della debacle economica e dello sfascio culturale e politico che va marcando la nostra nazione.
Oggi il governo tecnico, di centro-destra, del professor Monti ha rifiutato di candidare Roma quale sede delle Olimpiadi del 2020. E' una scelta saggia perché non siamo nelle condizioni di spendere 14 miliardi di euro, che inevitabilmente lieviteranno a 20 mld, per delle strutture agonistiche – sportive, che sono il campo di interesse di palazzinari, mafiosi e lobbie economiche incancrenite nel sistema italiano. Questo sistema italiano che è copia sporca di tutti i sistemi economici presenti nel Mondo (salvo pochissime eccezioni). Sistema vincente dalla fine della seconda guerra mondiale e dal crollo del Muro di Berlino che ha evidenziato il malaffare pubblico di Paesi che dichiaravano di seguire un modello socialista, e che invece era solamente interesse di poche classi al potere.
Sistema capitalistico dicevo, modello importato dai Paesi anglo-sassoni, di chiara fama imperialista, ma che appare almeno nell'area del Commonwealth , il sistema maggiormente efficiente e più vicino all'equità: non fosse altro che nelle regole del Mercato, le classi meno abbienti devono non soffrire, ma essere riconosciute quali volano della crescita interna e al dunque di una difficoltà economica, non private del loro reale potere di acquisto, ma aiutate nella ricerca di una soluzione. Non private della pensione, del walfare, e magari favorite dagli investimenti pubblici nella scuola, nella ricerca, nelle infrastrutture, in una politica della casa e nella sanità.
Con l'introduzione dell'euro quale moneta europea, abbiamo assistito all'arricchimento delle classi rappresentanti il terziario economico-sociale, dei commercianti, delle partite IVA e della piccola impresa. L'aumento ingiustificato dei prezzi al consumo ha creato disuguaglianza di benessere e qualche volta semplice arraffamento e depredazione, rilevato dal mancato adeguamento degli stipendi, e dal non avere creato un “calmiere dei prezzi” che avrebbe regolato quel mercato che nel passaggio dalla lira all'euro si è dimostrato essere una vera e propria “terra di conquista economica, di sfruttamento e malaffare”.
Dove è andata a finire l'Europa terra di equità e giustizia sociale che i nostri maggiori sognavano e che ancora oggi molti di noi si augurano. Non si è voluta evolvere confrontando i sistemi che essa stessa ha creato. Si è preso un sistema economico e sociale ingiusto e non è stato riformato, specie nelle nazioni del sud-Europa ed oggi assistiamo più a manovre punitive che non a solidarietà, come se la caduta di uno non fosse l'errore di tutti.
Io immagino questa riforma del capitalismo equo-solidale, in un socialismo che comprenda le ragioni dell'impresa e del sogno individuale di affrancamento economico. Libertario più che liberista che mi appare quale unico strumento per una redistribuzione della ricchezza, in Italia, in Europa, nel Mondo intero: per il senso di giustizia sociale, civile e civica che è il motore del sogno di un Europa federata, primo grande passo verso l'affrancamento dell'intero pianeta.
walter maccari
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