L'ipotesi di Cie a Campi Bisenzio (lettera aperta del sindaco)
Di seguito riportiamo la lettera aperta di Adriano Chini, sindaco di
Campi Bisenzio, a proposito dell'ipotesi di costruzione di un c.i.e. a Campi
L'ipotesi di Cie a Campi Bisenzio
Rispetto all'ipotesi di realizzare un Centro di identificazione ed
espulsione per immigrati a Campi Bisenzio, non sono contrario a priori
ma chiedo al Ministro Maroni ed al Presidente Rossi di tenere conto
della storia e delle specificità di Campi Bisenzio, città che da
sempre ha fatto dell'accoglienza un modo di vivere riuscendo a
governare, così, anche i fenomeni più complessi limitando al massimo
tensioni e conflitti sociali.
Non abbiamo letto, né mai lo faremo, l'immigrazione come fenomeno di
ordine pubblico. Questo mi fa dire che non sono contrario a priori ma
sono sicuramente contrario ai Cie così come sono, ovvero indegni di
un paese civile.
La capacità di governo del fenomeno dell'immigrazione cinese,
dimostrata fattivamente in circa venti anni di politiche attive, non
può essere messa tra parentesi né derubricata a ordinaria
amministrazione, anche perché tra i protagonisti ha visto, oltre al
Comune, soggetti istituzionali, del volontariato e del privato
sociale, senza il cui apporto nessuno sarebbe stato in grado di
raggiungere risultati di cui ci vantiamo. Se è garantito questo
metodo siamo disponibili a discutere ipotesi di strutture sul nostro
territorio ma soltanto secondo questo modello.
Ogni fenomeno migratorio, al pari di molti altri fenomeni complessi,
non può che essere gestito e governato dalla politica.
Dunque se il Ministero degli Interni ha deciso di costruire in questo
Comune il Cie della Toscana, io pongo queste imprescindibili
condizioni:
* che sia di piccole dimensioni
* che veda coinvolte, per tutte le varie esigenze di gestione, le
associazioni di volontariato che operano in campo sanitario e sociale
sin dalla fase iniziale
* che siano garantite al massimo condizioni di vita degne di
qualunque essere umano sul piano dei diritti che delle libertà, per
esempio con appositi spazi per i diversi culti religiosi
* che sia dotato di un efficiente servizio sanitarioche preveda
servizi ed attività di tipo culturale, come biblioteche
Tutto ciò, è ovvio, presuppone avanti a tutto la prima condizione
imprescindibile: che il Comune sia coinvolto, da assoluto
protagonista, e fin da ora, in tutto il percorso, dalla progettazione
alla gestione della struttura.
Inoltre, rispetto all'ipotesi dell'area ex hangar di Sant'Angelo a
Lecore, faccio presente due questioni che rappresentano problemi
enormi:
* l'area, ex campo di addestramento dell'esercito, deve essere
bonificata da eventuali bombe o munizioni inesplose (a quali costi?)
* l'area, per l'Autorità di Bacino, è una cassa di espansione con
un battente idraulico di 2 metri (a quali costi la messa in sicurezza
con l'elevazione corrispondente? O lo Stato infrange ogni regola di
legge e di sicurezza?)
Sono convinto che di fronte all'ipotesi centro di accoglienza da
realizzare a Campi Bisenzio, non bisogna scappare né aver paura ma
essere, una volta di più, capaci di raccogliere una sfida di
civiltà. Ritengo che il Comune di Campi Bisenzio sia in grado di fare
tutto ciò. Al contrario, se le condizioni di cui ho detto, non
saranno rispettate, siamo pronti a dare battaglia per ottenere il
rispetto dei diritti e dei doveri per tutti.
Entro luglio al Ministro Maroni arriveranno il contributo della
Regione Toscana e quello del Comune di Campi Bisenzio, a cui chiediamo
siano date risposte precise.
Intanto sull'ipotesi del Cie all'ex hangar abbiamo già convocato per
martedì 27 luglio alle ore 21 a Villa Montalvo una assemblea con
tutte le associazioni del territorio.
Adriano Chini
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