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ISF comunica:Giornalisti sotto attacco PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Neri   
Venerdì 23 Luglio 2010 09:38
*Information Safety and Freedom*
 newsletter n. 386, anno 4°, luglio 2010

*Dall'inizio del 2010
- 20 operatori dei media uccisi
- 168 imprigionati (di cui 30 in Cina, 28 in Iran, 28 in Eritrea, 14 a Cuba,
12 in Birmania, 11 in Uzbekistan)
- 111 cyberdissidenti imprigionati (di cui 76 in Cina, 16 in Vienam, 9 in
Iran) *

*Comunicato stampa di ISF: gli hezbollah minacciano di morte i giornalisti
libanesi, intervenga l'ONU*
Gli hezbollah minacciano di morte i giornalisti libanesi che pubblicheranno
notizie sul coinvolgimento del movimento sciita nell’omicidio dell’ex
premier libanese Rafic Hariri. Si tratta di un atto gravissimo, che aggiunge
violenza a violenza e colpisce alla base i fondamenti della democrazia della
Repubblica Libanese. Un atto che richiede una risposta immediata e decisa da
parte dell’ ONU e di tutte le associazioni per la libertà di stampa. La
minaccia era contenuta in un articolo pubblicato ieri dal giornale Al-Akhbar,
vicino al movimento Hezbollah, che riferiva quanto segue: "Un responsabile
di sicurezza ha consigliato ad alcuni giornalisti di non pubblicare quel che
filtra di fatti che riguardano l’inchiesta internazionale sull’assassinio
dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, in particolare quelli che puntano il
dito su un eventuale coinvolgimento di membri di Hezbollah". Questo
responsabile giustifica i suoi consigli dicendo che il gruppo perseguitato è
in grado di raggiungere tutti e di uccidere chiunque si occupa di questo
dossier. In Libano la pratica di minacciare e uccidere i giornalisti ha
provocato negli anni un lungo elenco di colleghi caduti a causa della
propria onestà e del proprio impegno professionale. Minacce di questo tipo
vanno quindi lette nel loro significato letterale, partendo dal presupposto
che potranno essere messe tragicamente in pratica. La Comunità
internazionale e quella dei giornalisti non può assistere imbelle al
protrarsi di una pratica barbara di questo genere e devono immediatamente
intervenire a tutela dei collega libanesi e della stessa democrazia di quel
Paese.

*Ucraina: ancora poca libertà di stampa*
Stampa imbavagliata anche in Ucraina. A lanciare l’allarme l’organizzazione
Reporters sans frontières. Dalla salita al potere del presidente Viktor
Yanukovic, a fine febbraio, la censura si sarebbe abbattuta sui media. I
giornalisti, per dieci anni, durante la presidenza di Leonid Kuchma, avevano
già conosciuto l’intimidazione politica. Così il direttore di TVI Roman
Skrypin: “Non è più possibile mettere in ginocchio tutti i giornalisti di
questo Paese, come durante la presidenza Kuchma. E’ naturale che ci sia un
sacco di pubblicità. Più forte è la pressione e l’indifferenza verso questo
problema, più numerosa sarà la pubblicità. E alla fine avrà effetto sulle
autorità, dovrà avere un effetto, perché queste autorità almeno dichiarino
che il futuro del Paese è nell’Unione Europea”. Dal 2004, grazie alla
Rivoluzione arancione, la stampa aveva conosciuto maggiore libertà, ora
invece giornalisti e cittadini ucraini stanno denunciando tentativi di
censura e di manipolazione delle notizie in senso filogovernativo,
soprattutto nei telegiornali.

*Niger: prime prove di libertà di stampa*
Uno stato in fase di transizione apre ai giornalisti depenalizzando la gran
parte dei reati legati all'informazione. Un clima di speranza per un Paese
ricco e povero allo stesso tempo, che si stringe intorno proprio alla figura
di un ex giornalista. "Di solito la polizia mi veniva a prendere per
portarmi in galera, ora mi scorta", dice Maorou Amadou, 38 anni. Da sempre
attivista della civiltà civile nigerina, è finito in galera tre volte solo
nell'ultimo anno. Tra le accuse anche l'"attentato alla sicurezza dello
stato". In altre parole aveva esortato il popolo a ribellarsi al presidente
Tandja, che dopo dieci anni di potere stava per far scivolare il paese verso
una sorta di dittatura personale. Un colpo di stato, nel febbraio del 2010,
ha rovesciato Tandja e portato al potere una giunta militare per il tempo
necessario a creare nuovo istituzioni legittimate a governare. Tra le prime
decisioni assunte dal nuovo governo provvisorio anche quelle di ridare
maggior respiro e liberà alla stampa locale

*Somalia: giornalisti sotto continuo attacco *
In occasione della Giornata dei diritti umani dei somali, che si  c elebra
il 22 luglio, Amnesty International ha reso pubblico un documento dal titolo
‘Notizie difficili: le vite dei giornalisti in pericolo in Somalia’. Di
fronte al crescente giro di vite nei confronti del giornalismo indipendente
nel paese, Amnesty International ha chiesto alle autorità di governo e ai
gruppi armati d’opposizione di impegnarsi a rispettare la libertà di
espressione. A partire da giugno, una campagna di persecuzione e
intimidazione ha dato luogo a una serie di arresti e interrogatori di
giornalisti. Questa ondata repressiva si aggiunge alla grave e costante
minaccia da parte dei gruppi armati, che hanno assassinato dieci giornalisti
negli ultimi 18 mesi. “Ai giornalisti somali viene impedito di informare la
popolazione locale sulla violenza quotidiana che si abbatte sulle loro vite,
in un conflitto così pericoloso da impedire alla stampa internazionale di
riferirne con regolarità – ha dichiarato Michelle Kagari, vicedirettrice del
programma Africa di Amnesty International -. Le autorità somale devono
indagare sugli attacchi e sulle persecuzioni di giornalisti da parte dei
gruppi armati e di esponenti del governo e assicurare che la libertà di
espressione sia rispettata”. Il governo federale di transizione (Tfg), che
ha l’appoggio internazionale, controlla solo una piccola parte della
capitale Mogadiscio, mentre il resto del sud e del centro della Somalia è
sotto il controllo dei gruppi armati. Mentre i gruppi armati costituiscono
la maggiore minaccia mortale per i giornalisti somali, la repressione del
giornalismo indipendente da parte del Tfg è aumentata d’intensità. Il 26
giugno, Mohammed Ibrahim, corrispondente del New York Times, è fuggito dalla
Somalia dopo aver ricevuto minacce dalle forze di sicurezza del governo, in
seguito alla pubblicazione di un articolo nel quale asseriva che tra le
forze governative vi fossero bambini soldato. Il 29 giugno a Mogadiscio,
diversi giornalisti sono stati feriti da missili esplosi contro un locale in
cui si svolgeva una conferenza stampa di al-Shabab. I giornalisti locali
presenti ritengono di essere stati indirettamente presi di mira dal Tfg, che
non voleva che la conferenza stampa avesse luogo. Il 1 luglio, la polizia ha
arrestato il giornalista Mustafa Haji Abdinur e l’operatore televisivo
freelance Yusuf Jama Abdullahi perché trovati in possesso di immagini di un
loro collega, il fotogiornalista Farah Abdi Warsame, che era stato colpito
dal fuoco incrociato durante dei combattimenti a Mogadiscio. I giornalisti
sono stati interrogati e obbligati a eliminare le loro foto. Warsame ha
potuto ricevere cure mediche solo dopo essere stato interrogato. “Più che
proteggerli dal pericolo costituito dai gruppi armati come al-Shabab, le
autorità somale stanno aumentando i problemi per gli operatori
dell’informazione, aggravando la persecuzione nei loro confronti”, ha
proseguito Kagari. I gruppi armati che si oppongono al governo somalo
controllano attualmente diverse città del paese. Hanno ucciso, perseguitato
e intimidito giornalisti, chiuso stazioni radio, limitato i temi su cui gli
organi di stampa locali possono riferire e impedito frequentemente ai
giornalisti di pubblicare notizie considerate sfavorevoli nei loro
confronti. Questo rende quasi impossibile divulgare informazioni vitali
sulla situazione in Somalia. La più recente uccisione di un operatore
dell’informazione ha avuto luogo il 5 maggio, quando tre uomini armati hanno
colpito a morte il giornalista Sheik Nur Mohamed Abkey, dopo aver lasciato
la sede della radio di stato. Abkey è stato rapito vicino la sua abitazione,
nella parte meridionale di Mogadiscio, e poi assassinato con ripetuti colpi
di arma da fuoco in testa. Esponenti di al-Shabab hanno rivendicato
l’azione. Nel 2009 sono stati uccisi nove giornalisti, il più alto numero in
un anno dal 1991, quando è esploso il conflitto armato a seguito del
collasso del governo dell’ex presidente Siad Barre. Nei primi cinque mesi
del 2010, è stato ucciso un giornalista e molti altri sono stati rapiti e
perseguitati dai gruppi armati. Il governo federale di transizione è stato
sostenuto militarmente dalle truppe etiopi che sono rimaste in Somalia fino
all’inizio del 2009.

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* analisi, documenti e notizie sullo stato di
salute della libertà di stampa nel mondo *