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Venerdì 20 agosto a Campi Bisenzio è morto un operaio di 33 anni, Niang Elhadji, mentre lavorava alla posa di alcune lastre di marmo in una concessionaria d'auto. Era appena salito su una rampa, il muletto che guidava ha perso l'equilibrio e lui spaventato si è buttato giù dal mezzo. Il muletto gli è cascato addosso fracassandogli la testa. E' morto sul colpo. Il muletto che guidava Niang non aveva alcuni dispositivi di sicurezza: la cintura non era allacciata e senza quella il muletto non avrebbe dovuto nemmeno mettersi in moto e le sbarre laterali, che avrebbero dovuto proteggere il guidatore, erano state rimosse. Niang non era stato assunto con un regolare contratto di lavoro, cioè lavorava a nero, e non aveva fatto nessun corso per la movimentazione dei carrelli elevatori, altrimenti avrebbe certamente saputo che, quando un muletto sta perdendo l'equilibrio, l'unica cosa da non fare è gettarsi fuori. L'assunzione di Niang a nero e l'aver fatto guidare un muletto senza i necessari dispositivi di sicurezza ad un ragazzo privo delle necessarie competenze professionali sono tutti elementi che ci spingono a dire che la morte di Niang non è una fatalità, ma un omicidio sul lavoro. Il tranquillo paese di Campi Bisenzio, però, dopo quasi una settimana dall'accaduto, non appare minimamente sconvolto. Le forze politiche, ad esclusione di qualche nobile eccezione, tacciono, così come non dice niente quel ricco tessuto associativo che dovrebbe essere il fiore all'occhiello della nostra ridente cittadina. E quei sacerdoti che non perdono occasione per tessere le lodi delle virtù solidaristiche della comunità campigiana che fine hanno fatto? E' possibile che siano tutti in vacanza? Allora noi ci chiediamo che cosa sarebbe accaduto se un extracomunitario fosse entrato in un'abitazione di proprietà di qualche nostro amabile concittadino e ci fosse scappato il morto? Sicuramente per giorni e giorni i mass-media non avrebbero parlato di altro, le forze politiche più reazionarie, prima tra tutte la Lega Nord, si sarebbero messe alla testa di qualche ronda razzista e le nostre associazioni avrebbero promosso qualche fiaccolata in ricordo del proprio concittadino scomparso. Ma Niang non è un nostro concittadino. O perlomento la stragrande maggioranza dei campigiani pensa che Niang non sia un loro concittadino. Eppure lavorava per abbellire un salone di auto prestiogiose che qualche campigiano facoltoso avrebbe acquistato. Faceva la spesa nei nostri supermercati, telefonava alla propria famiglia in Senegal attraverso le nostre linee telefoniche e lavorava per riempire le tasche di qualche padroncino nostrano. Niang era un immigrato che come tantissimi altri immigrati sono perfettamente integrati nel tessuto sociale delle nostre città. Ma Niang non è considerato un nostro concittadino. Anzi, se a Campi Bisenzio fosse stato costruito il Cie di cui tanto si parla in questo periodo e se Niang fosse riuscito per qualche motivo a scampare al brutale omicidio di cui è stato vittima, sarebbe stato rinchiuso dentro il Cie.
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